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La storia delle conoscenze  sul cancro

La storia delle conoscenze sul cancro

Le teorie più antiche

La teoria della causa del cancro di più durata in assoluto è stata quella formulata da Ippocrate. Secondo il medico greco, il corpo umano aveva quattro fluidi o umori: sangue, muco, bile gialla e bile nera. Se i quattro umori erano in equilibrio fra loro, l’organismo era sano, mentre la carenza o l’eccesso di uno di essi causava malattie. In particolare, un eccesso di bile nera in una qualche zona del corpo era causa del cancro. Tale teoria fu recepita dai medici romani e rimase in auge, con poche variazioni sul tema, per oltre 13 secoli, fino al Medioevo.

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L’alterazione della linfa come causa

Alcuni secoli dopo fu attribuito un ruolo alla linfa nello sviluppo dei tumori. La sua fermentazione e la sua degenerazione, con variazioni della densità, dell’acidità e dell’alcalinità avrebbero contribuito a tali meccanismi. Tale teoria godette di credito fino al 1700. È interessante notare che la scienza moderna ha confermato un ruolo importante della linfa nei processi relativi al cancro, seppure in termini del tutto diversi. Infatti, la diffusione delle cellule neoplastiche, a partire dal tumore primario per formare le metastasi, avviene anche con il flusso della linfa. Un passaggio importante è quello con il quale un patologo tedesco Johannes Muller evidenziò che il cancro era formato da cellule e non da linfa, ma descrisse tali cellule come elementi che nulla avevano a che fare con le cellule normali dei tessuti. A un altro patologo tedesco si deve la scoperta dello sviluppo delle cellule tumorali a partire da quelle normali. Per quanto riguarda le cause del cancro, dal ‘700 ne furono proposte diverse, che attribuivano lo sviluppo dei tumori a infezioni, irritazioni croniche e traumi.

Già nel XVII secolo si pensò al tabacco come fattore di rischio

Fra XVII e XVIII secolo tre osservazioni hanno inaugurato il campo dell’epidemiologia del cancro. Già nel 1620, fu segnalato il rischio per la salute associato al fumo di tabacco e nel 1761 dopo che l’uso del tabacco si era diffuso a Londra, John Hill scrisse un libro per mettere in guardia sui rischi derivanti da tale uso. Le prove scientifiche circa il ruolo di questa abitudine come causa di diversi tipi di neoplasie sarebbero arrivate a partire dagli anni ’50 del XX secolo, 200 anni dopo.  Nel 1713 Bernardino Ramazzini evidenziò che, nelle suore, non si osservava il cancro della cervice uterina ed era frequente quello della mammella, attribuendo tali evidenze al celibato e dimostrando, di fatto, che nello sviluppo delle neoplasie entravano in gioco gli ormoni e le infezioni trasmesse con rapporti sessuali. Sempre nel ‘700 fu proposta per la prima volta la relazione fra un’attività lavorativa e il cancro.

Nel XIX nasce l’oncologia

L’oncologia come scienza è nata nel XIX secolo, perché, grazie alla diffusione del microscopio, si sono studiate le modificazioni che subiscono le cellule che diventano neoplastiche. Molte ricerche che hanno posto in relazione evidenze raccolte nel corso delle autopsie con il decorso della malattia si devono a Morgagni. Mentre Virchow ha applicato un altro metodo, ponendo in relazione le osservazioni fatte al microscopio con l’evoluzione clinica del cancro.

Nel XX secolo tante scoperte decisive

Nei primi decenni del XX secolo iniziano ricerche sul cancro in modelli animali che permettono di dimostrare che molte sostanze sono in grado di provocare tumori. I risultati di tali studi posero le premesse per l’introduzione di norme mirate alla prevenzione delle neoplasie provocate da idrocarburi, arsenico, asbesto, benzene e radiazioni. A Peyton Rous si devono le prime ricerche che hanno associato infezioni virali alle neoplasie. Da allora, sono state confermate molte di tali relazioni, rispettivamente con i virus dell’epatite B e C, con il virus di Epstein-Barr, con quello della Sindrome da immunodeficienza acquisita e con il Papillomavirus. Nell’acquisizione delle conoscenze sul cancro una tappa importante è stata la definizione della struttura chimica del DNA, che valse il Premio Nobel del 1962 a James Watson e Francis Crick. A partire da tale scoperta, si cominciò a cercare la relazione fra geni e tumori.

Parallelamente all’acquisizione delle conoscenze sui meccanismi di sviluppo del cancro si è proceduto alla ricerca di cure efficaci.

Dalle armi chimiche ai primi chemioterapici

A dimostrazione del fatto che certe scoperte positive possono avere origine da eventi drammatici, i primi chemioterapici derivarono da gas usati come armi chimiche durante la prima guerra mondiale. Le conoscenze acquisite con le ricerche su quelle prime sostanze indirizzarono la messa a punto di farmaci più evoluti. Negli stessi anni nei quali si avviarono le prime ricerche sui chemioterapici, si scoprì anche che alcune radiazioni potevano essere usate per procedure di diagnosi e che altre erano in grado di provocare il cancro, ma anche di curarlo.

La cura più antica: la chirurgia

Nei decenni successivi si assistette a progressivi avanzamenti nell’impiego curativo delle radiazioni in oncologia. La chirurgia è stata il primo approccio curativo per i tumori fin dai tempi dei medici greci e romani. Galeno descrisse la rimozione chirurgica del cancro della mammella, ma fino al XVIII secolo le tecniche chirurgiche esponevano a rischi elevati, per la mancanza di disinfettanti efficaci e di antibiotici. I maggiori avanzamenti nella cura chirurgica del cancro sono stati acquisiti a partire dagli ultimi decenni del XX secolo. La scoperta del ruolo degli ormoni nello sviluppo di alcuni tumori, avvenuta già alla fine del XIX secolo, ha portato, in tempi più recenti, alla messa a punto di cure che sfruttano meccanismi ormonali.

Presente e futuro: farmaci a bersaglio e immunoterapici

L’oncologia moderna si è arricchita di due nuovi trattamenti del cancro: le terapie a bersaglio molecolare e l’immunoterapia. Le prime (inserire link con scheda dedicata ai farmaci a bersaglio molecolare) consistono in farmaci mirati verso molecole che giocano un ruolo determinante nello sviluppo e nella funzione delle cellule tumorali e servono a bloccarne gli effetti. In particolare, queste molecole contrastano fattori che stimolano la crescita tumorale e la formazione di vasi che “alimentano” il tumore oppure favoriscono l’apoptosi, cioè la morte delle cellule neoplastiche. Fra i primi farmaci a bersaglio molecolare introdotti in clinica ci sono stati il trastuzumab, il gefitinib, l’imatinib e il cetuximab. L’immunoterapia è un’acquisizione più recente e, per dettagli sui meccanismi che la riguardano, si rimanda alla scheda dedicata (inserire link con scheda dedicata a immunoterapia). Oggi si ripongono molte speranze nell’immunoterapia come ulteriore arricchimento dell’armamentario terapeutico disponibile in oncologia.

Dai progressi delle cure una casistica nuova: i sopravvissuti

Dagli anni ’70 a oggi è completamente cambiata la probabilità di sopravvivere al cancro. Allora solo 1 malato su 2 sopravviveva a 5 anni dalla diagnosi, mentre oggi succede a più di 2 su 3 persone con neoplasie. Questi progressi hanno creato una casistica molto più ampia di sopravvissuti al cancro. Ciò comporta una serie di nuove prospettive e problematiche che vanno dalla gestione degli effetti collaterali a lungo termine delle cure che hanno guarito il cancro alla necessità di offrire ai sopravvissuti ai tumori la possibilità di avere figli.

Tommaso Sacco

Bibliografia

American Cancer Society