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Aggiornamenti sul trattamento farmacologico del cancro del polmone

Parere degli esperti

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Aggiornamenti sul trattamento farmacologico del cancro del polmone
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Nell’ultimo decennio una mole enorme di nuove conoscenze è emersa circa i meccanismi di crescita dei tumori polmonari, e in modo particolare di quelle forme cosiddette non a piccole cellule che rappresentano l’80% di tutti i tumori polmonari. In particolare, si è scoperto che alcuni geni delle cellule polmonari, soprattutto quelli della famiglia cosiddetta EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor), presentano specifiche mutazioni che conferiscono alla cellula una spiccata capacità proliferativa e metastatizzante. Queste nuove informazioni di biologia tumorale hanno portato, nel volgere di pochissimi anni, allo sviluppo e alla messa in commercio di diversi farmaci mirati verso questi target mutati (si parla infatti di targeted therapy), che hanno enormemente migliorato le possibilità di cura di questa importante e terribile patologia. Si tratta di farmaci, come cetuximab, erlotinib, gefitinib ecc., che agiscono direttamente sulla mutazione di EGFR, bloccandone l’azione di stimolo alla proliferazione cellulare. Una modalità innovativa e rivoluzionaria di curare i tumori, perché per la prima volta non si agisce in maniera indistinta su tutte le cellule in proliferazione (come avviene con la classica chemioterapia), ma si va ad agire solo su quelle cellule tumorali che esprimono quella specifica mutazione genetica. Questo si traduce non solo in un netto miglioramento dei risultati di cura, ma anche in un migliore profilo di tollerabilità della terapia stessa. Vengono a mancare i classici effetti collaterali della chemioterapia (nausea, vomito, alopecia ecc.), anche se ne compaiono altri più specifici e finora sconosciuti (tossicità cutanea, endocrinologica, vascolare ecc.); in ogni caso il risultato finale è sicuramente quello di una migliore qualità di vita per i pazienti, che vivono più a lungo e in migliori condizioni.

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L’affacciarsi di questi nuovi farmaci nel panorama terapeutico del carcinoma polmonare, tuttavia, pur migliorandone notevolmente le possibilità di cura, non ha ovviamente risolto tutte le problematiche connesse a questa malattia così impattante, sia sul piano clinico sia su quello sociale. Innanzitutto queste possibilità di cura sono mirate solo a una piccola percentuale di pazienti, ovvero a quell’8-10% che presenta le specifiche mutazioni genetiche sopra menzionate: ciò rende urgente ampliare quanto più possibile l’orizzonte di queste mutazioni genetiche, in modo da offrire possibilità di cura a un numero sempre più ampio di pazienti. È probabile che in un futuro non molto lontano per ogni forma tumorale sarà disponibile una sorta di carta d’identità della malattia, nella quale saranno riportate tutte le specifiche mutazioni in essa presenti. In secondo luogo, anche nei pazienti mutati, questi farmaci riescono a bloccare la proliferazione tumorale per un certo periodo, ma nel tempo (mediamente 12-18 mesi) le cellule tumorali riescono ad acquisire nuove capacità di crescita legate a meccanismi di resistenza alla terapia. In altre parole, le targeted therapy riescono a bloccare un’importante via di proliferazione della cellula tumorale, ma con il tempo la stessa cellula riesce a trovare vie alternative di crescita, in gran parte ancora sconosciute ai tanti ricercatori impegnati in questa patologia. Questo ha permesso finora di migliorare le sopravvivenze dei pazienti interessati, ma non di farli guarire definitivamente. Infine, un altro problema legato a questi farmaci, apparentemente secondario ma nella realtà quotidiana molto limitante, è legato all’elevato costo di queste nuove molecole: anni di ricerca biologica e di sperimentazioni cliniche fanno lievitare enormemente i costi delle nuove terapie, con un devastante impatto sui bilanci delle Aziende Sanitarie di tutta Italia a cui presto bisognerà trovare soluzione. Al netto di queste problematiche, però, rimane il progresso enorme che si è compiuto nel giro di pochissimi anni, progresso di conoscenza biologica e di armamentario terapeutico che apre alla speranza per una cura definitiva di questa importante piaga sociale.

Dott.ssa Consiglia Carella - Clinica Oncologica, Policlinico SS. Annunziata, Chieti