Consumo di latte e rischio di cancro

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Consumo di latte e rischio di cancro

Un gruppo di esperti svedesi ha valutato la relazione fra consumo di latte, genetica e rischio di sviluppare varie neoplasie, fra le quali il cancro del colon-retto. I risultati hanno dimostrato che il consumo di latte ha un effetto protettivo rispetto alla comparsa del cancro del colon-retto.

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Nell’introduzione del loro articolo Larsson e colleghi hanno ricordato che varie ricerche osservazionali hanno indicato che al consumo di latte si associa una riduzione di rischio di cancro del colon-retto e che è stata formulata l’ipotesi che questo beneficio sia mediato dall’apporto di calcio dovuto all’introduzione dell’alimento. Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro e l’Istituto Americano per la Ricerca sul Cancro hanno valutato i dati disponibili sull’argomento e hanno concluso che assumere latte e latticini o introdurre supplementi nutrizionali contenenti calcio riduce il rischio di sviluppo di cancro del colon-retto. Ci sono evidenze contraddittorie circa eventuali vantaggi dell’assunzione del latte rispetto al rischio di presentare tumori della vescica o della mammella, mentre si è osservata una relazione positiva per quello della prostata. D’altra parte, gli autori hanno segnalato che gli studi osservazionali sono soggetti a limiti metodologici e difficilmente evitano l’effetto sui loro risultati di fattori confondenti. Lo zucchero presente nel latte, cioè il lattosio, viene digerito nell’intestino da un enzima, denominato lattasi, che è codificato da un gene chiamato LCT. Una variante del gene LCT si associa alla persistenza dell’enzima lattasi nell’età adulta. Le persone che hanno questa variante non hanno problemi a digerire il latte. Ricerche dedicate hanno dimostrato che chi ha la variante del gene LCT, e, mantiene l’attività della lattasi in età adulta, consuma mediamente maggiori quantità di latte. Larsson e colleghi sono partiti da queste evidenze per verificare se c’era un’associazione fra l’elevato consumo di latte associato alle varianti del gene LCT, denominate rs4988325 o rs182549, che determinano il funzionamento della lattasi in età adulta, e il rischio di sviluppare diversi tipi di tumore. I dati relativi ai casi di cancro sono stati ricavati dalla Biobanca Britannica (367.643 maschi e femmine), dal Consorzio FinnGen (135.638 maschi e femmine), dal Consorzio dell’Associazione per il Tumore della Mammella (228.951 femmine) e dal Gruppo dell’Associazione del Cancro della Prostata del Consorzio per la Ricerca sulle Relazioni fra Cancro e Alterazioni del Genoma (140.253 maschi). I risultati hanno indicato che i soggetti con il consumo di latte confermato dalla variante genetica sopra descritta hanno un rischio ridotto di presentare cancro del colon-retto. Il rapporto di probabilità associato a ogni allele che aumenta l’assunzione di latte è stato di 0.95 (intervallo di confidenza al 95% 0.91-0.99) con una significatività statistica di p=0.009. Non si è rilevata alcuna relazione fra le stesse caratteristiche genetiche indicative del consumo di latte e il rischio di sviluppare tumori della vescica (rapporto di probabilità 0.99; intervallo di confidenza al 95% 0.94-1.05; p=0.836), della mammella (rapporto di probabilità 1.01; intervallo di confidenza al 95% 1.00-1.02; p=0.113) e della prostata (rapporto di probabilità 1.01; intervallo di confidenza al 95% 0.99-1.02; p=0.389). Solo per quanto riguarda i dati del Consorzio FinnGen si è osservata un’associazione positiva per il cancro della prostata (rapporto di probabilità 1.07; intervallo di confidenza al 95% 1.01-1.13; p=0.026), vale a dire che, solo in questa popolazione di soggetti, al consumo di latte si è associato un aumento e non una diminuzione del rischio di comparsa di tale tumore. A proposito di questo specifico riscontro, gli Autori hanno precisato che i Finlandesi hanno un consumo di latte fra i più alti nel mondo e che, quindi, la relazione osservata nella casistica del Consorzio FinnGen consisterebbe in una sorta di effetto paradosso.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che i risultati del loro studio hanno confermato l’effetto protettivo del consumo di latte nei confronti dello sviluppo del cancro del colon-retto, mentre le evidenze sono mancate o sono state meno chiare circa la relazione con le altre neoplasie considerate.        

Quali indicazioni pratiche si possono trarre dai risultati di questo studio? Riguardo all’associazione fra alimentazione e cancro si leggono tante informazioni, non sempre adeguatamente documentate e a volte costruite ad arte per orientare le preferenze dei consumatori. Questo studio ha usato un metodo molto rigoroso e, infatti, i suoi risultati sono stati pubblicati su una rivista prestigiosa. Nell’articolo gli autori spiegano che hanno fatto il possibile per evitare che fattori confondenti ne condizionassero gli esiti. Si potrebbe obiettare che i dati di partenza di questa analisi riguardano in particolare abitanti del Nord Europa, ma è vero anche che l’effetto protettivo del latte nei confronti del cancro del colon-retto era stato evidenziato anche in altre ricerche in precedenza. Autori Spagnoli avevano rilevato tale effetto protettivo, più evidente per il latte intero, che per quello a basso contenuto di grassi. Una conclusione pratica che si può trarre è quindi che il latte, come altri alimenti, può contribuire a prevenire il cancro del colon retto e che andrebbe eliminato dalla dieta solo in presenza di motivazioni mediche importanti, come ad esempio la presenza di un’intolleranza confermata da esami specifici, e non perché è “di moda” farlo.

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