Che cos’è l’immunoterapia

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Che cos’è l’immunoterapia

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


In oncologia lo sforzo maggiore dal punto di vista terapeutico è cercare di offrire il miglior trattamento possibile come efficacia, senza trascurare la tossicità e quindi la qualità di vita dei nostri pazienti.

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Nella malattia oncologica avanzata purtroppo la maggior parte dei trattamenti ha lo scopo di migliorare la sopravvivenza senza avere come obiettivo la guarigione. Ci si cura ma non si guarisce. Si cerca quindi di ottenere una sorta di cronicizzazione della malattia, si convive con la neoplasia come si può convivere con altre patologie croniche come il diabete, l’insufficienza cardiaca ecc.

La chemioterapia rappresenta ancora oggi uno dei trattamenti a disposizione per curare i tumori. Negli ultimi anni si è però sentito parlare sempre di più di immunoterapia. L’immunoterapia è oggi, anche se non per tutte le patologie tumorali, un’arma in più nell’arsenale dell’oncologo per combattere il cancro.

L’immunoterapia si affianca alla chemioterapia e in alcuni casi può costituire il trattamento cardine nella strategia terapeutica contro il cancro. Ovviamente ci sono differenze sostanziali nel meccanismo di azione rispetto alla chemioterapia. Cercando di semplificare il discorso, si può dire che i chemioterapici sono fondamentalmente dei farmaci antiproliferativi. La loro azione si manifesta con un danno sulla cellula che prolifera e poiché è noto che le cellule che proliferano di più sono le cellule tumorali questo spiega perché il danno maggiore dovrebbe essere sul tumore. Questo meccanismo di azione spiega anche la tossicità dei chemioterapici che non discriminano tra cellule dei tessuti normali e cellule tumorali: agiscono sulle cellule che proliferano, ma anche le cellule del sangue, le cellule degli annessi cutanei, le cellule delle mucose sono cellule che fisiologicamente hanno un ritmo di proliferazione elevato seppur più basso rispetto a quello delle cellule tumorali e quindi è spiegato perché in corso di chemioterapia si possa avere abbassamento dei valori dei globuli bianchi, rossi e piastrine, nausea, vomito, alopecia e cosi via.

Il meccanismo d’azione dell’immunoterapia è diverso. Può essere definita una terapia bersaglio dove il bersaglio è rappresentato dal sistema immunitario. L’azione del farmaco è quella di fare in modo che il sistema immunitario del paziente possa riconoscere le cellule tumorali per attaccarle e distruggerle. Per fare ciò si lega a particolari recettori che sono espressi sia sulle cellule tumorali sia sulle cellule del sistema immunitario e che danno un segnale inibitorio sul sistema immunitario.

Le cellule tumorali per continuare a fare danni e a crescere indisturbate fanno in modo di mandare un segnale di inibizione al sistema immunitario del paziente. Ecco, l’immunoterapia annulla questo segnale di inibizione e fa in modo di scatenare la risposta immunologica contro il tumore.

È stato anche verificato che in alcuni casi alla sospensione dell’immunoterapia la risposta nei confronti della malattia possa continuare nel tempo.  Questo meccanismo di azione spiega la tossicità dell’immunoterapia. La tossicità è dovuta a un’azione fuori controllo del sistema immunitario che può attaccare qualsiasi tessuto del corpo. Come capita nelle reazioni allergiche quando il sistema immunitario reagisce in maniera spropositata a un agente estraneo.

Sicuramente però l’immunoterapia può essere definita comunque un trattamento meglio tollerato rispetto alla chemioterapia, con effetti collaterali meno frequenti.

Oggi l’immunoterapia affianca la chemioterapia e per alcune patologie tumorali costituisce il trattamento cardine. Sicuramente l’oncologo in base al tipo di patologia potrà scegliere il miglior trattamento fattibile.

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