Il carcinoma squamoso della cute

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Il carcinoma squamoso della cute

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il carcinoma squamoso della cute (SCC, Squamous Cell Carcinoma) è il secondo tumore della cute dopo il basalioma e rappresenta circa il 20-25% dei tumori cutanei. Si tratta di un tumore maligno infiltrativo a rapida crescita caratterizzato da elevata proliferazione cellulare e irregolarità morfologiche. Origina dalle cellule squamose che costituiscono gran parte degli strati più superficiali della pelle. Può insorgere in qualsiasi zona del corpo, comprese le mucose e i genitali, ma è più comune nelle aree più frequentemente esposte al sole, come orecchie, labbra, viso, cuoio capelluto di persone calve, collo, mani, braccia e gambe. Non solo l’esposizione intensa ai raggi ultravioletti (UV) durante il periodo estivo, ma anche l’esposizione quotidiana contribuiscono al danno cumulativo che può portare allo sviluppo di un SCC. Le persone con pelle e capelli chiari e occhi azzurri, verdi o grigi presentano un più alto rischio di sviluppare SCC, ma il rischio è comunque alto per chiunque abbia nel suo passato episodi di significativa esposizione al sole. Particolarmente a rischio sono anche coloro che per lavoro o tempo libero trascorrono molte ore all’aria aperta. Chiunque abbia avuto un carcinoma basocellulare ha maggiore probabilità di sviluppare un SCC, così come chi abbia un difetto ereditario che comporti una maggiore sensibilità al danno da UV quale lo xeroderma pigmentoso. Oltre all’esposizione ai raggi solari, altri fattori di rischio sono l’utilizzo di lampade abbronzanti (rischio 2,5 volte maggiore), la presenza di gravi danni cutanei quali ustioni, cicatrici, ulcere, ferite dovute a esposizione ad agenti chimici e raggi X, infezioni croniche, infiammazioni cutanee e condizioni di immunodeficienza. Occasionalmente, il carcinoma spinocellulare compare su quella che sembrerebbe essere una cute sana e intatta. Il carcinoma squamoso della cute è due volte più frequente negli uomini rispetto alle donne; diventa più frequente con l’aumentare dell’età, anche se, recentemente, sono aumentati i casi di diagnosi in pazienti più giovani.

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Si distinguono diverse varietà cliniche: nodulo-ulcerativo, vegetante, superficiale e a sede cutaneo-mucosa (lesioni che insorgono al passaggio cute-mucosa).

Più del 95% dei soggetti con SCC viene curato in modo radicale con trattamento chirurgico, seguito o meno da una radioterapia. I possibili interventi comprendono: chirurgia micrografica di Mohs, chirurgia escissionale classica, elettrochirurgia e criochirurgia. Il restante 5% dei pazienti è affetto da una patologia avanzata incurabile, definita come malattia metastatica o localmente avanzata. Questa minoranza di casi è potenzialmente candidabile a terapia medica palliativa ma, prima dell’era dell’immunoterapia, nessun farmaco si era rivelato efficace per questi pazienti. Numerose evidenze suggeriscono un potenziale ruolo dell’immunoterapia in questo setting di trattamento. A causa della mutagenesi mediata dai raggi ultravioletti, il carcinoma squamoso della cute è tipicamente caratterizzato da un alto carico mutazionale, caratteristica associata all’efficacia del trattamento con immunoterapia, come dimostrato da vari studi. Inoltre, il forte legame tra immunosoppressione e rischio di insorgenza di SCC indica un ruolo fondamentale del sistema immunitario nel controllo dell’insorgenza di questo tipo di neoplasia. Importanti risultati di letteratura hanno portato all’approvazione di cemiplimab (inibitore del PD-1) per i pazienti con SCC avanzato da parte degli enti regolatori internazionali. L’approvazione si è basata in gran parte sui risultati positivi dello studio di fase II EMPOWER-CSCC. In Italia il farmaco è entrato nell’uso terapeutico a giugno del 2020.

Cemiplimab al dosaggio di 350 mg somministrato endovena ogni 21 gg ha dimostrato buone risposte cliniche con regressione di malattia a fronte di una tossicità controllata. I più comuni effetti collaterali sono stanchezza, eritema, prurito e diarrea. La maggior parte degli eventi avversi immuno-correlati è clinicamente gestibile con una terapia appropriata o con l’interruzione di cemiplimab.

Nel complesso, cemiplimab ha un effetto duraturo e clinicamente significativo e un profilo di tollerabilità e sicurezza accettabile. Come primo trattamento approvato per questa indicazione, cemiplimab rappresenta un importante progresso terapeutico per i pazienti con SCC avanzato. Alcuni trial clinici sono attualmente in corso per valutare nuovi possibili farmaci nel trattamento del SCC.

Bibliografia di riferimento

  • Ahmed SR, Petersen E, Patel R, Migden MR. Cemiplimab-rwlc as first and only treatment for advanced cutaneous squamous cell carcinoma. Expert Rev Clin Pharmacol 2019 Oct;12(10):947-51.
  • Lee A, Duggan S, Deeks ED. Cemiplimab: A Review in Advanced Cutaneous Squamous Cell Carcinoma. Drugs 2020 Jun;80(8):813-19.
  • Migden MR, Rischin D, Schmults CD, et al. PD-1 Blockade with Cemiplimab in Advanced Cutaneous Squamous-Cell Carcinoma. N Engl J Med 2018;379(4):341-51.

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