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Presente e futuro della cura della leucemia mieloide cronica

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Presente e futuro della cura della leucemia mieloide cronica

Un gruppo internazionale di esperti, del quale fanno parte specialisti di Genova e Torino, ha fatto il punto sulle soluzioni attualmente disponibili e sulle prospettive future nella cura della leucemia mieloide cronica. Nelle conclusioni si sottolineano i progressi acquisiti negli ultimi vent’anni e la necessità di scegliere con attenzione la cura più efficace e sicura.

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Carella e colleghi, nell’introdurre il loro articolo, premettono che l’impiego nella pratica clinica dei farmaci denominati inibitori della tirosin-kinasi ha determinato una vera e propria rivoluzione nella cura della leucemia mieloide cronica. A tale considerazione aggiungono che la sfida attuale consiste nell’eradicazione della malattia e che, in particolare, tre sono i quesiti ai quali rispondere: il primo è quale tipo di inibitore della tirosin-kinasi usare per iniziare il trattamento, il secondo è su chi deve sospendere la cura e il terzo è cosa riserva il futuro per il trattamento della malattia. Circa la necessità di selezionare una fra le diverse molecole disponibili come cura di prima linea, gli autori ammettono che “l’imbarazzo della scelta” deriva dall’introduzione di vari tipi di inibitori della tirosin-kinasi dopo il capostipite di questa classe di farmaci che è stato l’imatinib. Carella e colleghi riportano quindi vantaggi e svantaggi dimostrati per le diverse molecole e suggeriscono i parametri ai quali fare riferimento, nella pratica clinica, per misurare l’efficacia delle cure. Fra i prodotti citati come alternativa all’imatinib ci sono il dasatinib, il nilotinib e il bosutinib. Come conclusioni della loro analisi, gli autori sottolineano che l’imatinib è il farmaco che ha cambiato lo scenario della cura della leucemia mieloide cronica, ma aggiungono che dasatinib, nilotinib e bosutinib sono tutti possibili alternative, da usare come terapia di prima linea, soprattutto per il loro effetto più profondo e più rapido nel modificare i parametri molecolari che si usano per seguire la malattia. A parere degli autori, l’uso delle molecole più recenti in prima linea andrebbe offerto ai soggetti con un rischio maggiore di progressione della malattia. In alternativa, si può pensare a un trattamento iniziale con imatinib, per poi eventualmente passare a una delle molecole di seconda generazione. Nell’articolo, si affronta anche l’argomento della continuazione o dell’interruzione del trattamento. Finora le raccomandazioni hanno suggerito di proseguire la somministrazione degli inibitori della tirosin-kinasi a tempo indefinito, ma Carella e colleghi riportano una serie di motivi che supporterebbero l’interruzione della terapia. I dati disponibili non permettono di trarre conclusioni circa questo aspetto, ma indicano l’opportunità di valutare con più attenzione strategie per ottenere la remissione della malattia in assenza di cura. Nell’articolo, riguardo alle prospettive future, si citano nuovi farmaci che potrebbero essere associati agli inibitori della tirosin-kinasi e si sottolinea la necessità di individuare soluzioni per le fasi più avanzate della malattia.

Tommaso Sacco

Fonte: Present Results And Future Perspectives In Optimizing Chronic Myeloid Leukemia Therapy; Haematologica June 2018 103: 928-930