Cambiamenti delle abitudini dei narcolettici durante l’isolamento dovuto al COVID-19

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Cambiamenti delle abitudini dei narcolettici durante l’isolamento dovuto al COVID-19

Un gruppo di esperti italiani ha valutato l’effetto dell’isolamento imposto per contrastare l’epidemia da COVID-19 sulle abitudini delle persone con narcolessia di tipo 1. I risultati hanno indicato che, in alcuni malati, la permanenza obbligata in casa ha favorito un aumento dei comportamenti comunemente proposti per contrastare l’eccessiva sonnolenza diurna.

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Il Centro della Narcolessia della Clinica Neurologica di Bologna è una delle eccellenze mondiali in questo campo e segue un’ampia casistica di malati di narcolessia, per il 70% proveniente da Regioni diverse dall’Emilia-Romagna. Fra il febbraio e il marzo 2020, in Italia si è registrato il numero più elevato di casi e di decessi fra quelli dichiarati dai Paesi del Mondo a causa dell’epidemia da COVID-19. A partire dall’11 marzo 2020, il Governo italiano ha imposto l’isolamento a casa di tutti i cittadini, tranne quelli che avevano inderogabili necessità di lavoro o di salute. Per garantire continuità all’assistenza, i neurologi del Centro della Narcolessia di Bologna hanno proposto ai loro assistiti di essere seguiti con controlli telefonici, limitando ai casi più gravi gli accessi in Ospedale per visite. Ciò ha permesso di raccogliere informazioni dettagliate sull’impatto dell’isolamento su abitudini come il lavoro o lo studio da casa e le durate di sonno e veglia. È stata registrata anche la gravità dei sintomi. Nell’analisi prevista dallo studio, Postiglione e colleghi hanno incluso narcolettici che avevano accettato di partecipare al programma prestabilito di controlli telefonici nel periodo compreso fra il 16 aprile e il 12 maggio 2020, vale a dire durante l’isolamento. In particolare, sono stati valutati i dati di chi aveva una precedente diagnosi di narcolessia di tipo 1, aveva accettato di essere sottoposto a verifiche telefoniche, invece di attendere la riapertura degli ambulatori del Centro, riceveva una cura farmacologica stabilizzata da almeno un anno ed era già stato arruolato in uno studio prospettico approvato dal locale Comitato Etico. Nel complesso la ricerca ha considerato dati e informazioni di 50 malati, per il 40% maschi, di età compresa fra 35.0±19.4 anni. Di questa casistica, al momento dell’inserimento nel programma di monitoraggio, 20 persone non avevano modificato la loro situazione di lavoro o di studio, 22 lavoravano o studiavano da casa e 8 avevano perso il lavoro a causa dell’isolamento. Nel gruppo dei disoccupati non si sono osservate modificazioni significative dei comportamenti, rispetto al periodo precedente all’isolamento. In quelli che non hanno riportato modificazioni delle loro attività c’è stato un numero maggiore di risvegli durante il sonno notturno. Infine, nei malati di narcolessia di tipo 1 che hanno dichiarato di lavorare o di studiare da casa si sono riscontrati: prolungamento della durata del sonno notturno, più frequenti sonnellini durante il giorno e miglioramento della sonnolenza diurna. A fronte del miglioramento di tali abitudini e sintomi, c’è stato, in questo gruppo, un incremento significativo del peso corporeo. Non si sono osservate differenze nell’andamento dei seguenti sintomi: paralisi del sonno, allucinazioni, comportamenti automatici e cataplessia. Anche il problema del sonno notturno disturbato non ha subito cambiamenti sostanziali.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato, in particolare, il miglioramento di alcuni comportamenti nelle persone che, durante l’isolamento, hanno lavorato o studiato da casa, al quale è corrisposto un aumento del peso corporeo.                  

Tommaso Sacco

Fonte: Impact of COVID-19 pandemic lockdown on narcolepsy type 1 Management. Brain and Behavior. 2020;00:e01955

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