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Nuovo metodo di laboratorio per la diagnosi della malattia di Lyme

Notizia |time pubblicato il
Nuovo metodo di laboratorio per la diagnosi della malattia di Lyme

Esperti italiani di diversi Centri del Nord Italia hanno eseguito uno studio per valutare l’attendibilità di un nuovo metodo di laboratorio messo a punto per rilevare la presenza della malattia di Lyme. I risultati hanno dimostrato che il test da loro impiegato, non è adeguato come unica indagine, ma può essere parte di un approccio diagnostico di laboratorio più ampio.

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La malattia di Lyme è causata dall’infezione provocata da un microrganismo denominato Borrelia burgdorferi. Questo, a sua volta, viene trasmesso all’uomo con il morso della zecca. Questa patologia è la più frequente, fra quelle trasmesse dalla zecca, in molti Paesi europei. In particolare in Italia, un’indagine pubblicata nel 2019 ha riportato un’incidenza di 0.001 casi all’anno su 100.000 persone, mentre in Svezia essa è stata di 632 all’anno su 100.000 abitanti. La diagnosi di malattia di Lyme si formula incrociando evidenze cliniche con riscontri di laboratorio. In una zona dove la patologia è frequente, cioè endemica, rilevare un arrossamento della pelle che gli specialisti chiamano eritema migrante, perché consiste in un arrossamento circolare che tende a spostarsi in diverse aree della pelle, può essere sufficiente a confermare la diagnosi. D’altra parte, le manifestazioni della malattia di Lyme possono essere molto meno tipiche e questo rende necessario esami di laboratorio molto affidabili, che sgombrino il campo da eventuali dubbi. L’individuazione del DNA della Borrelia burgdorferi  in campioni di biopsie della pelle o in campioni di sangue ha una grande specificità di valutazione, cioè individua con precisione questo microrganismo, ma è poco sensibile, vale a dire che un risultato negativo non garantisce al 100% che l’infezione da Borrelia burgdorferi sia assente. Inoltre, infezioni provocate da microrganismi simili o da virus, come quello di Epstein-Barr, e alcune alterazioni della funzione del sistema immunitario possono fornire risposte falsamente positive, in soggetti che non hanno la malattia di Lyme. Per tutti i motivi sopra riportati, molti laboratori statunitensi ed europei eseguono procedure con un doppio passaggio che prevedono, dopo avere ottenuto un primo esito positivo o indeterminato, una seconda valutazione, cercando separatamente gli anticorpi IgG e IgM reattivi verso il microrganismo. Se questa seconda verifica fornisce un esito positivo, la risposta è considerata attendibile. Tanta attenzione alle valutazioni di laboratorio sono giustificate non solo dal fatto che la malattia di Lyme può essere molto invalidante, ma anche dalla elevata frequenza di diagnosi mancate o sbagliate nelle storie dei malati. Ovviamente si è alla ricerca di metodologie che semplifichino la diagnosi di laboratorio, mantenendo una buona affidabilità. Zannoli e colleghi hanno confrontato l’attendibilità di un nuovo metodo di laboratorio in grado di cercare gli anticorpi diretti verso una proteina presente sulla superficie della Borrelia burgdorferi. La nuova tecnica di laboratorio è stata confrontata con la procedura, articolata su due passaggi, che è stata citata in precedenza. Il confronto è stato eseguito in tre diversi laboratori, operanti in Romagna, Friuli e Trentino, aree caratterizzate da frequenze diverse della malattia di Lyme. Sono stati analizzati 804 campioni di sangue, dei quali 695 hanno fornito risposte uguali per il vecchio e per il nuovo esame: 564 erano negativi e 131 positivi. Quando sono stati disponibili, alle analisi di laboratorio sono stati affiancati informazioni cliniche e risultati di altri esami laboratoristici. Nell’insieme, il nuovo metodo ha dimostrato una buona concordanza con la precedente procedura a due passaggi (k di Cohen = 0.619). Ciò nonostante, la distribuzione dei dati discordanti fra i due test ha dimostrato leggere differenze degli esiti raccolti con il nuovo metodo, che comunque possono influenzare negativamente la gestione clinica dei malati.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che il nuovo esame valutato non è ideale come unico approccio per la diagnosi, ma potrebbe essere associato al metodo a due passaggi, con l’obiettivo di definire un percorso di esami di laboratorio completo ed efficace.           

Tommaso Sacco

Fonti