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Chemioterapia nel cancro dell’ovaio

Parere degli esperti

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Chemioterapia nel cancro dell’ovaio
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Il trattamento del cancro dell’ovaio è quando possibile chirurgico. La possibilità di intervenire chirurgicamente è legata allo stadio della malattia e alla sua diffusione. Il cancro dell’ovaio tende a diffondere nella cavità addominale generando impianti di malattia che si depositano sugli organi circostanti. È nella maggior parte dei casi una diffusione locale.

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Se la malattia è localizzata può essere operata. Uno degli obiettivi della chirurgia nelle malattie avanzate è quello di ottenere una riduzione della “quantità” di malattia presente. Normalmente, tranne che in stadi molto iniziali, alla chirurgia segue un trattamento di chemioterapia.

La chemioterapia può avere diverse finalità. Se il cancro è stato asportato radicalmente con la chirurgia, la chemioterapia ha una finalità di tipo adiuvante, ovvero ha il compito di ridurre il rischio che la malattia si ripresenti localmente e/o a distanza. Se non è stato possibile asportare in maniera completa o quasi completa la neoplasia, la chemioterapia ha il compito di aumentare l’intervallo di tempo necessario a che la malattia possa progredire.

Nelle fasi più avanzate di malattia può non essere possibile eseguire il trattamento chirurgico al momento della diagnosi. In questo caso la chemioterapia, se la malattia risponde al trattamento, ha il compito di ridurre la massa tumorale presente rendendo possibile l’intervento chirurgico.

Nel corso degli ultimi anni il trattamento di chemioterapia si è modificato poco. Attualmente il regime di chemioterapia standard prevede l’associazione di due farmaci: carboplatino e paclitaxel.

Il trattamento viene praticato ogni 3 settimane, per complessive sei somministrazioni endovena, in genere in day hospital.

Attualmente negli stadi più avanzati di malattia è possibile associare a questo schema di terapia un farmaco anti-angiogenico, cioè un farmaco che combatte la formazione da parte della neoplasia di un suo albero vascolare. Questo farmaco prosegue oltre le sei somministrazioni, fino a un massimo di 15 mesi di trattamento.

Uno dei fattori prognostici più importanti per valutare il trattamento nelle fasi avanzate è la sensibilità al platino. Un cancro dell’ovaio che ricade a un anno e più dalla fine della chemioterapia viene considerato pienamente platino-sensibile e per queste pazienti c’è la possibilità di ripetere il trattamento con buone probabilità di risposte.

Se le pazienti presentano mutazione dei geni BRCA 1 e/o 2 è possibile associare come trattamento di mantenimento un nuovo farmaco biologico attualmente disponibile appartenente alla classe di farmaci chiamati PARP-inibitori.

Passi in avanti si stanno facendo per sviluppare nuovi farmaci in modo da garantire il miglior trattamento possibile.

Roberto Fiorentino - Divisione di Oncologia, A.O.R.N. Cardarelli, Napoli