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Risultati a dieci anni di un trattamento della leucemia mieloide cronica

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Risultati a dieci anni di un trattamento della leucemia mieloide cronica

Un gruppo di ricercatori italiani ha pubblicato i risultati di un’analisi degli esiti a lungo termine della cura della leucemia mieloide cronica con il farmaco imatinib. I riscontri hanno indicato che questa cura mantiene la sua efficacia a lungo termine e non determina effetti tossici.

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L’imatinib è stato il primo, di una classe di farmaci denominata inibitori della chinasi BCR/ABL, ad essere approvato, dalle Autorità Regolatorie, per la cura della leucemia mieloide cronica. La leucemia mieloide cronica è associata alla presenza, nel cromosoma denominato Philadelphia, di un’alterazione che ha come risultato una fusione di geni BCR/ABL che codifica un enzima del tipo tirosin-chinasi che risulta attivo. L’imatinib si lega alla parte ABL dell’enzima, evitando che vi si leghi l’ATP, e quindi inattivando l’enzima anomalo che contribuisce allo sviluppo della leucemia mieloide cronica. Studi eseguiti sull’attività della molecola hanno evidenziato che le mutazioni del gene della tirosinchinasi BCR/ABL e le modificazioni conseguenti dell’enzima possono ridurre la sensibilità al farmaco. Per questo assume un grande rilievo il risultato della ricerca eseguita da Molica e colleghi, che hanno valutato i risultati a lungo termine della somministrazione di imatinib, sia in termini di efficacia che di sicurezza. La durata media del periodo di osservazione è stata di 10.2 anni (intervallo da 5.8 a 14.8 anni) e la casistica ha incluso sia i malati curati con imatinib come primo approccio, sia quelli che hanno ricevuto questa cura dopo il fallimento dell’interferone. I 459 soggetti considerati avevano una leucemia mieloide cronica nella fase di cronicizzazione e sono stati trattati al di fuori di studi clinici. La percentuale di sopravvivenza complessiva di tutta la casistica a 10 anni è stata del 77.1% e le probabilità di decesso a 10 anni sono state del 7.8% per la leucemia mieloide cronica e del 16% per altre cause. Il valore del rapporto BCR-ABL1 a 3 mesi ≤ 10% e della risposta citogenica completa e della risposta molecolare maggiore a 1 anno è stato confermato anche nella pratica clinica quotidiana. Rispetto ad altri punteggi per la valutazione della sopravvivenza a lungo termine, quello denominato EUTOS ha definito meglio il rischio di decesso attribuibile alla malattia. Hanno ottenuto una risposta molecolare profonda durante la somministrazione di imatinib 236 malati (51.4%) dopo un periodo di tempo medio di 4.57 anni. Una risposta molecolare profonda stabile, mantenuta per almeno 2 anni consecutivi, è stata rilevata in 95 soggetti (20.6%). L’imatinib ha determinato una bassa frequenza di eventi cardiovascolari gravi e di altri tumori, come effetti collaterali.

Questo studio a 10 anni sul trattamento della leucemia mieloide cronica con imatinib ha dimostrato che il farmaco mantiene la sua efficacia nel tempo e che la sua somministrazione a lungo termine non si associa a effetti tossici rilevanti di tipo cumulativo o tardivo. 

Tommaso Sacco

Fonte: Ten-year outcome of chronic-phase chronic myeloid leukemia patients treated with imatinib in real life; Annal of Hematology, 2019 May 11.