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Sul più bello, il film sulla fibrosi cistica

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Sul più bello, il film sulla fibrosi cistica

Marta ricorda Amélie, vive a Torino con i suoi due migliori amici e convive con una malattia, la “muco” dalla quale non si lascia condizionare. Marta è la protagonista del film Sul più bello prodotto e distribuito da Eagle Pictures dal 22 ottobre, e presentato ad Alice nella Città la rassegna autonoma e parallela alla Festa del Cinema di Roma.

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Marta, interpretata da Ludovica Francesconi, soffre dalla nascita di fibrosi cistica, ma nel film, opera prima di Alice Filippi, la protagonista la nomina solo con il nome più “fastidioso” la mucoviscidosi. La sua malattia non è un ostacolo, anzi Marta la usa spesso anche per conquistare l’oggetto dei suoi desideri il canottiere Alberto.

Sul più bello, il film girato a Torino parla di fibrosi cistica e non solo, s’inserisce in un genere cinematografico ancora del tutto assente nella cinematografia italiana: il teen dramedy e l’elemento di drama nel film è dato proprio dalla malattia della sua protagonista. La protagonista del film, che ha anche il patrocinio della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, non si fa definire dalla sua malattia, come sottolinea anche Roberto Proia, autore della sceneggiatura insieme a Michela Straniero ed Executive Director Theatrical and Productions di Eagle Pictures: “Con Eagle abbiamo sempre cercato questo tipo di film e abbiamo deciso di farne uno, che non fosse solo intrattenimento per i ragazzi, volevamo anche dare anche un messaggio. La persona malata in questo caso è una ragazza normale che decide di non pensare a ciò che non ha avuto dalla vita. Così è nata Marta, e attorno a lei è nato tutto il film”.

Marta ha il volto di Ludovica Francesconi, e anche l’attrice romana ha imparato molto dal modo di fare della sua protagonista: “Ho imparato tantissimo da lei, mi ha insegnato a essere determinata e mi ha mostrato un’altra grinta, un modo di essere davanti a ostacoli e insicurezze. Lei ha una malattia terminale e parlando con una pneumologa ho capito che per lei è una routine, è la sua realtà e non lo vede come un limite, ma un ostacolo che deve superare a testa alta”.

Il protagonista maschile del film, invece, combatte con un altro tipo di battaglia quella degli stereotipi legati al suo personaggio o che gli sono affibbiati dalla sua famiglia. Alberto ha il volto di Giuseppe Maggio e il suo ragazzo perfetto finisce per innamorarsi della bruttina Marta, come spiega anche la regista Alice Filippi: “I personaggi di questa storia sono ridimensionati, Marta non è solo la bruttina, ma anche lei sbaglia: s’innamora di un ragazzo perché è bello. Abbiamo cercato questa ragazza che era molto ironica e doveva far innamorare di sé il più bello per il suo carattere, doveva essere bruttina e sentirsi fantastica”.

Come dice lei stessa all’inizio del film: “Avete visto quei film con la protagonista che è una malata terminale e nonostante la chemio e tutti gli esami è una gnocca spaziale e si fidanza con il più figo della scuola? Ecco questo non è il mio film”. Si ride, ci si commuove e si fa il tifo per Marta nella conquista (impossibile) del cuore di Alberto nonostante la sua malattia. La co-sceneggiatrice Michela Straniero sottolinea come trovare il giusto equilibrio nella storia sia stata la parte più difficile.

La mucoviscidosi o fibrosi cistica ha imposto anche alcuni cambiamenti alla sceneggiatura del film: “A Torino facendo i sopralluoghi per il film abbiamo anche fatto ricerche sulla patologia di Marta - spiega Straniero - e un medico dell’ospedale ci ha suggerito la mucoviscidosi che poi è la fibrosi cistica e ci piaceva molto anche perché ha un nome che fa ‘schifo’”.

La malattia ha fatto cambiare anche il casting di Marta, come aggiunge Proia: “La dottoressa Bignamini del Policlinico di Torino ha letto la sceneggiatura e ha corretto alcune cose, la più importante era che volevamo che Marta fosse cicciottella ma chi ha la fibrosi non riesce a prendere peso e quindi serviva una ragazza magra”.

La fibrosi cistica è raccontata in modo diverso nel film, come sottolinea Alice Filippi, alla sua opera prima come regista dopo aver aiutato in seconda regia per anni Carlo Verdone: “Abbiamo trattato la malattia in modo diverso, Marta è nata con questa patologia, ci convive e per lei è la normalità e la vive con ironia e la combatte con la sua positività”.

La malattia non è trattata con pregiudizi, in un film che ne “capovolge” molti, non solo sulla fibrosi cistica, come per il personaggio di Arturo che ha tutto dalla sua vita ma appare incompleto. Spiega Giuseppe Maggio: “La bellezza è spesso legata alla stupidità, se noi azzerassimo il punto di partenza, potremmo conoscere le persone per quello che sono realmente”.

Un’idea che vale anche per le tante persone malate di fibrosi cistica e non solo. Sul più bello è anche in libreria; il libro che ha ispirato il film è scritto da Eleonora Gaggero ed è edito da Fabbri Editore.

Chiara Laganà