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Prevenzione e disassuefazione del cancro del polmone

Prevenzione e disassuefazione del cancro del polmone

In Italia, programmi organizzati dai medici di medicina generale per ridurre la diffusione dell’abitudine al fumo in molti casi hanno raggiunto il loro obiettivo. Le campagne anti-fumo svolte nelle scuole sembra abbiano effetti positivi solo se gestite da personale con competenze specifiche e, comunque, l’abitudine al fumo dei genitori sembra aumenti la probabilità che anche i figli lo diventino. Le sigarette elettroniche hanno acquisito un’ampia diffusione, ma non ci sono evidenze scientifiche che ne supportino l’uso come alternativa sicura alle sigarette tradizionali o come strumento per ottenere la disassuefazione. Inoltre, non c’è una normativa che garantisca e tuteli gli utenti di questi dispositivi. Il motivo è che, non rientrando tali dispositivi né nella categoria dei prodotti a base di tabacco, né in quella dei farmaci, non devono rispettare le norme che regolano questi prodotti. Il potenziale beneficio delle sigarette elettroniche è quello di non contenere i prodotti tossici e cancerogeni che derivano dalla combustione di carta e tabacco. D’altra parte non essendo disponibili conferme scientifiche sulla sicurezza dell’uso a lungo termine di tali dispositivi, il razionale del loro impiego potrebbe essere solo quello di essere un passaggio intermedio, e rapido, dal fumo delle sigarette all’abbandono dell’abitudine. Purtroppo però, il loro impiego comporta comunque un’assunzione di nicotina, che è la sostanza che instaura e alimenta nel tempo la dipendenza dal fumo e, quindi, permane il dubbio che le sigarette elettroniche non siano un aiuto concreto alla disassuefazione. I Gruppi di Studio dell’Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri (AIPO) su “Prevenzione, controllo del fumo di tabacco e ambiente” e della Società Italiana di Medicina Respiratoria (SIMeR) su “Epidemiologia e prevenzione” hanno pubblicato un documento congiunto per riassumere gli effetti sulla salute delle sigarette elettroniche. Ancora più recente è l’introduzione di un altro dispositivo che, la multinazionale del tabacco che lo ha inventato, ha definito “scalda e non brucia”. Esso scalda una sorta di cartuccia che libera quello che alcune descrizioni del prodotto hanno definito “aerosol”. L’uso di questo termine è molto fuorviante, perché lo assimila a uno strumento di cura delle malattie delle vie aeree. Sul sito della Fondazione Veronesi riguardo a questo dispositivo si legge che, pur essendo il suo impiego meno dannoso di quello delle sigarette, usandolo si liberano elevate quantità di stagno e di composti come formaldeide, acetaldeide e acroleina che sono tossici e cancerogeni. Inoltre, il suo utilizzo comporta l’assunzione di elevate quantità di nicotina e tale sostanza è quella che provoca la dipendenza, sia dal fumo di sigaretta che dall’impiego di qualsiasi dispositivo la liberi. Per approfondimenti sui danni provocati dall’impiego di tali dispositivi si rimanda all’aggiornamento dedicato.

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Programmi di screening

Un problema che accomuna il cancro del polmone ad altre neoplasie è che i suoi sintomi possono comparire tardi e, quando sono precoci, non sono specifici e, quindi, non indirizzano in prima battuta verso l’individuazione di questa neoplasia. Perciò, molti malati ricevono la diagnosi tardi, quando la malattia è già avanzata e non più guaribile. Pertanto, una diagnosi più precoce, in una fase in cui la malattia è asintomatica e potenzialmente curabile, offrirebbe vantaggi, in termini di un significativo aumento della sopravvivenza a questa neoplasia. Per altri tipi di cancro, come quello del colon, il problema è stato affrontato con successo, attivando programmi di screening sui soggetti a rischio. Lo stesso, ad oggi, non è successo per i tumori del polmone. Infatti, lo screening del cancro del polmone tramite l’esecuzione periodica di radiografia del torace o con l’esame citologico dell’espettorato non ha fornito vantaggi tali da giustificarne l’applicazione su larga scala. Uno studio su ampia casistica avviato nel 2002 dall’Istituto Nazionale del Cancro (National Cancer Institute) degli Stati Uniti ha confrontato l’efficacia della TC spirale con quella della radiografia del torace, ambedue eseguite per tre anni consecutivi, in più di 53.000 fumatori o ex forti fumatori di età compresa dai 55 ai 74 anni. Questi ultimi dovevano aver fumato 30 o più pacchetti di sigarette all’anno e avere smesso da meno di 15 anni dalla cessazione del fumo. Lo studio è stato interrotto nel 2010, prima del previsto, in quanto si è osservata una riduzione del 20% del rischio di decesso correlato al cancro del polmone nei soggetti sottoposti alla TC spirale. Delle ricerche successive, alcune hanno confermato i vantaggi dello screening eseguito con la TC spirale, ma altre hanno evidenziato il problema dei falsi positivi e dei falsi negativi. Una revisione delle letteratura sull’argomento pubblicata nel 2016 ha concluso che, rispetto a quelli applicati in altre aree dell’oncologia, l’utilità dello screening del cancro del polmone è ancora in via di definizione e altre evidenze dovranno arricchire le conoscenze in merito e trovare soluzioni al problema delle diagnosi non precise. Inoltre, l’integrazione delle informazioni, raccolte con la tomografia computerizzata, con riscontri di laboratorio potrà definire protocolli più efficaci. Fra gli aspetti da precisare c’è quello della popolazione a rischio da sottoporre a screening e quello della frequenza di esecuzione della TC spirale che comporti il miglior bilancio fra costo ed efficacia.

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Tommaso Sacco

Bibliografia