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Miastenia gravis e infezione da COVID-19

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Miastenia gravis e infezione da COVID-19

Un gruppo di specialisti italiani ha pubblicato casi clinici nei quali la miastenia gravis è stata individuata dopo la comparsa di un’infezione da COVID-19. Proposte diverse interpretazioni di questa associazione, che coinvolgono meccanismi del sistema immunitario ancora da chiarire.

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Nell’introduzione della pubblicazione, Restivo e colleghi hanno ricordato che alcuni soggetti con gravi infezioni respiratorie da COVID-19 hanno mostrato sintomi neurologici e hanno aggiunto che, come causa di questi quadri, è stata ipotizzata un’estensione dell’infezione virale a strutture del sistema nervoso. In alternativa, potrebbero essere meccanismi del sistema immunitario a provocare danni e sintomi. La miastenia gravis è una malattia autoimmune nella quale anticorpi si legano ai recettori di un mediatore chiamato acetilcolina o a molecole a essa correlate che si trovano in strutture che mettono in relazione sistema nervoso e muscoli. Gli autori hanno descritto 3 casi di persone che hanno presentato miastenia gravis dopo un’infezione da COVID-19 e senza che, prima di tale infezione, avessero mostrato alcuna evidenza di malattie neurologiche o immunitarie. Il primo caso è stato quello di un maschio di 64 anni che ha avuto 39°C di febbre per quattro giorni. Cinque giorni dopo la comparsa della febbre ha sviluppato diplopia, vale a dire visione sdoppiata, ed eccessiva affaticabilità dei muscoli. La tomografia computerizzata del torace è risultata normale, mentre il tampone è stato positivo per infezione da COVID-19. Restivo e colleghi hanno sospettato la presenza di una miastenia gravis sulla base dei sintomi, anche se la visita neurologica aveva dato esito negativo. Esami strumentali più approfonditi e mirati hanno evidenziato alterazioni della funzione della giunzione fra nervi e muscoli caratteristiche della miastenia gravis. Il malato ha mostrato una risposta ai farmaci, comunemente somministrati per la miastenia gravis, che ha indirizzato verso una conferma della presenza della malattia. Il secondo caso è stato quello di un maschio di 68 anni con febbre a 38.8°C per sette giorni e, al settimo giorno, un’affaticabilità muscolare generalizzata, combinata a diplopia e disfagia. Anche in questo soggetto la tomografia computerizzata del torace ha dato esito normale, mentre il tampone naso-faringeo è risultato positivo. Come nel caso precedente la visita neurologica non ha dato riscontri patologici, mentre le prove strumentali specifiche hanno dimostrato un difetto della trasmissione degli stimoli fra nervi e muscoli. Inoltre, si è osservata un’elevata concentrazione di anticorpi anti-acetilcolina nel sangue. Si è ottenuto un miglioramento dopo un ciclo di cura con immunoglobuline per via endovenosa. Nel terzo caso, una femmina di 71 anni, si sono presentate tosse e febbre a 38.6°C per giorni e il tampone naso-faringeo ha dato esito negativo per infezione da COVID-19. Dopo cinque giorni dalla comparsa dei sintomi si è rilevata una visione sdoppiata insieme ad altri segni compatibili con la presenza di miastenia gravis. La tomografia computerizzata del torace ha dimostrato la presenza di una polmonite bilaterale interstiziale, cioè di un quadro respiratorio caratteristico dell’infezione da COVID-19. I sintomi relativi all’apparato respiratorio sono rapidamente peggiorati, richiedendo l’esecuzione di una tracheotomia con intubazione per supportare la respirazione. Anche in questa persona esami strumentali hanno dimostrato un’alterata trasmissione dello stimolo fra nervi e muscoli e quelli del sangue hanno rilevato un’elevata concentrazione di anticorpi anti-acetilcolina nel sangue. Dopo cinque giorni è stato eseguito un altro tampone con esito positivo per infezione da COVID-19. Un primo miglioramento si è ottenuto con la plasmaferesi, grazie al quale è stato possibile sospendere la respirazione assistita.

Nelle conclusioni gli autori hanno ricordato che i casi da loro descritti fanno ipotizzare che l’infezione virale da COVID-19 possa aver favorito lo sviluppo di una malattia autoimmune come la miastenia gravis. I tempi intercorsi fra la manifestazione dell’infezione e quella dei sintomi della miastenia gravis sono compatibili con una relazione fra le due malattie. Circa i meccanismi alla base di tale relazione, Restivo e colleghi hanno proposto varie ipotesi, fra le quali quella di una reazione immunitaria crociata. Questo vorrebbe dire che anticorpi prodotti dal sistema immunitario contro il COVID-19 altererebbero i recettori dell’acetilcolina presenti nelle giunzioni neuromuscolari.

Tommaso Sacco

Fonte: Myasthenia Gravis Associated With SARS-CoV-2 Infection; Annals of Internal Medicine, 2020 Aug 10:L20-0845