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Aggiornamento sul trattamento farmacologico del cancro del colon e del retto

Parere degli esperti

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Aggiornamento sul trattamento farmacologico del cancro del colon e del retto
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

I tumori del grosso intestino (colon e retto) rappresentano una delle principali cause di morte per tumori nel mondo: in Italia l’incidenza è di circa 40.000 nuovi casi anno e la mortalità è di circa 18.000 casi. Nonostante l’intervento chirurgico sia curativo nel 70-80% dei casi, la metà dei pazienti operati sviluppa lesioni metastatiche responsabili del decesso del paziente. Ne consegue che il trattamento chemioterapico di questo tumore debba svolgere un ruolo fondamentale anche in fase avanzata, con l’obiettivo di una riduzione del carico tumorale, un migliore controllo dei sintomi e soprattutto un significativo beneficio in termini di sopravvivenza, se non di guarigione definitiva. Fino alla fine degli anni ’90 il 5-fluorouracile (5-FU) rappresentava l’unico farmaco approvato per il trattamento di questa malattia in fase avanzata, con minimi vantaggi in termini di miglioramento della qualità di vita del paziente e di sopravvivenza. A cavallo del nuovo millennio sono stati introdotti nuovi chemioterapici (in primis oxaliplatino e irinotecan) che, insieme al 5-FU, hanno migliorato significativamente i risultati, rimanendo tuttavia sempre nell’ambito di pochi mesi di vantaggio di sopravvivenza rispetto al solo 5-FU.

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Il reale punto di svolta in questa importantissima patologia si è avuto nell’ultimo decennio con l’avvento di quella che complessivamente viene definita come terapia molecolare, o terapia biologica, o terapia target. Si tratta di un nuovo approccio alla terapia dei tumori, basato non più sul blocco della proliferazione cellulare indistinta (cellule sane e cellule malate) come avveniva con la classica chemioterapia (con tutta la tossicità che questo approccio comportava, in termini di nausea, vomito, alopecia ecc.), ma sul blocco di uno specifico difetto genetico che si è scoperto essere alla base della crescita dei tumori. Per quanto riguarda i tumori del colon retto, i geni maggiormente coinvolti nella crescita del tumore sono rappresentati dal gene EGFR (epidermal growth factor receptor) e dal gene VEGF (vascular endothelial growth factor). Si tratta di informazioni genetiche che sono iper-espresse nei tumori e che sono responsabili della rapida crescita del tumore (per quanto riguarda EGFR) e della sua vascolarizzazione e ossigenazione (per quanto riguarda VEGF). Aver individuato questi geni come punti cruciali nella crescita tumorale li ha resi ovviamente “target” ideali per la battaglia contro i tumori colo-rettali. Come terapia molecolare anti-EGFR oggi sono disponibili due farmaci ad elevata e specifica attività: cetuximab e panitumumab [1]. Allo stesso modo, come terapia anti-VEGF sono oggi disponibili due terapie specifiche rappresentate da bevacizumab e aflibercept. L’aggiunta, variamente combinata, di questi farmaci biologici alla tradizionale chemioterapia (che non è stata abbandonata, ma solo affiancata!) ha stratosfericamente migliorato i cosiddetti outcome clinici, ovvero i risultati che oggi riusciamo a ottenere in questa difficile patologia, in termini di controllo della malattia, di qualità della vita e soprattutto di sopravvivenza. Agli inizi degli anni Duemila, la sopravvivenza mediana dei pazienti affetti da carcinoma del colon-retto al quarto stadio (quindi metastatico) si attestava a 12 mesi: con l’aggiunta dei farmaci biologici succitati questa mediana di sopravvivenza si è più che triplicata, raggiungendo ormai quasi 40 mesi! [2] Inoltre, è fortemente cresciuta anche la percentuale di pazienti metastatici che, grazie proprio all’articolato utilizzo di chemioterapia, farmaci biologici e chirurgia delle metastasi, riesce ad ottenere anche la guarigione definitiva; siamo purtroppo ancora a percentuali basse, intorno al 10%, ma la strada sembra quella giusta, e i risultati molto incoraggianti.

Il rovescio della medaglia, nel caso dei farmaci biologici, è rappresentato non tanto dalle tossicità legate a questi farmaci – che ci sono, sono diverse da quelle della chemioterapia ma sono in genere facilmente gestibili – quanto piuttosto dalla sostenibilità economica delle cure nel loro complesso [3]. L’impatto economico di tali cure, infatti, è lievitato enormemente con l’aggiunta dei farmaci biologici alla chemioterapia tradizionale, ma al di là di questo aspetto più politico del problema, rimane indubbio il grande progresso ottenuto con l’avvento dei farmaci target, che hanno consentito non solo uno squarcio di luce fondamentale nella comprensione dei meccanismi che stanno alla base del tumore, ma quanto e soprattutto hanno aperto un nuovo capitolo terapeutico che ha già cominciato a dare importanti risultati nella lotta a questa importante malattia.

Prof. Michele De Tursi - Ricercatore Cattedra di Oncologia, Università G. D’Annunzio, Chieti

Bibliografia

  1. Gasparini G, Buttitta F, D'Andrea MR, et al. Optimizing single agent panitumumab therapy in pre-treated advanced colorectal cancer. Neoplasia 2014;16(9):751-6.
  2. Moriarity A, O'Sullivan J, Kennedy J, et al. Current targeted therapies in the treatment of advancedcolorectal cancer: a review. Ther Adv Med Oncol 2016;8(4):276-93.
  3. Cherny N, Sullivan R, Torode J, et al. ESMO European Consortium Study on the availability, out-of-pocket costs and accessibility of antineoplastic medicines in Europe. Ann Oncol 2016;27(8):1423-43.