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Pubblicata una revisione della letteratura sulla diagnosi e sulla gestione della Sindrome di Cushing

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Pubblicata una revisione della letteratura sulla diagnosi e sulla gestione della Sindrome di Cushing

Uno specialista statunitense ha fatto il punto sulle attuali conoscenze sulla Sindrome di Cushing, in particolare per quanto riguarda la diagnosi e la gestione clinica. Fra gli aspetti evidenziati nell’articolo, la difficoltà di individuarla nelle forme più lievi e l’attenzione da porre nella scelta della cura di quelle più gravi.

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Nieman, nell’introduzione dell’articolo, ricorda che la Sindrome di Cushing è provocata da un aumento patologico della concentrazione di cortisolo nel sangue e questo, a sua volta, è conseguenza di un’eccessiva produzione di ACTH da parte dell’ipofisi o di una secrezione troppo elevata di cortisolo da parte di ghiandole surrenali non più regolate dall’ACTH. Questa malattia può essere fatale e, se non adeguatamente curata, si associa a patologie come ipertensione arteriosa, diabete, malattie cardiovascolari, infezioni, fratture delle ossa e alterazioni della coagulazione. Per evitare che una forma iniziale di Sindrome di Cushing evolva verso quadri più gravi, è fondamentale formulare una diagnosi precoce. D’altra parte, uno dei problemi maggiori che si incontra nella pratica clinica è quello di identificare i primi segni della malattia, o meglio, di attribuirli a quest’ultima. Infatti, Nieman ricorda che a volte la Sindrome di Cushing si presenta con un aumento di peso o con un’ipertensione arteriosa che sono molto frequenti nella popolazione generale e non fanno pensare necessariamente, come causa, alla presenza di una malattia endocrinologica. A questo proposito nell’articolo si propongono alcuni “profili” di casi nei quali si dovrebbe formulare il sospetto di una Sindrome di Cushing, come ad esempio quello di una giovane donna con eccesso di peso, irsutismo e alterazioni del ciclo mestruale. Come ricorda l’autore, la prima diagnosi alla quale si penserebbe è quella della Sindrome dell’ovaio policistico. D’altra parte, egli segnala che, se al quadro sopra descritto si associano depressione, problemi di memoria e facilità a sviluppare ecchimosi (lividi), è bene formulare l’ipotesi diagnostica di Sindrome di Cushing. Dopo aver passato in rivista pro e contro degli esami disponibili per la diagnosi, Nieman fa il punto sui trattamenti, sia per quanto riguarda le soluzioni chirurgiche, che circa le cure mediche della malattia in sé e delle sue conseguenze sugli altri organi e apparati.

Nelle conclusioni si raccomanda di raccogliere con la massima cura la storia di ogni singolo soggetto nel quale si sospetti la presenza della Sindrome di Cushing e di impiegare le cure più efficaci nel ridurre la secrezione di cortisolo, nei casi in cui non sia possibile il trattamento chirurgico.

Tommaso Sacco

Fonte: Recent Updates on the Diagnosis and Management of Cushing’s Syndrome; Endocrinology and Metabolism 2018;33:139-146