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Malattie del cavo orale e abitudini alimentari delle persone con malattia di Wilson

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Malattie del cavo orale e abitudini alimentari delle persone con malattia di Wilson

Un gruppo di specialisti dell’Università di Napoli ha eseguito uno studio per valutare le condizioni del cavo orale, le abitudini relative al mantenimento di un cavo orale sano e alimentazione in persone con malattia di Wilson. I risultati hanno indicato che questi soggetti non hanno problemi di salute del cavo orale peggiori di quelle dei soggetti normali, salvo una frequenza maggiore di danni allo smalto.

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La malattia di Wilson è una patologia caratterizzata da alterazione del metabolismo del rame e si trasmette per via genetica con modalità autosomica recessiva. Le persone che ne sono affette hanno mutazioni del gene ATP7B, che codifica un enzima necessario per l’escrezione del rame nella bile. Il modo di presentarsi della malattia di Wilson è molto variabile e questo fa sì che la diagnosi venga formulata in ritardo o che la patologia non venga riconosciuta affatto. I principali segni e sintomi sono riconducibili ai danni che si verificano a carico del fegato, ma diversi altri organi e apparati possono presentare alterazioni. Le ricerche che hanno valutato la salute della bocca sono poche e per questo Ferrazzano e colleghi hanno eseguito uno studio su condizioni del cavo orale, abitudini dei malati relativi alla salute della bocca e alimentazione di soggetti con Malattia di Wilson. Ne sono stati selezionati 60, 34 maschi e 26 femmine di età media 21.7 anni, e i dati e le informazioni raccolti in questa casistica sono stati confrontati con quelli di 62 individui non affetti dalla malattia, ma simili per sesso ed età. Tutti sono stati sottoposti a un esame clinico e hanno compilato un questionario sulle abitudini riguardanti il benessere del cavo orale e sull’alimentazione. Dalle persone con malattia di Wilson sono state raccolte informazioni sui farmaci assunti a lungo termine. L’indice denominato DMFT [Decayed Missing Filled Teeth: (numero di) denti cariati, mancanti e con otturazioni] serve a misurare il numero di denti mancanti o curati per carie e quello chiamato DDE (Defects of Dental Enamel; in italiano difetti dello smalto dei denti) serve a quantificare varie alterazioni che si rilevano nello smalto dei denti: dalla formazione di aree opache color crema o gialle alla ridotta estensione o alla mancanza dello smalto. Il valore medio del DMFT è stato di 3.75 ± 4.65 rispetto a 2.81 ± 4.65 nel gruppo di controllo. La differenza fra le medie del DMFT non è stata statisticamente significativa. I valori del DDE sono stati invece più alti in maniera statisticamente significativa nelle persone con malattia di Wilson, rispetto al gruppo di confronto. Non si sono rilevate differenze per due altri indicatori, riguardanti, rispettivamente, la presenza di placche sui denti o di sanguinamenti delle gengive. Anche i problemi di malocclusione, vale a dire di alterazioni della posizione reciproca delle due arcate dentali, sono stati simili nei malati e nei controlli. Sulle base delle informazioni raccolte con i questionari, si sono rilevate differenze statisticamente significative riguardo a: numero annuale di visite odontoiatriche, frequenza di pulizia dei denti dopo gli spuntini, assunzione di bibite e uso di collutori. Nelle persone con malattia di Wilson non si sono rilevate associazioni fra farmaci assunti a lungo termine e stato di salute del cavo orale.

Nelle conclusioni Ferrazzano e colleghi hanno evidenziato che, in generale, le persone con malattia di Wilson non hanno una salute della bocca peggiore dei soggetti che non ne sono affetti, nonostante abbiano abitudini meno sane in termini di cura della bocca e di alimentazione. Solo i difetti dello smalto sono più frequenti.

Tommaso Sacco

Fonte: Oral health conditions in Wilson’s disease patients: A clinical diagnostic study; European Journal Paediatric Dentistry 2020; 21/2 : 136-42.