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Quadro clinico ed evoluzione della Sindrome di Prader Willi

Parere degli esperti |time pubblicato il
Quadro clinico ed evoluzione della Sindrome di Prader Willi

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La sindrome di Prader Willi (PW) è stata descritta per la prima volta da A. Prader, A. Labhart e H. Willi nel 1956. Si tratta di una malattia genetica rara, riconosciuta dalla sanità in Italia solamente nel 2001 con il decreto n° 279 del 18 maggio: quindi, solo dal 2001, le persone che ne sono affette hanno il diritto all’esenzione. La PW colpisce circa 1 neonato su 15.000; i neonati con PW presentano una grave ipotonia che determina problemi di suzione e un ritardo dello sviluppo psicomotorio. La comparsa di iperfagia e la mancanza del senso di sazietà, che compare dopo i 3 anni di età, possono portare a forme molto gravi di obesità sia durante l’infanzia sia nell’età adulta. Possono essere presenti difficoltà di apprendimento e disturbi comportamentali, nonché problemi psichiatrici; quest’ultima caratteristica peggiora con il tempo, fino a determinare una ridotta capacità a instaurare e mantenere rapporti sociali.

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La maggior parte degli autori concorda nell’affermare che nei soggetti con PW sono presenti anomalie ipotalamico-ipofisarie e che i geni implicati codificano presumibilmente per una o più proteine coinvolte nello sviluppo cerebrale: la loro assenza porterebbe a una disfunzione generalizzata dell’encefalo, della regione ipotalamo-ipofisaria in particolare. Le caratteristiche facciali sono peculiari: fronte stretta, occhi a mandorla, labbro superiore sottile e bocca rivolta verso il basso, con mani e piedi molto piccoli. In assenza di diagnosi di PW l’obesità in questi ragazzi può peggiorare notevolmente, infatti l’obesità è la causa più importante di mortalità in queste persone. Le persone con PW presentano bassa statura, deficit dell’ormone della crescita e ipogonadismo. La malattia è dovuta ad anomalie della regione critica del cromosoma 15 (15q11-q13). Gli esperti concordano che la diagnosi debba basarsi su criteri clinici (i criteri di Holm del 1993, rivisti nel 2001) ed essere confermata dalle analisi genetiche. La maggior parte dei casi è sporadica e i casi familiari sono rari; tutte queste informazioni dovrebbero essere fornite dalla consulenza genetica.

La presa in carico deve essere globale e multidisciplinare. La diagnosi precoce, la terapia multidisciplinare precoce e la terapia con ormone della crescita (growth hormone, GH) hanno migliorato sensibilmente la qualità della vita. Al momento non esistono dati sugli effetti a lungo termine della terapia con GH negli adulti, in particolare sui disturbi comportamentali e sul grado di autonomia raggiunto. Negli adulti le complicanze legate all’obesità (in particolare cardiovascolari, respiratorie e metaboliche) e all’autonomia rappresentano i problemi più importanti.

La PW ha un decorso cronico senza speranza di guarigione: fino a pochi anni fa l’aspettativa di vita era ridotta, per la gravità dell’obesità fin dai primi anni di vita. Ora, con il miglioramento degli stili di vita le persone possono raggiungere mezza età (in Inghilterra un paziente affetto da PW è deceduto all’età di 71 anni). Tuttavia, l’assistenza deve essere continua, per scongiurare il rischio di morte prematura dovuta alle problematiche legate all’obesità. Una diagnosi precoce e un approccio multidisciplinare consentono in pazienti PW di prevenire l’instaurarsi di obesità severa e delle sue conseguenti gravi complicanze. È molto importante che la diagnosi venga posta precocemente, per ottenere un’adeguata prevenzione dell’obesità, una minore incidenza di problemi psicologici e una migliore integrazione nell’ambiente extrafamiliare di questi pazienti e intervenire da subito su queste caratteristiche che diventeranno parte integrante della vita del bambino.

La PW si presenta come una combinazione di caratteristiche fisiche e comportamentali e il quadro clinico si modifica con l’età. Zellweger in tal senso la definisce una malattia bifasica, poiché a una fase iniziale nella prima infanzia caratterizzata da ipotonia successivamente fa seguito quella dell’obesità. Donaldson ha successivamente differenziato la fase fetale e quella neonatale, mentre Whitman ha aggiunto la fase dell’adolescenza, caratterizzata da alterazioni del comportamento. La disfunzione ipotalamo-ipofisaria sarebbe responsabile del deficit del GH che è presente nella maggior parte dei soggetti con PW. La terapia con GH ha anche una motivazione metabolica, per indurre uno sviluppo della massa muscolare a scapito della massa grassa. La terapia con GH nei bambini con PW ha variato le caratteristiche fenotipiche e la maggior parte degli autori concorda sull’utilizzare della terapia con GH per tutta la vita nei soggetti con PW.

Letizia Ragusa - I.R.C.C.S. Oasi Maria SS, Troina

Letture consigliate

  • Cassidy SB, et al. Few phenotypic differences between patients with Prader Willi syndrome due to deletion 15 q and uniparental disomy15 (summary). The Gathered View 1995;20(6):5.
  • Crinic KA, et al. Preventing mental retardation associated with gross obesity in the Prader Willi syndrome. Pediatrics 1980;66:787-9.
  • Dykens EM, Leckman J, Cassidy SB. Obsession and Compulsions in Prader Willi Syndrome. J Child Psychol Psychiatry 1996;37(8):995-1002.
  • Eiholzer U, et al. Treatment with Human growth Hormone in Patients with Prader Labhart Willi syndrome reduces body fat and increases muscle mass and physical performance. Eur J Pediatrics 1998;157:368-77.