Diagnosi e terapia della sclerosi sistemica: un’intervista fa il punto

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Diagnosi e terapia della sclerosi sistemica: un’intervista fa il punto

La seconda parte dell’intervista alla reumatologa Francesca Ingegnoli riguarda la gestione della sclerosi sistemica, sia in termini di diagnosi che di controlli nel tempo e di cure.

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La persona che riceve la diagnosi di sclerosi sistemica viene seguita abitualmente da Centri di reumatologia, possibilmente da uno di quelli che hanno un’esperienza specifica in questa patologia. Le valutazioni che si eseguono, sia in occasione della prima diagnosi che quando si effettuano i controlli, comprendono esami radiologici di vari organi, dall’esofago al cuore, dai polmoni ai vasi sanguigni periferici. I riscontri raccolti contribuiscono a definire lo stadio della malattia, che va aggiornato nel tempo, ma anche a impostare al meglio la gestione del malato, coinvolgendo gli specialisti delle malattie degli apparati danneggiati dalla malattia: gastroenterologi, pneumologi o cardiologi. La frequenza dei controlli e i tipi di esami eseguiti in occasione degli stessi dipende dalla gravità del quadro. Anche la cura è sempre personalizzata. Infatti, a seconda degli organi coinvolti dalla sclerosi sistemica si presentano sintomi diversi e di varia entità e ciò orienterà la scelta delle terapie che sono mirate a controllarli. Altri trattamenti sono impiegati per modulare il funzionamento del sistema immunitario, con l’obiettivo di intervenire sull’evoluzione della malattia. Sul quadro relativo a ciascuna persona con sclerosi sistemica si “ritaglia” un protocollo di cura, che viene aggiornato nel tempo, in base alla risposta e alle modificazioni delle alterazioni d’organo e dei sintomi.

Redazione Fondazione Cesare Serono

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