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Sindrome adrenogenitale: diagnosi e terapia

Parere degli esperti |time pubblicato il
Sindrome adrenogenitale: diagnosi e terapia

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Iperplasia surrenalica congenita è il termine che insieme a sindrome adreno-genitale (SAG) viene comunemente usato per inquadrare un gruppo di patologie genetiche, trasmesse in maniera autosomica recessiva, determinate dalla alterazione dei geni che codificano per uno dei 5 enzimi, anche appartenenti alla categoria dei citocromi, che intervengono nella sintesi di cortisolo, aldosterone e androgeni da parte della corteccia surrenalica.

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Il difetto enzimatico più frequente interessa l’enzima 21-idrossilasi (21-OH), e determina oltre il 90-95% delle SAG; il gene della 21-idrossilasi, è il CYP21A2 ed è localizzato sul cromosoma 6p. In termini epidemiologici la deficienza dell’enzima 21-idrossilasi presenta una particolare eterogeneità; colpisce entrambi i sessi con una frequenza che si aggira da 1/5000 a 1/16.000 con incidenza variabile tra i vari gruppi etnici. Il deficit classico si riscontra in circa 1 su 16.000 nati e presenta modeste variazioni fra le diverse popolazioni studiate. L’incidenza più alta è stata riscontrata presso due popolazioni isolate: 1/280 tra gli Yupik Eskimos (Alaska) e 1/2100 nelle isole di La Reunion (Oceano Indiano). La forma non classica, invece, è molto più frequente e si riscontra nell’1% della popolazione bianca in generale, anche se è di più frequente riscontro negli ebrei Ashkenazi (1 su 27) e negli ispanici (1 su 40). Dati sulla popolazione siciliana danno una stima di prevalenza pari a 1 su 180. Pertanto, la forma non classica è la più frequente, in assoluto, fra tutte le patologie autosomiche recessive, pur essendo ampiamente eterogenea nella popolazione mondiale.

La steroidogenesi surrenalica è un processo complesso che a partire dal colesterolo permette la sintesi del cortisolo, dell’aldosterone e degli androgeni surrenalici. Il colesterolo subisce una serie di trasformazioni enzimatiche in tappe successive, in cui ogni prodotto di sintesi rappresenta il substrato per la sintesi di un altro composto. Si tratta, pertanto, di una vera e propria cascata di reazioni in cui sono coinvolti diversi enzimi.

Deficit responsabili di SAG:

  •  Il deficit di 21-OH (21-OHD), dovuto al gene difettivo CYP21A2, situato nel locus 6p21.3, comporta deficit dell’enzima P450c 21, con incidenza 1/27-1/10.000.  
  • Il deficit di 11 beta-OH (21-OHD), dovuto al gene difettivo CYP11B1, situato nel locus 8q24.3, comporta deficit dell’enzima P450c11, con incidenza 1/5000-1/200.000.
  • Il deficit di aldosterone sintetasi, dovuto al gene difettivo CYP11B2, situato nel locus 8q24.3, comporta deficit dell’enzima P450aldo, con incidenza rara.
  • Il deficit di 17alfa-OH (17alfa-OHD), dovuto al gene difettivo CYP17, situato nel locus 10q24.3, comporta deficit dell’enzima P450c17, con incidenza rara.
  • Il deficit di 3beta-HS-deidrogenasi, dovuto al gene difettivo HSD3B2, situato nel locus 1p13.1, comporta deficit dell’enzima 3beta-HSD, con incidenza rara.
  • Il deficit di 3beta-HS-deidrogenasi dovuto al gene difettivo HSD3B2, situato nel locus 1p13.1, causa del deficit dell’enzima 3beta-HSD, con incidenza rara.
  • L’iperplasia lipoide ha gene difettivo STAR, situato nel locus 8p11.2, causa deficit dell’enzima proteico regolatore della steroidogenesi acuta (SARP), con incidenza rara.

Nel caso in cui vi sia un deficit, parziale o totale, nella funzionalità dell’enzima, il paziente non è in grado di sintetizzare efficientemente un’adeguata quantità di cortisolo. I bassi valori di cortisolo prodotti non sono in grado di esercitare il feed-back negativo sull’ipotalamo e sull’ipofisi con aumento del CRH ipotalamico e dell’ACTH ipofisario. CRH/CRF (corticotropin realising hormone/factor, ovvero l’ormone stimolante il rilascio di corticotropina (ACTH) e ACTH (ormone adrenocorticotropo), a loro volta, determinano iperstimolazione della corteccia surrenalica, la quale diventa iperplasica, con accumulo degli steroidi precursori del blocco enzimatico e dei loro prodotti metabolici. I precursori accumulati, pertanto, non potendo proseguire lungo la via che dovrebbe portarli verso la sintesi del cortisolo, vengono deviati verso altre vie biosintetiche che invece conducono all’iperproduzione di steroidi androgeni. Nel deficit di 21-idrossilasi, in particolare, la mancata C-21 idrossilazione del 17idrossiprogesterone (17-OH-P) e del progesterone (P) conduce a una difettosa produzione di cortisolo e di aldosterone. I precursori ormonali in eccesso vengono convertiti in androgeni (androstenedione, testosterone), che nei feti femmina determinano virilizzazione dei genitali esterni di vario grado. La fisiopatologia è influenzata dall’attività residua dell’enzima coinvolto. Tale attività dipende dal difetto genetico a carico del gene che lo codifica. Il gene CYP21A2, codificante la 21-OH, rappresenta la causa maggiore di SAG. Il locus CYP21 è situato all’interno della vasta regione HLA (braccio corto del cromosoma 6; 6p21.3) e presenta una struttura molto complessa: all’interno del locus vi sono due tipi di geni CYP21: un gene attivo (CYP21A2) e uno pseudogene non attivo (CYP21A1P). Quest’ultimo conserva tutte le mutazioni genetiche che la natura spontaneamente ha indotto durante l’evoluzione della specie umana. A causa di eventi di ricombinazione omologa durante la meiosi, molte mutazioni puntiformi (caratterizzate da modificazione di un solo nucleotide) per fenomeni, possono essere trasferite dallo pseudogene al gene funzionale, provocando una alterazione dello stesso definita “mutazione de novo”. Le mutazioni per ricombinazione fra gene attivo e inattivo possono essere puntiformi per microconversione, oppure possono essere presenti larghe conversioni del gene, delezioni e nuove sporadiche mutazioni. Ad oggi, sono state registrate 127 mutazioni del gene CYP21A2 e sovente vengono descritte in letteratura nuove mutazioni; inoltre, la relazione genotipo-fenotipo a esse riferite, è ancora oggetto di studio. Tuttavia, dieci mutazioni, che identificano quattro genotipi frequenti, possono essere correlate all’attività residua della 21-OH e pertanto, con buona approssimazione, prevederne la manifestazione clinica. La maggior parte dei pazienti sono “eterozigoti composta” con differenti tipi di mutazione su ciascun allele. La gravità della sintomatologia clinica è determinata dall’attività 21-idrossilasica residua dell’allele meno compromesso. Le forme con perdita di sali risultano dall’associazione in entrambi gli alleli di delezioni, larghe conversioni geniche o mutazioni puntiformi con attività enzimatica residua <1%; le altre forme cliniche della malattia, costituenti praticamente uno spettro continuo di sintomi, a partire dalla virilizzazione in utero fino alla quasi completa assenza di sintomatologia clinica (forme criptiche), sono determinate da mutazioni con attività enzimatica residua progressivamente crescente (≥1%-<70%).

La classificazione della SAG da 21-OHD dipende dall’entità del deficit genetico. Clinicamente distinguiamo:

  • la forma classica della sindrome, che si manifesta già in epoca neonatale, nel cui ambito si distinguono ulteriormente:
  • una forma più grave, detta con perdita di sali (wasting salt), in cui vi è un contemporaneo difetto della sintesi del cortisolo e dell’aldosterone;
  • una forma meno grave, detta virilizzante semplice (simple virilizing), in cui il deficit riguarda solo la sintesi del cortisolo con una sintesi di aldosterone normale, che si presenta alla nascita o nella primissima infanzia
  •  la forma non classica può essere asintomatica o associata solo a pochi segni di iperandrogenismo e solitamente si manifesta più tardivamente:
  • nella fase finale dell’infanzia come pubarca precoce isolato o pubertà precoce;
  • in età giovane-adulta con quadri variabili di acne, irsutismo, irregolarità mestruali, anovularietà cronica, che configurano la cosiddetta forma late-onset.

Poiché il fenotipo clinico prende forma in base al tipo e posizione del difetto genetico all’interno del locus CYP21, a fianco alla classificazione clinica è opportuno considerare anche la genotipizzazione. Questa necessità nasce dal fatto che alcune mutazioni del gene CYP21A2 sono stabilmente correlabili al quadro clinico, ma ne esistono altre per le quali è impossibile prevedere la manifestazione fenotipica, a causa della variabile espressività.

Inoltre, nonostante la SAG sia una malattia genetica autosomica recessiva, molti autori concordano sul fatto che lo stato di portatore non sempre esclude la patologia: ciò deriva da alcuni eventi molecolari che consentono di manifestare la mutazione genetica anche nello stato di eterozigosi.

Nella forma classica con perdita di sali la diagnosi si pone in epoca neonatale: il neonato presenta genitali ambigui perché l’eccesso di androgeni in utero provoca virilizzazione di vario grado dei genitali femminili. Inoltre, circa il 75% dei pazienti con deficit classico di 21-OH è incapace di sintetizzare adeguate quantità di aldosterone, ormone chiave dell’omeostasi del sodio, la cui mancanza determina aumentata escrezione di sodio, con conseguenti iponatremia, ipovolemia e iperreninemia. La contemporanea assenza di cortisolo e aldosterone causa frequentemente disidratazione iponatriemica e, nei casi non trattati, anche shock ipovolemico. Clinicamente, la perdita di sali si manifesta tipicamente fra il 7° e il 14° giorno di vita con vomito, perdita di peso, letargia, iponatremia e iperkaliemia. talora sepsi inspiegabile.

Nella forma virilizzante semplice i pazienti affetti da deficit enzimatico parziale non sono in grado di produrre sufficienti quantità di cortisolo, ma sono in grado di produrre adeguate quantità di aldosterone e quindi di mantenere un corretto bilancio idro-elettrolitico. La diagnosi è generalmente posta:

  • nelle femmine alla nascita per la presenza di ambiguità genitali;
  • nel maschio può essere ritardata anche di molti anni, in un’età generalmente compresa fra i 3 e i 6 anni, per lo sviluppo di pubertà precoce con comparsa di pubarca precoce o per improvvisa accelerazione della velocità di crescita.

I segni e i sintomi clinici che più frequentemente si riscontrano nel deficit classico sono L’ambiguità dei genitali: le femmine con deficit classico di 21-OH sono esposte, a partire dalla 7° settimana di gestazione, ad elevate concentrazioni di androgeni. Pertanto, già prima della nascita, a metà gestazione potrà comparire nella madre un irsutismo che poi regredisce nel post-partum. Questa sovraesposizione agli androgeni porta a un grado variabile di virilizzazione del feto che, pertanto, alla nascita può avere ambiguità genitali tali da causare, addirittura, difficoltà nell’assegnazione del sesso. In accordo con la scala di classificazione della virilizzazione dei genitali femminili secondo Prader, la virilizzazione dei genitali del feto femminile si presenta con clitoridomegalia, grandi labbra rugose e parzialmente fuse e seno urogenitale comune utero, tube e ovaie hanno invece conformazione normale.

Rispetto alla virilizzazione post-natale c’è da dire che nei pazienti non trattati, o inadeguatamente trattati, l’esposizione a un eccesso di androgeni per lungo tempo determina una rapida crescita corporea (effetto dovuto prevalentemente agli androgeni) e un avanzamento dell’età ossea, con chiusura precoce delle cartilagini epifisarie (effetto dovuto prevalentemente agli estrogeni formatisi dalla aromatizzazione periferica degli androgeni). Anche pubarca e telarca possono comparire precocemente. Disfunzioni della sfera riproduttiva: nelle donne con qualsiasi forma di deficit di 21-OH possono comparire oligomenorrea o amenorrea, soprattutto durante il periodo adolescenziale, accompagnata da acne e irsutismo; nella giovane adulta si può avere infertilità. Si può però affermare che circa l’80% delle donne con deficit virilizzante semplice e approssimativamente il 60% di quelle con perdita di sale sono fertili.

 Confrontati con le donne affette, invece, gli uomini con deficit di 21-OH hanno minori problemi della funzione riproduttiva: molti, infatti, hanno spermiogramma nella norma e normale capacità riproduttiva. Tuttavia, nei maschi affetti una forma relativamente frequente di anormalità gonadica è lo sviluppo di tessuto surrenalico ectopico, il più delle volte a livello testicolare e quasi sempre bilaterale, che se presente può compromettere la fertilità (testicular adrenal rest tissue). Questo tessuto di tipo pseudotumorale può essere riscontrato attraverso un esame ecografico, ancora prima che diventi clinicamente palpabile. Pertanto, onde evitare che tale reperto sfugga alla diagnosi e venga scambiato per tessuto neoplastico è necessario sottoporre il paziente affetto ad esami ecografici periodici.

Nella forma non classica (“late onset”) i pazienti con deficit non classico di 21-OH riescono a sintetizzare adeguate quantità di cortisolo e aldosterone; questo compenso funzionale però, può essere raggiunto solo con una iperstimolazione del surrene e quindi a spese di un’aumentata sintesi di precursori degli ormoni sessuali androgeni. Nella maggior parte dei bambini con deficit non classico, non compaiono mai gravi segni di iperandrogenismo; solo in una minoranza di casi, invece, si possono riscontrare disturbi più gravi, come l’accelerazione patologica della velocità di crescita, l’eccessivo avanzamento dell’età ossea o la comparsa di pubertà precoce. Ovviamente la sintomatologia del deficit non classico di 21-OH varia a seconda del sesso. Pertanto, nelle donne prevalgono i segni clinici legati ad una condizione di iperandrogenismo moderato-lieve: l’irsutismo rappresenta il sintomo di presentazione più frequente nelle donne sintomatiche (60%), seguito dall’oligomenorrea (54%) e dall’acne (33%). In alcuni casi può essere presente anovularietà cronica e conseguente difficoltà a concepire. I maschi, invece, sono spesso asintomatici: possono occasionalmente presentare pubertà precoce o lo sviluppo di tessuto surrenalico testicolare (adrenalrest) con oligospermia e sub-fertilità. La riduzione della fertilità è un’indicazione al trattamento con glucocorticoidi, nelle femmine come nei maschi, anche se la frequenza del deficit non classico all’interno della popolazione infertile non è differente da quella della popolazione generale; va aggiunto, inoltre, che il sintomo infertilità è presente solo nel 13% delle donne con deficit non classico di 21-OH. Anche nell’ambito dell’irsutismo, la SAG rappresenta solo il 5-10% del totale, così come fra le cause di adrenarca precoce la SAG rappresenta solo il 5-10%.

Un protocollo standardizzato internazionalmente prevede un connubio tra clinica e laboratorio e un ruolo crescente della genetica molecolare. Esso si basa essenzialmente su valutazione clinica del fenotipo, valutazione ormonale della funzionalità corticosurrenalica e valutazione genetica. La valutazione clinica è necessaria per la definizione della variante SAG (non classica o classica, con o senza perdita di sali) e per gli interventi precoci per la stabilizzazione elettrolitica nelle forme più gravi. La diagnosi si pone alla nascita, sia per l’ambiguità dei genitali nelle forme classiche che per il quadro di disidratazione e shock che insorge nei primi giorni di vita se il deficit enzimatico è più grave. Nelle forme non classiche il deficit si presenta in fasce di età variabili (dall’infanzia, all’adolescenza sino all’età adulta). L’inquadramento nosologico si avvale anche della valutazione bioumorale, al fine di identificare tipologia ed entità dell’alterazione. Il deficit classico di 21-OH è caratterizzato da livelli marcatamente elevati di 17-idrossi-progesterone, il principale substrato dell’enzima. Tale ormone risulterà elevato già in condizioni basali nelle forme con danno enzimatico severo e fenotipo classico, oppure solo dopo test di stimolo con ACTH nelle forme mild, a insorgenza fenotipica tardiva. Ruolo ancillare nella diagnosi iniziale rivestono anche i dosaggi di ACTH, cortisolemia, renina e aldosterone, questi ultimi utilissimi soprattutto nel follow-up del paziente in trattamento.

L’avvento della genetica molecolare ha migliorato la sensibilità diagnostica, in quanto definisce il genotipo responsabile del tipo di deficit della 21-OH e consente di prevedere i possibili effetti nei bambini affetti; predispone inoltre ad un’indagine genetica familiare ed al relativo “counseling”, indispensabile per un eventuale accesso al protocollo di trattamento prenatale. La procedura nel campo della genetica molecolare prevede numerose metodiche di laboratorio (RFLP, restriction fragment length polymorphism, MLPA, multiplex ligation-dependent probe assay e sequenziamento) necessarie alla ricerca di tutte le possibili mutazioni responsabili di deficit di 21-OH (riarrangiamenti genomici compresi). Una corretta diagnosi corredata di genotipizzazione in definitiva consente una migliore gestione della sindrome e ne orienta anche l’approccio terapeutico appropriato.

Terapia

Nel deficit classico di 21-OH la terapia prevede un trattamento a vita con glucocorticoidi, per inibire l’eccessiva secrezione di CRH e ACTH da parte dell’ipotalamo e dell’ipofisi, rispettivamente, e di conseguenza per ridurre l’eccessiva produzione di ormoni sessuali surrenalici. In età evolutiva l’obiettivo terapeutico è quello di utilizzare il dosaggio terapeutico minimo sufficiente a sopprimere la produzione degli androgeni surrenalici e contemporaneamente a mantenere un accrescimento corporeo e un peso adeguato. Il farmaco da preferire per la farmacocinetica e le minori interferenze sull’accrescimento è l’idrocortisone, somministrato a un dosaggio di 10-20 mg/m2 di superficie corporea al giorno, frazionato in tre dosi. Durante gli episodi di insufficienza surrenalica acuta o comunque nelle situazioni a rischio di vita vanno somministrate dosi >100 mg/m2. Il monitoraggio della terapia va effettuato attraverso il dosaggio dei livelli di 17-idrossi-progesterone, androstenedione, ACTH e renina/aldosterone. Va comunque consigliato di non raggiungere valori eccessivamente soppressi, in quanto ciò si ottiene solo con dosi sovrafisiologiche di idrocortisone dannose per la crescita staturale del piccolo paziente. Per tal motivo, i bambini vanno sottoposti a periodici controlli auxologici per valutare l’età ossea e l’andamento della crescita. Adolescenti e adulti possono essere trattati con prednisone (a un dosaggio variabile fra 5 e 7,5 mg/die, frazionato in due dosi) o con desametasone (ad un dosaggio variabile fra 0,25 e 05 mg/die, somministrato in una o due dosi). L’emivita più lunga di questi steroidi rispetto all’idrocortisone migliora l’aderenza al trattamento, punto debole nella gestione clinica dei pazienti non più in età evolutiva.

La difficoltà maggiore nella terapia del deficit classico di 21-OH consiste nel trovare il dosaggio farmacologico giusto, che impedisca l’iperandrogenismo senza causare, al tempo stesso, una condizione di ipercortisolismo iatrogeno. Una dose cronicamente eccessiva di steroide, infatti, può determinare nel paziente adolescente/adulto una serie di segni e sintomi che configurano il quadro della sindrome metabolica (iperinsulinismo e/o iperglicemia, ipertensione arteriosa con iniziale perdita del dipping notturno, dislipidemia, obesità prevalentemente di tipo tronculare). Negli adolescenti inoltre, particolarmente invalidante sul piano estetico è la comparsa di strie ai fianchi, in sede mammaria o sulla faccia interna delle cosce, molto frequente quando si utilizzi il desametasone per lunghi periodi, anche se a basse dosi.

Nel deficit non classico di 21-OH, il trattamento farmacologico con glucocorticoidi non è indicato nei pazienti asintomatici. I maschi, solitamente, non richiedono alcun trattamento, a meno che non presentino alterazioni all’esame seminologico. Il trattamento con glucocorticoidi potrebbe essere indicato nei bambini maschi con pubertà precoce, aumento della velocità di crescita e avanzamento dell’età ossea, per ridurre il rischio di bassa statura finale. Ancora più raramente la terapia steroidea potrebbe essere indicata, nei maschi adulti, per impedire lo sviluppo di tessuto surrenalico residuo nel testicolo, che infatti regredisce se si instaura un’adeguata soppressione dell’ACTH. Nelle femmine, soprattutto nelle adolescenti e nelle giovani donne con segni di virilizzazione (forme late-onset), deve essere preso in considerazione un trattamento farmacologico alternativo. In prima istanza un estro-progestinico che abbia un progestinico ad attività anti-androgena; in alternativa, qualora non vi siano irregolarità mestruali, può essere impiegato solamente un anti-androgeno. Lo spironolattone (50-100 mg/die) si è mostrato particolarmente efficace nel controllare acne, seborrea e in misura minore l’irsutismo, anche perché esercita una blanda azione di inibizione della steroidogenesi surrenalica ed ovarica. La flutamide (125-250 mg/die) è un altro anti-androgeno periferico, utile nei casi non classici con esclusivo iperandrogenismo somatico.

Va però sottolineato che sia lo spironolattone che la flutamide sono off-label e richiedono il rilascio di un consenso informato da parte della paziente.

I bambini con il deficit classico di 21-OH con perdita di sale, oltre alla terapia con glucocorticoidi, richiedono un supplemento terapeutico con mineralcorticoidi (solitamente fludrocortisone 0.05-0,2 mg/die) e cloruro di sodio (NaCl 1-2 g/die o 17-34 mmol/die). Il dosaggio terapeutico del fludrocortisone non è dipendente dal peso corporeo e pertanto non presenta sostanziali differenze fra il bambino e l’adulto. Il sodio contenuto nel latte materno è solitamente insufficiente a compensare l’eventuale perdita di sodio e pertanto è necessaria una terapia con NaCl; i bambini più grandi, invece, non richiedono necessariamente un supplemento di NaCl. Per monitorare l’adeguatezza della terapia bisogna valutare l’attività plasmatica reninica o direttamente la renina dosata con metodica RIA.

Trattamento delle ambiguità genitali

Si preferisce un approccio chirurgico nei primi mesi di vita, poiché l’intervento effettuato in età adolescenziale può avere ripercussioni psicologiche non indifferenti. È necessario un supporto psicoterapeutico; un ruolo può essere svolto anche dalle associazioni di pazienti affetti o loro familiari.

Diagnosi e terapia prenatale

Lo studio genetico prenatale è effettuato in tutte le famiglie affette. La somministrazione di glucocorticoidi alla madre riduce le ambiguità genitali nelle femmine affette da deficit di 21-OH. La terapia viene iniziata all’accertamento della gravidanza (5°-6° settimana). Viene utilizzato il desametasone perché non viene inattivato dall’11βidrossisteroido-deidrogenasi placentare. Il dosaggio del farmaco è di 20 μg/kg di peso corporeo/die (calcolato in base al peso corporeo della mamma prima dell’inizio della gravidanza) frazionato in tre dosi. Alla 10°-12° settimana di gestazione viene effettuata la villocentesi con estrazione del DNA e sequenziamento del gene: se il feto è affetto e di sesso femminile, la madre continua la terapia fino al parto; se il feto è femmina non affetto, o se è maschio, la madre interrompe il trattamento. Per quanto riguarda il profilo di sicurezza, i neonati non hanno presentato particolari disturbi alla nascita e le gestanti non hanno presentato particolari problemi, tranne un maggiore incremento di peso rispetto alle pazienti non trattate. Anche se il follow-up di questi soggetti continua nel periodo post-natale, per valutare eventuali effetti secondari della terapia steroidea, al momento è possibile affermare che i benefici del trattamento (riduzione della percentuale di virilizzazione e minore impatto psicologico per il paziente ed i familiari) sono maggiori rispetto ai potenziali rischi.

Dott.ssa Mara Ferrari - Dirigente Medico Pediatra, Responsabile dell’ambulatorio di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Ausl nordovest Toscana, Nuovo Ospedale Apuano, Massa-Carrara

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