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Programmi di screening, prevenzione e diagnosi precoce nel tumore del colon-retto

Programmi di screening, prevenzione e diagnosi precoce nel tumore del colon-retto

Lo screening (dall'inglese to screen: vagliare, selezionare) è un’indagine diagnostica che viene proposta a tutte le persone considerate a rischio di sviluppare una determinata malattia, ma che non ne hanno ancora manifestato alcun sintomo. Lo scopo è quello di identificare le malattie in una fase precoce, quando sono poco estese e poco gravi, permettendo così di iniziare prima approfondimenti diagnostici e, eventualmente, approcci terapeutici efficaci. Nel caso dei tumori, come di altre malattie, questa tempestività permette, spesso, di individuarne i precursori, nello specifico di scoprire lesioni precancerose, eliminandole ed evitando che il tumore si formi. Qualora invece lo screening rilevi una neoplasia già presente, il più delle volte essa è in una fase molto precoce di sviluppo e, quindi, le cure hanno una maggiore probabilità di ottenere una guarigione completa. I criteri generali sui quali si basa qualsiasi screening sono:

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  • che sia in grado di individuare una malattia guaribile o il cui decorso possa comunque essere influenzato in maniera positiva dalla diagnosi precoce;
  • deve utilizzare un esame che sia sicuro ed accettabile anche da chi non ha sintomi o malattie, con pochi rischi ed effetti collaterali;
  • i risultati che produce devono essere attendibili e di comprovato valore scientifico;
  • deve avere un adeguato rapporto costo-efficacia per la sanità pubblica, visto che è offerto gratuitamente a un’utenza ampia;
  • va effettuato a intervalli regolari per tutto l’arco di tempo in cui la malattia ha maggiori probabilità di svilupparsi e in cui si ritiene che individuarla prima si traduca in un vantaggio per quella popolazione specifica.

L'indicatore finale di efficacia di un determinato screening è la diminuzione di mortalità dovuta alla malattia.

In particolare per quanto riguarda i programmi di screening per il cancro del colon-retto, essi si basano sulle conoscenze acquisite relativamente ai tempi e ai modi di sviluppo di questo tumore e hanno, fra gli altri obiettivi, quello di individuare la presenza di polipi. Come spiegato nella scheda dedicata, la maggior parte dei tumori del colon-retto deriva dalla trasformazione maligna dei polipi. I polipi possono provocare micro-sanguinamenti, rilevabili con l’esame del sangue occulto fecale, e sono facilmente individuati tramite tecniche endoscopiche, che li visualizzano e permettono anche di rimuoverli. Ricerche eseguite su ampie popolazioni hanno permesso di individuare i fattori che aumentano la probabilità che esso si sviluppi e di definire due categorie di soggetti, nei quali, applicando una procedura di screening dedicata, si ottiene un vantaggio significativo, in termini di sopravvivenza.

Lo screening per le persone che hanno almeno uno dei fattori di rischio sotto riportati prevede controlli con la colonscopia, di frequenza proporzionale al grado di rischio valutato dagli specialisti di riferimento.

  • famigliarità per il cancro del colon o del retto
  • sindrome ereditaria che determina lo sviluppo di tumori del colon-retto
  • precedente riscontro di adenomi del colon-retto
  • storia di malattie infiammatorie croniche intestinali come rettocolite ulcerosa o Morbo di Crohn

Per la popolazione generale, invece, lo screening è proposto a maschi e femmine dai 50 ai 69 anni d’età e prevede, ogni 2 anni, la ricerca del sangue occulto nelle feci (vedi di seguito), con successiva colonscopia, se tale esame risulta positivo.

Circa i benefici dello screening del cancro del colon-retto, per la singola persona e per il sistema di assistenza sanitaria, non ci sono dubbi: in individuare precocemente un tumore vuol dire, evitare o guarire una malattia potenzialmente mortale. Quando questi obiettivi primari non sono raggiungibili, scoprire presto il cancro significa comunque prolungare di molto la sopravvivenza. Ciò nonostante, in Italia, soprattutto allo screening del cancro del colon-retto eseguito sulla popolazione generale, non aderiscono tutti i soggetti che dovrebbero essere valutati. I motivi principali sono due: alcune Regioni non garantiscono la sua diffusione con la dovuta capillarità, per carenza di fondi o per difficoltà organizzative, e non tutte le persone alle quali viene proposto vi aderiscono. In ambedue i casi si tratta di motivazioni assurde. Nel primo caso, infatti, un’ampia mole di dati dimostra che a ogni euro investito dello screening corrispondono centinaia di euro risparmiati in termini di esami diagnostici e cure evitate. Inoltre, le sofferenze che si riescono a evitare, a se stessi e ai propri cari, prevenendo il cancro, valgono il piccolo disagio di eseguire l’esame del sangue occulto fecale previsto dallo screening di massa. Più persone di quelle che si immagina non partecipano allo screening perché “preferiscono non sapere, per poi affrontare la malattia quando verrà”. Questa motivazione, però, non tiene conto di un fatto: scoprendolo presto il cancro si può guarire, scoprendolo tardi no, il più delle volte.

Un presupposto irrinunciabile: l’approccio multidisciplinare

Come si leggerà nei paragrafi delle schede sulla diagnosi e sul trattamento del cancro del colon-retto, ai diversi passaggi dell’una e dell’altro prendono parte varie figure mediche:

  • Gastroenterologi/endoscopisti
  • Chirurghi
  • Oncologi
  • Anatomopatologi

Inoltre, ha un ruolo cruciale il laboratorio di analisi e, in alcune fasi della malattia, possono fornire un supporto lo psicologo e il nutrizionista. Quanto poi al personale paramedico, esso svolge un ruolo cruciale perché abitualmente ha un contatto diretto e continuativo con i malati e con i caregiver. Questo significa che oggi una gestione moderna dei tumori non può che essere multidisciplinare e che solo con questo approccio si ottengono i migliori risultati. Nella pratica, essa si realizza coordinando il gruppo delle suddette figure e pianificando riunioni con cadenza regolare per condividere, pianificare e seguire nel tempo il percorso di ogni singolo malato. Inoltre, un approccio multidisciplinare completo si può applicare in strutture ospedaliere che dispongano di tutte queste figure professionali e nelle quali ci siano un’organizzazione adeguata e un’esperienza fondata su un numero sufficientemente ampio di casi gestiti ogni anno. Anche se non tutti i servizi assistenziali fossero presenti in un singolo Centro, è indispensabile che esso sia inserito in una rete, che metta a disposizione le funzioni necessarie e garantisca comunque una gestione multidisciplinare.

Vedere anche nella sezione Il tumore del colon-retto

Tommaso Sacco

Bibliografia:

  1. I numeri del cancro in Italia 2017, AIOM-AIRTUM
  2. Linee guida AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) tumori del colon-retto, edizione 2017