Trattamenti della Sindrome di Cushing e iperglicemia

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Trattamenti della Sindrome di Cushing e iperglicemia

Uno studio, eseguito presso la Clinica Mayo di Rochester (Minnesota, USA), ha valutato gli effetti delle cure della malattia di Cushing sullo sviluppo dell’iperglicemia e le modalità di gestione di quest’ultima. I risultati hanno dimostrato che, nei due terzi dei casi studiati, l’iperglicemia è stata corretta efficacemente con opportune cure.

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L’iperglicemia è una complicanza comune della Sindrome di Cushing. Herndon e colleghi hanno eseguito uno studio per verificare l’impatto dei trattamenti della Sindrome sull’iperglicemia e la gestione di questa complicanza nelle persone con Sindrome di Cushing. Si è trattato di uno studio retrospettivo, longitudinale, eseguito tra il 2000 e il 2019 in un Centro di riferimento. Sono stati arruolati adulti con Sindrome di Cushing endogena e iperglicemia. Le principali variabili considerate sono state: emoglobina glicata, modalità del trattamento dell’iperglicemia e miglioramento dell’iperglicemia. In 174 malati con Sindrome di Cushing, 106 da causa ipofisaria, 25 da causa ectopica e 45 da causa surrenale, l’emoglobina glicata mediana al basale è stata di 6.9% (da 4.9 a 13.1%). Del totale della casistica, 41 soggetti (24%) non assumevano alcuna cura per l’iperglicemia, 93 (52%) erano in trattamento con farmaci ipoglicemizzanti per via orale e 64 (37%) con insulina (mediana giornaliera delle unità 58; intervallo 10-360). Una volta raggiunta la remissione della Sindrome di Cushing, al termine del periodo di osservazione (mediana della durata 10.5 mesi), 37 dei malati (21%) hanno avuto una risoluzione dell’iperglicemia, 82 (47%) un miglioramento e in 55 (32%) la glicemia non è cambiata o è peggiorata. Alla fine del periodo di osservazione, l’emoglobina glicata si è ridotta di 0.84% (p<0.001) e la dose giornaliera di insulina è diminuita in media di 30 unità (p<0.001). Sono risultati associati al miglioramento dell’iperglicemia, alla fine del periodo di osservazione, il punteggio della gravità dell’ipercortisolismo in termini di alterazioni di laboratorio (quadro grave rispetto a quadro moderato/lieve: rapporto di probabilità 2.4%; intervallo di confidenza al 95% 1.1-4.9) e il sottotipo di Sindrome di Cushing (di origine non surrenale rispetto a surrenale: rapporto di probabilità 2.9; intervallo di confidenza al 95% 1.3-6.4), ma non il tipo di iperglicemia (diabete rispetto a pre-diabete: rapporto di probabilità 2.1; intervallo di confidenza al 95% 0.9-4.9).

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che i due terzi dei pazienti con Sindrome di Cushing e iperglicemia hanno avuto una risoluzione o un miglioramento di tale complicanza dopo il trattamento. Hanno aggiunto che, durante il trattamento della Sindrome di Cushing, si deve garantire un attento adeguamento del trattamento stesso, in caso di comparsa di complicanze come l’iperglicemia.                         

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