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Le cure per il cancro fanno grandi progressi, ma forse il Sistema Sanitario del nostro paese non se le potrà permettere

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Le cure per il cancro fanno grandi progressi, ma forse il Sistema Sanitario del nostro paese non se le potrà permettere

Un articolo pubblicato sul sito quotidianosanità.it contribuisce alla discussione, ormai da tempo in atto, circa l’adeguatezza del Sistema Sanitario Nazionale Italiano a seguire i progressi che si acquisiscono nelle cure delle malattie più gravi. Uno studio eseguito in un’università italiana dimostra che l’immunoterapia per i tumori offre vantaggi indubbi, ma ha dei costi che potrebbero non essere alla portata del sistema di assistenza sanitaria del nostro Paese.

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Il cancro era, fino ad alcuni decenni fa, una malattia quasi sempre incurabile, ma da allora la ricerca scientifica ha fatto enormi progressi, tanto da rendere guaribili alcune forme di tumori e curabili molte altre. Guarire una persona affetta da una neoplasia maligna vuol dire salvarle la vita e curare un cancro, prolungando la sopravvivenza, e mantenendo una buona qualità di vita, significa comunque modificare profondamente l’esistenza di quell’individuo, dei suoi cari e dell’ambiente sociale in cui queste persone vivono. Per arrivare a questi risultati, migliaia di ricercatori e di scienziati in tutto il mondo hanno profuso grandi sforzi e istituzioni nazionali e internazionali, alcuni governi particolarmente illuminati e le industrie farmaceutiche del settore hanno investito grandi somme di danaro. Gli strumenti di cura messi a punto grazie a tutto questo impegno sono consistiti in farmaci a bersaglio molecolare, molecole immunoterapiche e varie terapie non farmacologiche. Molti di questi approcci hanno costi elevati o molto elevati e ciò fa sì che in Paesi come l’Italia che hanno in rosso sia il bilancio generale, che in particolare quello dell’assistenza sanitaria, si propone una variabile in base alla quale giudicare l’introduzione delle nuove cure potenti e costose: la sostenibilità. Il termine è di moda, perché viene usato anche a proposito dei rapporti fra attività umane quotidiane e ambiente, ma riferendosi alle terapie moderne significa semplicemente: il Sistema Sanitario Nazionale si può permettere di metterle a disposizione dei cittadini o no? Essendo argomenti complessi, che possono tenere in considerazione tanti fattori diversi, suscitano pareri a volte antitetici. Sempre più spesso si leggono contributi che tendono a minimizzare i vantaggi clinici di certe terapie oncologiche innovative, rispetto alla spesa che esse comportano. La fornitura ai malati di alcuni trattamenti viene messa in dubbio, spiegando che in media essi prolungano la sopravvivenza di sei mesi o pochi anni, ma raramente si approfondisce la valutazione analizzando il valore che quei sei mesi o quei pochi anni di vita in più hanno per il malato o per i suoi cari. Nel caso dello studio citato dal sito quotidianosanità.it, eseguito dal Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA), i risultati non mettono in dubbio i vantaggi forniti dalle immunoterapie oncologiche in termini di prolungamento della sopravvivenza e benessere relativo con il quale il malato vive gli anni o i mesi in più. Ciò che si mette in discussione è, appunto, la sostenibilità per il bilancio del Sistema Sanitario Nazionale della fornitura di queste cure innovative a tutte le persone affette da cancro che se ne potrebbero giovare. Nell’articolo, con una terminologia comprensibile solo agli addetti ai lavori e citando variabili tecniche, si analizza il problema, ma non si giunge a una conclusione.                     

In attesa che gli esperti le soluzioni le trovino, è il caso di esprimere una speranza. Quando la soluzione verrà trovata, che sia spiegata con chiarezza perché, se i malati di cancro, e di altre malattie gravi, e i loro cari non avranno il diritto di ricevere la cura migliore per motivi di “sostenibilità”, che almeno abbiano diritto di sapere il perché.

Tommaso Sacco

Fonte: Quotidiano Sanità