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Malattia di Lyme: una malattia infettiva rara che suscita sempre maggiore allarme

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Malattia di Lyme: una malattia infettiva rara che suscita sempre maggiore allarme

Di recente varie importanti testate giornalistiche degli Stati Uniti si sono occupate della malattia di Lyme, segnalando la sua diffusione crescente e arrivando a definirla la malattia infettiva che si diffonde più rapidamente negli Stati Uniti, dopo la Sindrome da immunodeficienza acquisita (Acquired Immune Deficency Syndrome: AIDS). Alcune evidenze suggeriscono che la frequenza della malattia sta aumentando anche in Europa.

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Un recente articolo del New Yorker ha preso in considerazione tutti gli aspetti dubbi riguardanti la malattia di Lyme: dall’interpretazione dei sintomi ai mezzi di diagnosi, dalla definizione della frequenza alle caratteristiche della Borrelia burgdorferi, fino ad arrivare al miglior modo per curarla. Comunemente si ritiene che il soggetto colpito dalla malattia di Lyme si accorga di essere stato punto dalla zecca che trasmette il batterio, ma sono molti i casi nei quali il malato dichiara di non essersi reso conto di questo evento. Nell’articolo del New Yorker si racconta la storia di una persona che è stata punta da una zecca, non ha presentato le lesioni localizzate alla pelle tipiche del primo stadio della malattia e ha manifestato sintomi insoliti e generici, come ansia, depressione e disturbi del sonno, in tempi successivi. Questo ha fatto sì che la diagnosi e il primo ciclo di terapia siano stati ritardati e le cure non siano state efficaci.

Consultando esperti della malattia e persone che ne sono state affette, l’autore dell’articolo dipinge uno scenario complesso e preoccupante. Molti malati continuano a manifestare sintomi anche dopo che la diagnosi è stata formulata, la cura somministrata e gli esami di controllo hanno dimostrato che non è più rilevabile la Borrelia nell’organismo. Nell’interpretazione di questi quadri cronici gli specialisti si dividono fra quelli che attribuiscono i sintomi a fattori psicologici, e quindi non ritengono opportuno somministrare nuovi cicli di antibiotici, quelli che continuano a somministrare antibiotici per mesi o anni e coloro i quali ipotizzano che durante l’infezione sostenuta dal batterio s’inneschino alterazioni della funzione del sistema immunitario che sostengono stadi successivi della malattia e provocano i sintomi e quindi propongono altri approcci. Non mancano cure alternative per la gestione della malattia di Lyme che si basano su restrizioni alimentari e somministrazione di supplementi nutrizionali che hanno lo scopo di aiutare l’organismo a liberarsi da sostanze tossiche. Per aiutare le persone con malattia di Lyme a orientarsi in questo scenario, complesso e non del tutto chiaro, è nata un’associazione di malati che, all’inizio del 2013, ha raccolto fondi per 800.000 dollari. Intanto le ricerche procedono e si spera che al più presto forniscano risposte agli interrogativi riguardanti la malattia di Lyme, il primo fra i quali è: in soggetti nei quali è stata somministrata una cura efficace e non si riesce più a rilevare la Borrelia burgdorferi, può essere che l’infezione persista, in qualche forma che sfugge alle indagini, determinando lo stato di malattia e provocando sintomi?

Tommaso Sacco

Fonte: The New Yorker