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Congresso dell’AIOM: un simposio dedicato al carcinoma a cellule di Merkel

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Congresso dell’AIOM: un simposio dedicato al carcinoma a cellule di Merkel

Un simposio del congresso dell’Associazione Italiana dei Medici Oncologi (AIOM) è stato dedicato al carcinoma a cellule di Merkel. Nonostante si tratti di un tumore raro, sta attirando l’attenzione degli specialisti per i progressi acquisiti di recente nella sua cura.

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Nicola Fazio, Direttore del programma dedicato ai Tumori dell'Apparato Digerente e Neuroendocrini dell’Istituto Europeo dei tumori (IEO) di Milano, nell’introdurre il simposio ha definito “subdolo” il carcinoma a cellule di Merkel. Infatti, è vero sì che il suo aspetto tipico è stato definito, si presenta come un nodulo situato sulla pelle di consistenza dura, di colore rosso-violaceo, non doloroso, ma è altrettanto vero che le sue caratteristiche non sono così specifiche da allarmare tempestivamente malato e medico e da indirizzare con certezza la diagnosi. A confermare la difficoltà nell’identificarlo, c’è l’elevata percentuale di casi in fase avanzata al momento della prima diagnosi: 27-47% allo stadio III o IV. Questo problema, a sua volta, si ripercuote sui risultati dei trattamenti, con una sopravvivenza a 5 anni che va dal 64% per i casi diagnosticati e curati nella forma localizzata al 18% per quelli individuati e curati dopo che hanno già provocato metastasi. Pur essendo una neoplasia rara, la frequenza del carcinoma a cellule di Merkel è aumentata di tre volte negli ultimi 15 anni e attualmente si attesta, in Italia, sul valore di 2.3 casi su 100.000 persone. Tale aumento di per sé potrebbe costituire un fattore che favorisce un maggiore riconoscimento, vedendone più casi gli specialisti dovrebbero diventare più esperti nel diagnosticarlo, ma sarebbe opportuna una maggiore diffusione della conoscenza di questo tumore. Un fattore di allarme che dovrebbe suscitare il dubbio diagnostico è l’età, visto che 83% dei nuovi casi riscontrati in Italia riguarda soggetti di più di 65 anni. Altre caratteristiche delle persone a maggiore rischio di sviluppare il carcinoma a cellule di Merkel sono: una ridotta efficienza del sistema immunitario, per malattie o per cure ricevute, e un’intensa pregressa esposizione ai raggi del sole. Un ulteriore fattore, che si associa allo sviluppo del tumore e sembra influenzi anche il suo andamento, e la risposta alle cure è la presenza di anticorpi diretti verso alcuni ceppi di un virus denominato Polyomavirus. Fino all’introduzione dei trattamenti più recenti metà dei casi di questa neoplasia poteva essere guarita con successo con la chemioterapia associata o meno all’asportazione chirurgica della lesione, ma l’altra metà sviluppava rapidamente recidive con metastasi e il decesso sopravveniva nel giro di 1 o 2 anni. Paolo Ascierto, Dirigente Medico presso l’Istituto dei Tumori di Napoli, ha approfondito il tema della cura del carcinoma a cellule di Merkel, spiegando che l’avelumab è il primo farmaco ad essere stato registrato in questa indicazione negli Stati Uniti, dall’EMA e anche in Italia dall’AIFA. Esso agisce legandosi a una molecola denominata PD-L1 e in questo modo impedisce che essa interagisca con dei recettori, chiamati recettori PD-1 e B7.1, che sono situati sulla membrana dei linfociti T e sulle cellule che presentano l’antigene. Grazie a tale meccanismo, l’avelumab impedisce che il PD-L1 inibisca la risposta dei linfociti T del tipo CD8+, che sono in grado di distruggere le cellule del tumore. L’avelumab è, quindi un farmaco immunoterapico. I dati presentati da Paolo Ascierto hanno dimostrato che questo nuovo trattamento ha rivoluzionato la prognosi dei malati dando alle persone con carcinoma a cellule di Merkel delle prospettive di sopravvivenza impossibili da raggiungere con le cure precedentemente disponibili, con un buon livello di sicurezza della terapia. Le ricerche su questo prodotto sono ancora in corso e, secondo il relatore, si prevede che possano fornire altri risultati importanti.

Tommaso Sacco