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Efficacia dei trattamenti di prima linea per la leucemia mieloide cronica

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Efficacia dei trattamenti di prima linea per la leucemia mieloide cronica

Un gruppo di specialisti belgi ha eseguito una metanalisi che ha valutato l’efficacia delle cure di prima linea oggi disponibili per la leucemia mieloide cronica. I risultati hanno dimostrato che gli inibitori della tirosinchinasi di seconda generazione offrono vantaggi come miglioramento degli indicatori secondari di efficacia, ma non riguardo alla sopravvivenza.

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La cura della leucemia mieloide cronica ha subito profondi cambiamenti, negli ultimi vent’anni, grazie allo sviluppo di farmaci denominati inibitori della tirosinchinasi. Essi hanno l’obiettivo di inibire l’attività della tirosinchinasi BCR-ABL di tipo P210, limitando la proliferazione delle cellule caratteristiche della leucemia mieloide cronica. Il primo farmaco con questo meccanismo d’azione introdotto nella pratica clinica è stato l’imatinib, che è considerato sicuro ed efficace. La seconda generazione di inibitori della tirosinchiansi BCR-ABL consiste nelle molecole dasatinib, nilotinib e bosutinib, che inducono una risposta più rapida, ma sono considerate meno tollerabili. Le Linee Guida basate sull’evidenza che sono state proposte per supportare i medici nella scelta fra i prodotti di prima e seconda generazione raccomandano di decidere in base all’obiettivo della cura, ai costi e al profilo di sicurezza relativo al singolo malato. Ad esempio, i farmaci di nuova generazione sono indicati nei soggetti più giovani, nei quali è più probabile ottenere una remissione della malattia senza trattamento. Nonostante i benefici evidenziati per alcuni aspetti del trattamento, gli inibitori della tirosinchinasi BCR-ABL di seconda generazione non hanno dimostrato vantaggi, rispetto all’imatinib nel prolungare la sopravvivenza. Precedenti metanalisi hanno valutato questi aspetti, ma le analisi della sopravvivenza erano limitate a un periodo di osservazione di un anno e questo potrebbe aver favorito i farmaci di seconda generazione. D’altra parte, i risultati di uno studio a cinque anni, eseguito con il nilotinib, hanno dimostrato una sopravvivenza maggiore con questa molecola, rispetto a quella ottenuta con l’imatinib. Un altro punto rilevante è quello della sicurezza, in quanto alcune metanalisi hanno dimostrato un rischio di occlusione dei vasi associato all’assunzione di inibitori della tirosinchinasi BCR-ABL di seconda generazione. Haguet e colleghi hanno eseguito una metanalisi per valutare l’efficacia a lungo termine e la frequenza di comparsa di occlusione dei vasi in persone con leucemia mieloide cronica curate con imatinib o con inibitori della tirosinchinasi BCR-ABL di seconda generazione. Sono stati cercati articoli e estratti da Congressi relativi a studi clinici randomizzati e controllati presenti nei tre maggiori archivi di pubblicazioni scientifiche. Dati sull’argomento sono stati cercati anche nei registri clinici dedicati a questa malattia. Le variabili di efficacia individuate nella documentazione raccolta sono state: sopravvivenza complessiva, risposta molecolare maggiore, risposta citogenetica completa, presenza di occlusione delle arterie e presenza di trombi nelle vene. Tutti i dati raccolti sono stati sintetizzati come rapporti di probabilità, usando un modello a effetto fisso. La metanalisi ha considerato 14 ricerche cliniche che avevano arruolato un totale di 4659 soggetti con leucemia mieloide cronica. I risultati hanno indicato che gli inibitori della tirosinchinasi BCR-ABL di seconda generazione non hanno migliorato la sopravvivenza complessiva, rispetto all’imatinib, anche considerando periodi di osservazione di più di un anno (rapporto di probabilità 1.17; intervallo di confidenza al 95% 0.91-1.52). I prodotti di seconda generazione hanno migliorato gli indicatori secondari di efficacia a 12 e a 24 mesi, ma hanno aumentato il rischio di occlusione delle arterie (rapporto di probabilità, secondo Peto, 2.81; intervallo di confidenza al 95% 2.11-3.73). Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che anche la loro metanalisi, che ha considerato periodi di osservazione di più di un anno, ha confermato che gli inibitori della tirosinchinasi BCR-ABL di seconda generazione non hanno vantaggi, rispetto all’imatinib, nel migliorare la sopravvivenza complessiva e hanno raccomandato di porre la massima attenzione nella scelta delle cure di prima linea della leucemia mieloide cronica.                    

Tommaso Sacco

Fonte: Long-Term Survival, Vascular Occlusive Events and Efficacy Biomarkers of First-Line Treatment of CML: A Meta-Analysis; Cancers 2020, 12, 1242;

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