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Frequenza cardiaca, stress e dolore nella neurofibromatosi di tipo 1

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Frequenza cardiaca, stress e dolore nella neurofibromatosi di tipo 1

Un gruppo di ricercatori degli Stati Uniti ha valutato la relazione fra frequenza cardiaca, reazioni psicologiche allo stress e dolore, in persone affette da neurofibromatosi di tipo 1. I risultati hanno indicato che, in questi soggetti, il dolore attiva processi molto complessi che vanno considerati attentamente nella gestione clinica della malattia.

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Le persone affette da neurofibromatosi di tipo 1 o da neurofibromi plexiformi, una variante rara della stessa neurofibromatosi, possono avere dolore cronico. Precedenti ricerche hanno studiato il rapporto fra dolore persistente e frequenza dei battiti del cuore come indice delle reazioni del sistema nervoso autonomo alla percezione del dolore. Queste valutazioni hanno rilevato che gli individui con dolore cronico tendono ad avere una frequenza più bassa del ritmo cardiaco. A tale evidenza è stata associata anche una ridotta adattabilità allo stress provocato dal dolore e quest’ultima è stata definita anche come diminuita flessibilità psicologica. Allen e colleghi hanno eseguito uno studio mirato a valutare la relazione fra ritmo cardiaco, adattabilità psicologica e dolore in adolescenti e giovani adulti con neurofibromatosi di tipo 1 o con neurofibromi plexiformi. L’intervallo di età dei 40 partecipanti è stato di 16-34 anni e in tutti sono stati misurati al basale: dolore, funzioni psicologiche e frequenza cardiaca. Un sottogruppo di 20 di questi soggetti ha eseguito le stesse valutazioni dopo 8 settimane. I dati raccolti al basale in tutta la casistica hanno dimostrato che chi presentava una frequenza più bassa dei battiti cardiaci aveva anche una maggiore frequenza degli episodi di dolore e una minore adattabilità allo stress. Invece l’intensità del dolore non influiva sulla suddetta relazione. Inoltre, l’inadeguata flessibilità psicologica era un fattore significativo di mediazione fra la frequenza del dolore e le variazioni del ritmo cardiaco. Infine, con specifici metodi statistici, si è potuto rilevare che le persone che al basale avevano una ridotta adattabilità psicologica, in seguito mostravano variazioni più evidenti della frequenza cardiaca e che, gli individui con modificazioni del ritmo cardiaco al basale, avevano una maggiore intensità del dolore alla verifica successiva.

Gli autori hanno concluso che i risultati del loro studio hanno indicato che esistono relazioni molto complesse, fra mente e resto dell’organismo, nelle persone con neurofibromatosi di tipo 1 che sono affette da dolore cronico. Tali relazioni, poco studiate finora, necessitano di opportuni approfondimenti e comporteranno approcci specifici nella gestione clinica della malattia.

Tommaso Sacco

Fonte: The Relationship between Heart Rate Variability, Psychological Flexibility, and Pain in Neurofibromatosis Type 1; Pain Practice, 2018 Mar 23