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Effetti collaterali delle cure per il cancro del colon e del retto: consigli per i malati

Parere degli esperti

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Effetti collaterali delle cure per il cancro del colon e del retto: consigli per i malati
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La terapia medica del carcinoma del colon-retto consiste nell’infusione di farmaci chemioterapici tradizionali con l’aggiunta, in determinati casi, di nuovi farmaci biologici definiti “a bersaglio molecolare”. La chemioterapia può causare effetti collaterali la cui entità può variare da caso a caso e in base al tipo di farmaco. I chemioterapici maggiormente impiegati nella terapia del cancro del colon-retto sono: l’oxaliplatino, l’irinotecan, il 5-fluorouracile (5-FU) e la capecitabina (questi ultimi due farmaci definiti fluoropirimidine). Invece i principali farmaci a bersaglio molecolare di comune impiego nella pratica clinica sono rappresentati da: bevacizumab, cetuximab, panitumumab, aflibercept e regorafenib.

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È importante sottolineare che molti degli effetti collaterali sono transitori, regredendo spontaneamente nei giorni successivi alla somministrazione o alla sospensione del trattamento. Spesso i pazienti accusano notevole stanchezza durante la chemioterapia. La stanchezza cronica (definita anche fatigue) è soprattutto secondaria all’insorgenza di uno stato anemico, cioè una riduzione dei livelli di emoglobina all’interno dei globuli rossi, che può persistere per un certo tempo anche dopo la conclusione del trattamento [1]. Questo stato può essere una conseguenza dei farmaci oppure una reazione dell’organismo alla malattia. È bene dosare le forze non solo sul lavoro, ma anche nella vita familiare, e riposare molto. Utile anche l’assunzione di integratori a base di ferro. La chemioterapia può ridurre il numero di cellule staminali contenute nel midollo osseo, le quali danno origine a tre diversi tipi di cellule ematiche (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine). Quando il livello dei globuli bianchi diminuisce, vi è un maggior rischio di contrarre infezioni in quanto il sistema di naturale difesa dell’organismo si indebolisce nei confronti di possibili agenti batterici. Se la temperatura corporea sale oltre 38 °C, magari associata a improvviso malessere, si consiglia di contattare immediatamente il medico curante o l’ospedale di riferimento. Se gli emocromi di controllo rilevano un basso livello dei globuli bianchi, si può intervenire tempestivamente con antibiotici, che nelle forme più gravi si somministrano per endovena, a volte anche in ospedale. La produzione di globuli bianchi può essere stimolata attraverso la somministrazione di particolari proteine definite fattori di crescita (G-CSF o GM-CSF). La somministrazione, in tempi programmati, dei fattori di crescita durante la chemioterapia consente di stimolare il midollo osseo a produrre più globuli bianchi e anche di ridurre il rischio di infezioni. In questi casi, come detto, è importante informare l’oncologo o il medico curante se la temperatura sale oltre 38 °C, in quanto potrebbe essere necessario instaurare una terapia antibiotica.

Se il livello di emoglobina nel sangue è basso, si avvertono stanchezza e sonnolenza, e talvolta anche dispnea e tachicardia. Questi sono i sintomi dell’anemia, a volte associata alla comparsa di capogiri, vertigini, dolori muscolari e articolari. Se il livello dell’emoglobina è troppo basso, si può intervenire anche mediante trasfusioni di sangue, con conseguente recupero di energie, scomparsa della stanchezza e della dispnea. Un aumento dei globuli rossi può essere ottenuto anche attraverso la stimolazione del midollo osseo con la somministrazione sottocutanea di eritropoietina. Quando il livello di piastrine è basso, possono comparire lividi ed emorragie nasali, e talvolta perdite di sangue abbondanti anche in seguito a tagli di lieve entità. In presenza di emorragia o lividi non provocati, è importante informare immediatamente il medico curante, in quanto potrebbe essere necessaria una trasfusione di piastrine per ripristinare la normale coagulazione del sangue. In tali casi è bene prestare attenzione per evitare di ferirsi. Nausea e vomito sono frequentemente associati all’assunzione di alcuni chemioterapici. Tuttavia questi sintomi possono essere controllati con facilità grazie alla disponibilità di alcuni farmaci molto efficaci, gli antiemetici [2]. A seconda del tipo di farmaci, la nausea può insorgere anche alcune ore dopo la loro somministrazione e, in casi sporadici, può protrarsi per diverso tempo. Se è frequente, spesso gli antiemetici sono somministrati per endovena o in compresse contestualmente alla seduta terapeutica. Se la nausea non è frequente, sono forniti antiemetici in compresse da prendere in caso di necessità. Anche il cortisone e suoi derivati possono ridurre o prevenire la nausea e il vomito. Alcuni pazienti accusano la nausea prima della chemioterapia (definita anticipatoria). In questi casi gli ansiolitici sono i farmaci più indicati.

È consigliabile l’assunzione di pasti leggeri alcune ore prima della seduta di trattamento e di non mangiare nulla immediatamente prima della chemioterapia. Alcuni chemioterapici possono inoltre ridurre l’appetito (anoressia) [3]. I derivati dell’ormone progesterone, in particolare il megestrolo acetato, possono aiutare a combattere l’inappetenza. Quasi tutti i chemioterapici impiegati nella cura del carcinoma del colon-retto (in particolar modo l’irinotecan e le fluoropirimidine) possono avere effetti sulle cellule che costituiscono il rivestimento dell’apparato digerente, causando diarrea per qualche giorno. Pertanto si consiglia di ridurre il consumo di fibre evitando cereali, verdura e frutta crude, di bere molto (fino a 2 litri al giorno), evitare alcol e caffè, limitare il consumo di latte e derivati, preferire cibi leggeri evitando l’assunzione di cibi grassi. Nella maggior parte dei casi si consiglia di assumere fermenti lattici. Se la diarrea persiste è opportuno consultare il medico, che potrà prescrivere farmaci appositi [4]. In casi rari i chemioterapici (o i farmaci somministrati per controllare gli effetti collaterali, come la nausea, oppure alcuni antidolorifici) possono causare stitichezza. Si consiglia pertanto, in caso di modificazioni dell’attività intestinale, di parlarne con l’oncologo, che potrà indirizzare il paziente a un medico nutrizionista. Sarebbe opportuno aumentare il consumo di fibre attraverso l’assunzione di cereali, frutta e verdura crude e in generale bere molti liquidi. Utile anche un’attività fisica moderata. I chemioterapici possono infiammare il cavo orale (stomatite) e talvolta generare delle piccole ulcere (afte) che si manifestano alcuni giorni dopo la terapia. Anche in questo caso è utile bere almeno 1,5 litri di liquidi al giorno e informare il medico curante se si nota la comparsa di ulcere, giacché potrebbe essere necessario un trattamento farmacologico per prevenire o risolvere un’eventuale infezione del cavo orale [5]. La chemioterapia può modificare il gusto degli alimenti (sintomo definito disgeusia). L’effetto è temporaneo e il senso del gusto torna normale alla conclusione del trattamento. L’alopecia (caduta dei capelli) è uno degli effetti collaterali più noti e più temuti di alcuni chemioterapici (in particolar modo l’irinotecan). Se i capelli cadono, l’entità del fenomeno dipende dal tipo di farmaco o dalla combinazione di agenti usata, dal dosaggio e dalla reazione individuale al trattamento. I capelli iniziano a cadere di solito nell’arco di alcune settimane dall’inizio del trattamento, ma in casi molto rari ciò può accadere anche dopo qualche giorno. Il fenomeno, comunque reversibile alla sospensione del trattamento, può interessare anche i peli delle ascelle, la peluria del corpo e del pube, ciglia e sopracciglia. Alcuni farmaci chemioterapici possono avere effetti sulla cute, che cambia leggermente colore e tende a disidratarsi. Si consiglia di adottare degli accorgimenti in caso di esposizione solare, proteggendo le zone esposte con creme ad alto fattore protettivo onde evitare scottature.