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Sindrome di Li-Fraumeni

La Sindrome di Li-Fraumeni venne riconosciuta e descritta per la prima volta nel 1969 da due medici americani di Frederick Pei Li e Joseph Fraumeni Jr, i quali osservarono in alcune famiglie un’elevata frequenza, anche in giovane eta’, di alcuni tipi di tumore. Nel mondo si stima che le famiglie colpite siano circa 400.

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Si tratta di una malattia molto rara, trasmessa da un gene localizzato su un cromosoma autosomico, cioè non uno di quelli che determinano le caratteristiche sessuali, con modalità dominante. Ciò vuol dire che la Sindrome si acquisisce anche se uno solo dei genitori trasmette il gene alterato. Colpisce soggetti in giovane età e consiste in una marcata predisposizione allo sviluppo di particolari tipi di tumore quali: osteosarcoma (sarcoma delle ossa), sarcomi di tessuti diversi dall’osso (tessuti molli), leucemie (tumori del sangue) acute, tumori del seno in soggetti giovani, tumori del cervello e tumori della corteccia delle ghiandole surrenali. I sarcomi sono tumori che derivano dall’alterazione di cellule definite mesenchimali. Le cellule mesenchimali contribuiscono alla formazione di vari tipi di tessuto, dall’osso al tessuto nervoso, dai muscoli al tessuto collagene. Per questo motivo i sarcomi sono tumori che colpiscono diversi organi e tessuti.

I criteri in base ai quali viene sospettata la Sindrome si basano sulla presenza, nella storia della famiglia, di:

  • almeno un caso di sarcoma diagnosticato prima dei 45 anni
  • almeno un parente di primo grado affetto da un tumore tipico della Sindrome prima dei 45 anni, ovvero: tumore della mammella, sarcoma dell’osso o dei tessuti molli, carcinoma della corteccia delle ghiandole surrenali, tumore del cervello
  • almeno un parente di secondo grado affetto da un tumore prima dei 45 anni o da un sarcoma a qualsiasi età

Nel 70% delle famiglie colpite, la Sindrome è causata da un’alterazione di un gene denominato TP53. Da questo gene, situato sul cromosoma 17, in condizioni normali dipende la sintesi di una proteina che contribuisce a regolare i processi di replicazione delle cellule, impedendo lo sviluppo di cellule tumorali e per questo il gene è definito onco-soppressore. Se il gene TP53 è alterato, la soppressione dello sviluppo delle cellule dei tumori non funziona adeguatamente e aumenta il rischio di sviluppare un cancro. La probabilità è del 15% a 15 anni, dell'80% a 50 anni, nei soggetti di sesso femminile, e del 40% alla stessa età in quelli di sesso maschile.

Gli individui affetti dalla Sindrome presentano, in uno dei due cromosomi 17 di tutte le cellule, il gene TP53 alterato, situazione definita come eterozigosi. Se, nel corso della vita, anche il gene TP53 sano, situato sull’altro cromosoma 17, subisce un’alterazione, si ha perdita di eterozigosi e perdita di funzione del gene TP53, ovvero della capacità di sopprimere i tumori svolta dallo stesso. A quel punto l’individuo portatore di entrambi i geni TP53 alterati può sviluppare con più facilità un tumore.

La Sindrome quindi è una forma di predisposizione e di fragilità verso molte forme di tumore, ma non è una condizione sufficiente per svilupparle, in quanto è necessario un secondo evento di alterazione a carico del gene sano, che di norma avviene in tempi successivi. In questi soggetti l'insorgenza di tumori è più precoce che negli altri, per questo, i controlli specifici per le neoplasie coinvolte nella Sindrome e la consulenza genetica risultano essere elementi necessari per la prevenzione.

Redazione Fondazione Cesare Serono