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Epidemiologia e prognosi

Epidemiologia e prognosi

Perché proprio a me?

Quando viene diagnosticato un cancro, il malato si chiede e chiede:

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  • "Perchè proprio a me?"
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Il decorso e l’esito di una malattia è definita prognosi. La prognosi è frutto di una stima che deriva da dati statistici riguardanti tutti gli individui affetti dai vari tipi di tumore e dall’esperienza e dalle conoscenze di chi la formula. Da questi dati si ricavano informazioni circa la sopravvivenza stimabile per ciascun soggetto affetto da quel determinato tipo di cancro, in base anche alle sue condizioni di salute generali.

Il tipo di tumore che si presenta in una persona può dipendere dai tanti fattori citati nelle altre schede di questa sezione: dall’età al sesso, dalla razza al paese di provenienza, dalla familiarità per i tumori al lavoro che la persona svolge, dalle abitudini di vita alla partecipazione a programmi di screening per alcune neoplasie, che permettono di individuare lesioni pre-cancerose e di prevenire la loro evoluzione in cancro.

“Quanto tempo mi rimane da vivere?"

Un documento pubblicato tutti gli anni dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) fornisce dati sempre aggiornati sulla sopravvivenza ai diversi tipi di tumore. Per una sintesi di tali dati si rimanda alla scheda “Cos'è il cancro e da cosa è causato”, nella quale si spiega che oggi la sopravvivenza varia molto da un tipo di neoplasia all’altro. D’altra parte, per un malato, fare riferimento ai dati statistici pubblicati, per quanto essi siano precisi, può essere fuorviante perché essi esprimono valori di sopravvivenza media ricavati da analisi su grandi popolazioni, ma non sono necessariamente riferibili al suo caso. Gli stessi medici, nelle loro scelte, tengono presente quei numeri, ma li combinano con le caratteristiche specifiche del singolo malato e della sua patologia, per poi formulare la prognosi. Ad esempio, lo stadio in cui si individua il cancro e si inizia a curarlo, per alcune neoplasie influenza la prognosi più della statistica di sopravvivenza generale, perché questo dato riguarda gruppi di persone delle quali alcune hanno ricevuto la diagnosi in uno stadio molto precoce, quando il tumore era guaribile, e altre molto tardi, quando non si poteva far altro che controllare al meglio la sua evoluzione. Quindi, nel rispondere alla domanda “quanto tempo mi rimane?” i medici tengono conto di un ventaglio molto ampio di informazioni e, comunque, sanno di dare una risposta “approssimata”, perché solo dopo avere iniziato le cure sapranno come quel malato risponde ai trattamenti. Ciò comporta, tra l’altro, che la prognosi di un determinato caso possa cambiare e non solo in ragione della risposta alle cure, ma anche in base alla comparsa di effetti indesiderati delle stesse e a causa di un cambiamento nell’evoluzione della malattia. In passato poteva succedere che di alcune neoplasie si scoprivano un’estensione e una gravità maggiori solo dopo che si era avviata la terapia, ma, con gli strumenti di diagnosi disponibili adesso, ciò non dovrebbe più succedere. Sempre che il malato si rivolga a un Centro attrezzato al meglio per la gestione della neoplasia dalla quale è affetto.

Trattamento e qualità di vita

La prognosi dipende anche dalla potenza della cura che si somministra, ma per alcune terapie del cancro, specie per la chemioterapia tradizionale, la maggiore potenza è associata a una maggiore frequenza e gravità di effetti collaterali. A questo proposito, l’oncologia moderna considera determinante l’interazione fra medico e malato nel prendere le decisioni. Fatti salvi tutti gli altri fattori che guidano la scelta della cura, dal tipo di tumore alla sua diffusione, cioè un fattore che dipende dalla persona che deve assumere la cura: quale livello di rischio di effetti collaterali è disposta ad affrontare per curare il tumore dal quale è affetta? Nella medicina del passato era lo specialista a decidere, ma oggi è giusto e indispensabile raccogliere il punto di vista del malato e, a discrezione di quest’ultimo, anche quello delle persone care che gli saranno vicine lungo il percorso di cura. Infatti, al di là dell’assistenza che egli riceverà dal Centro, i suoi cari sopporteranno una buona parte del carico derivante dagli effetti indesiderati della cura.

Oggi, a seconda del tumore e del trattamento disponibile, ci si possono porre uno o più dei seguenti obiettivi:

  • la guarigione completa;
  • l’eliminazione del tumore primario e di tutte le metastasi individuabili, attuando le opportune strategie di prevenzione delle recidive;
  • pur senza eliminare del tutto il cancro e le sue metastasi, prolungare la sopravvivenza;
  • migliorare il più possibile la qualità di vita del malato, pur senza intervenire sull’evoluzione del tumore.

Alcuni degli approcci necessari per perseguire gli obiettivi riportati ai primi due punti possono avere effetti importanti sulla qualità di vita della persona che si sottopone alle cure. Ad esempio, interventi come l’asportazione chirurgica della mammella e quella di un labbro, rispettivamente per eliminare un cancro della mammella o della testa e del collo non potranno che impattare negativamente sulla psicologia e sulla vita del malato, ma la prospettiva di guarire, o quantomeno curare efficacemente, è una posta in palio molto alta. Quanto agli ultimi due obiettivi riportati nell’elenco, non vanno sottovalutati gli aspetti psicologici che essi comportano.

I progressi dell’oncologia e la qualità di vita

Gli avanzamenti dell’oncologia moderna hanno determinato miglioramenti non soltanto delle percentuali di guarigione e della sopravvivenza, ma anche della qualità di vita dei malati. Riprendendo il caso appena citato, degli interventi chirurgici per la rimozione dei tumori che hanno ripercussioni psicologiche negative a causa delle loro conseguenze estetiche, va precisato che oggi le tecniche chirurgiche mirano anche a salvaguardare, ove possibile, l’estetica della parte anatomica sulla quale si interviene. Inoltre, come riportato nella scheda “Gli specialisti che curano il cancro” la chirurgia plastica aiuta a correggere conseguenze delle terapie chirurgiche del cancro che non si sono potute evitare.

Anche riguardo ai trattamenti farmacologici i progressi contribuiscono a ridurre l’impatto negativo sulla qualità di vita. Infatti, la messa a punto dei farmaci a bersaglio molecolare e degli immunoterapici ha fatto sì che, per la cura di alcune neoplasie, si impieghino associazioni fra chemioterapici tradizionali e prodotti di questo tipo che sono, in proporzione, più efficaci e meglio tollerati di certi protocolli di sola chemioterapia tradizionale.

Tommaso Sacco

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