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Più diagnosi di Sindrome di Guillain-Barré durante l’epidemia da COVID-19

Notizia |time pubblicato il
Più diagnosi di Sindrome di Guillain-Barré durante l’epidemia da COVID-19

Uno studio eseguito in Italia ha valutato la frequenza e le caratteristiche cliniche dei casi di Sindrome di Guillain-Barré in una casistica di malati di due Regioni del Nord Italia. I risultati hanno indicato un aumento dell’incidenza della Sindrome di Guillain-Barré, suggerendo una possibile relazione fisiopatologica tra le due malattie.

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Fin dall’inizio dell’epidemia da COVID-19, sono stati riportati nella letteratura scientifica singoli casi o piccole serie di soggetti nei quali la Sindrome di Guillain-Barré è comparsa in concomitanza con l’infezione da COVID-19. Filosto e colleghi hanno valutato la frequenza di comparsa e le manifestazioni cliniche della Sindrome di Guillain-Barré in due Regioni del Nord Italia che hanno avuto i numeri più elevati di casi di infezione da COVID-19: Lombardia e Veneto. Le diagnosi di Sindrome di Guillain-Barré sono state formulate in 12 Centri di riferimento di quelle Regioni fra il marzo e l’aprile del 2020. Come casistica di controllo, sono state considerate le diagnosi della Sindrome fatte nei medesimi Centri, negli stessi mesi dell’anno precedente. L’incidenza di nuovi casi fra marzo e aprile 2020 è stata di 0.202/100.000 per mese, con una stima di incidenza annuale di 2.43/100.000. Negli stessi mesi del 2019 l’incidenza mensile era stata dello 0.077/100.000 con una stima di incidenza annuale di 0.93/100.000. In base a questi dati è stato calcolato che, nel pieno dell’epidemia da COVID-19, la frequenza di nuove diagnosi di Sindrome di Guillain-Barré è aumentata di 2.6 volte. Considerando in particolare la frequenza delle diagnosi formulate in persone che avevano l’infezione da COVID-19, l’incidenza della Sindrome di Guillain-Barré è stata di 47.9/100.000 e di 236/100.000 fra chi aveva l’infezione in forma più grave, tanto da essere ricoverato. Inoltre, confrontando i casi di Sindrome di Guillain-Barré positivi per infezione da COVID-19 con quelli negativi si è rilevato che i primi avevano: una somma più bassa del punteggio del Medical Research Council (abbreviato in MRC e traducibile con punteggio del collegio di ricerca medica): 26.3 ± 18.3, rispetto a 41.4 ± 14.8 (p=0.0006) e una maggiore frequenza del sottotipo di Sindrome di Guillain-Barré con demielinizzazione (76.6% rispetto a 35.3%; p=0.011). Altre caratteristiche distintive dei soggetti positivi per il virus sono state: una maggiore frequenza di bassi livelli di pressione arteriosa (50.0% rispetto a 11.8%; P=0.017) e una maggiore frequenza di ricoveri in terapia intensiva (66.6% rispetto a 17.6%; p=0.002). A commento delle evidenze raccolte, Filosto e colleghi hanno suggerito una possibile relazione, in termini di meccanismi di fisiopatologia, fra l’infezione da COVID-19 e lo sviluppo della Sindrome di Guillain-Barré. Inoltre hanno evidenziato che, nelle persone positive per il virus, è prevalsa la forma demielinizzante dalla Sindrome e hanno ipotizzato che lo scadimento generale delle funzioni dovute all’infezione da COVID-19 potrebbe aver favorito lo sviluppo di un quadro clinico generale più grave.

Nelle conclusioni gli autori hanno segnalato che, durante la prima fase dell’epidemia da COVID-19, è aumentata l’incidenza della Sindrome di Guillain-Barré in due Regioni del Nord Italia, suggerendo possibili relazioni fisiopatologiche fra le due malattie.                

Tommaso Sacco

Fonte: Guillain-Barré syndrome and COVID-19: an observational multicentre study from two Italian hotspot regions; Journal of Neurology Neurosurg Psychiatry 2020;0:1–6.