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Efficacia e sicurezza di immunoterapici e chemioterapia nel cancro del polmone

Notizia |time pubblicato il
Efficacia e sicurezza di immunoterapici e chemioterapia nel cancro del polmone

Una metanalisi ha confrontato efficacia e sicurezza di alcuni tipi di immunoterapici, gli inibitori del PD-1 e della PD-L1, rispetto alla chemioterapia, in persone trattate in precedenza per tumore del polmone non a piccole cellule in stadio avanzato. I risultati hanno dimostrato che gli immunoterapici, somminitrati dalla seconda linea in poi, sono più sicuri e più efficaci dei chemioterapici.

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Da alcuni anni gli immune checkpoint inhibitors e, in particolare, gli inibitori del  PD-1 e della PD-L1, vengono ampiamente impiegati per la cura del cancro del polmone non a piccole cellule. Il recettore PD-1 e la PD-L1 sono posti ambedue sulla membrana di alcuni tipi di linfociti e legandosi tra di loro bloccano l’attacco di tali linfociti alle cellule tumorali. I farmaci che ne inibiscono l’azione, potenziano la difesa che i linfociti sviluppano contro i tumore. La mancanza di una valutazione statistica sistematica della efficacia degli inibitori del  PD-1 e della PD-L1, nei casi in stadio più avanzato di cancro del polmone non a piccole cellule, ha spinto Wu e colleghi a eseguire una metanalisi. Essa ha avuto, come obiettivo, la definizione dell’efficacia di tali prodotti e dell’effetto dei fattori che condizionano l’efficacia stessa e anche la verifica della loro sicurezza. Sono stati raccolti articoli su questo argomento attingendo a tutti i principali archivi di letteratura scientifica. Nella metanalisi sono state prese in considerazione 8 ricerche, che avevano incluso un totale di 4122 soggetti. I risultati hanno dimostrato che gli inibitori del PD-1 e della PD-L1 possono migliorare significativamente, rispetto alla chemioterapia, la sopravvivenza complessiva (rapporto di rischio 0.71; intervallo di confidenza al 95% 0.66-0.77; p<0.001). Si sono osservati miglioramenti significativi anche della sopravvivenza libera da progressione (rapporto di rischio 0.88; intervallo di confidenza al 95% 0.81-0.94; p=0.01) e della frequenza di risposta oggettiva (rapporto di rischio 2.03; intervallo di confidenza al 95% 1.66-2.49; p<0.001), sempre rispetto alla chemioterapia. La frequenza degli effetti indesiderati di qualsiasi gravità (rapporto di rischio 0.34; intervallo di confidenza al 95% 0.29-0.39; p<0.001) o di gravità compresa fra 3 e 5 (rapporto di rischio 0.15; intervallo di confidenza al 95% 0.10-0.23; p<0.001) è stata molto bassa con gli inibitori del PD-1 e della PD-L1 e, quindi, essi sono risultati meglio tollerati della chemioterapia. Ulteriori analisi, che hanno considerato i sottogruppi di malati con specifiche dimensioni o caratteristiche anatomopatologiche del tumore, hanno confermato che gli inibitori del PD-1 e della PD-L1 hanno migliorato in maniera significativa la sopravvivenza complessiva rispetto alla chemioterapia.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che l’immunoterapia, e in particolare il trattamento con inibitori del PD-1 e della PD-L1 è più efficace ed è meglio tollerata della chemioterapia, come seconda o terza linea di cura, nelle forme avanzate di cancro del polmone non a piccole cellule.    

Tommaso Sacco

Fonte: The efficacy and safety of PD-1/PD-L1 inhibitors versus chemotherapy in patients with previously treated advanced non-small-cell lung cancer A meta-analysis; Medicine 2021;100:12(e25145).