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Problemi e soluzioni relativi agli aspetti psicologici e sociali della narcolessia

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Problemi e soluzioni relativi agli aspetti psicologici e sociali della narcolessia

Il 14 novembre 2015 si è tenuto a Bologna un Simposio dal titolo “Diagnosi e trattamento multidisciplinare della narcolessia: dall’impatto psicosociale alla co-morbidità psichiatrica”. Molti degli argomenti trattati riguardano la vita quotidiana delle persone con questa malattia.

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Nella lettura introduttiva del Simposio, Giuseppe Plazzi, Professore dell’Istituto di Scienze Neurologiche dell’Ospedale Bellaria di Bologna e uno dei massimi esperti europei di narcolessia, ha passato in rassegna le più recenti acquisizioni relative alla malattia, compresa la classificazione, appena proposta, per distinguere meglio la narcolessia di tipo 1, caratterizzata dalla presenza di cataplessia, da quella di tipo 2, generalmente meno grave. Il relatore ha riportato le conoscenze certe, ma anche gli aspetti ancora da chiarire, primo fra tutti il meccanismo che innesca la distruzione delle cellule che, nel cervello, producono una molecola chiamata orexina (o ipocretica), provocando, come conseguenza, il quadro caratteristico della narcolessia di tipo 1. Francesca Ingravallo, specialista in Medicina Legale e da tempo impegnata nel campo della narcolessia, ha sottolineato che gli effetti che questa malattia ha sulla psicologia e sulla vita sociale dei malati ricevono molta meno attenzione di quello che dovrebbero. Interessanti i dati riguardanti i disagi che bambini e ragazzi narcolettici hanno a scuola e in generale nella vita quotidiana. Uno dei messaggi chiave della sua presentazione è stato che, tanto più precocemente è individuata la malattia, tanto più efficaci saranno le soluzioni che permettono di far vivere una vita normale a questi soggetti e, fra le soluzioni, non ci sono solo le cure specifiche, ma anche programmi scolastici ed educativi dedicati. Fra i maggiori problemi che hanno invece gli adulti narcolettici ci sono quelli relativi alla patente di guida. Come ha ammesso Andrea Minarini, Direttore del Servizio di Medicina Legale dell’Azienda USL di Bologna, le commissioni preposte tendono a negare la patente di guida a chi ha questa malattia e non sempre entrano nel dettaglio del singolo caso e, soprattutto, non è ancora prassi consolidata quella di coinvolgere, nella valutazione, uno specialista competente che potrebbe confermare o meno la compatibilità del quadro con la concessione della patente. Molto interessanti anche le relazioni successive, da quella di Isabelle Arnulf sulle modificazioni dei sogni a quella di Fabio Pizza sulle malattie psichiatriche che si possono associare alla narcolessia. Alla sessione del mattino sono seguiti, nel pomeriggio, gruppi di lavoro nei quali si sono discussi casi clinici. All’evento ha partecipato l’Associazione Italiana Narcolettici e Ipersonni (http://www.narcolessia.it) che è molto attiva nel fornire supporto a chi è affetto da queste malattie.

Tommaso Sacco

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