Siringomielia da malformazione di Chiari I: flussi del liquido cefalorachidiano

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Siringomielia da malformazione di Chiari I: flussi del liquido cefalorachidiano

Un gruppo di esperti italiani ha eseguito uno studio per valutare i flussi del liquido cefalorachidiano in persone con siringomielia associata a malformazione di Chiari I. I risultati hanno indicato che lo studio di tali flussi fornisce indicazioni utili a prevedere l’evoluzione dei sintomi.

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La frequenza della siringomielia nelle persone con malformazione di Chiari I varia dal 40 al 70% e l’associazione tra le due patologie rende più complessa la decisione da prendere circa il ricorso al trattamento chirurgico. A monte di tale problema c’è il fatto che sono tuttora dibattuti i meccanismi della formazione della lesione tipica della siringomielia. A questo si aggiungono l’eterogeneità dei sintomi, le molteplici soluzioni terapeutiche e, soprattutto, la mancanza di indicatori che permettano di prevedere le probabilità di successo della terapia chirurgica. L’obiettivo che si sono posti Luzzi e colleghi con il loro studio è stato quello di verificare se esistevano dinamiche specifiche del liquido cefalorachidiano nella cavità che la siringomielia forma all’interno del midollo spinale. Quattordici persone con siringomielia associata a malformazione di Chiari I sono state sottoposte a specifici esami per immagini, che hanno avuto lo scopo di valutare i flussi del liquido cefalorachidiano nella cavità cistica formata dalla siringomielia. Inoltre, sono state misurate le velocità massime dei flussi del liquido cefalorachidiano durante la sistole e la diastole in quattro aree di interesse: la cavità della siringomielia, gli spazi subaracnoidei ventrale e dorsale e la parte del sistema nervoso in corrispondenza del forame occipitale. Il forame occipitale è l’apertura attraverso la quale il midollo allungato esce dal cranio. I dati sono stati riportati come medie e deviazioni standard. Dopo un intervento chirurgico di decompressione della fossa posteriore, tutti i soggetti studiati sono stati seguiti per tre anni. Si sono utilizzati specifici metodi statistici per analizzare i dati raccolti. Dopo l’intervento, sono migliorati tutti i sintomi, tranne atrofia e spasticità. La decompressione della fossa posteriore ha determinato un cambiamento significativo della velocità di spostamento del liquido cefalorachidiano in ciascuna delle aree di interesse esaminate. Le velocità dei flussi del liquido cefalorachidiano nella cisti e nella cisterna pre-midollare sono diminuite entro il primo mese dopo l’intervento. Un flusso particolarmente veloce del liquido cefalorachidiano alle due estremità, cefalica e caudale, della cisti è stato osservato rispettivamente durante la sistole e la diastole.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che le velocità dei flussi del liquido cefalorachidiano nella cisti della siringomielia e nella cisterna pre-midollare, dopo l’intervento di decompressione della fossa posteriore, sono correlate a un più rapido miglioramento dei sintomi nelle persone con siringomielia associata a malformazione di Chiari I. Un’altra evidenza importante raccolta nello studio è quello dell’andamento delle velocità dei flussi del liquido cefalorachidiano correlato alla sistole e alla diastole nelle cisti della siringomielia. Tale evidenza confermerebbe la teoria “transmidollare” del meccanismo di formazioni della cavità della siringomielia.                    

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