Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Terapia della Sindrome di Prader Willi

Terapia della Sindrome di Prader Willi

L'approccio terapeutico si articola in due linee essenziali. La prima di esse è tesa a correggere le anomalie comportamentali, l'atteggiamento nei confronti del cibo, il deficit di sviluppo psicomotorio, i difetti di apprendimento e la ridotta attività fisica. L'altra comporta un approccio di tipo farmacologico e prevede prevalentemente l'impiego di ormoni.

Potrebbe interessarti anche…

Nei primi anni di vita sono utili interventi per correggere gli effetti dell'ipotonia. Trattamenti logopedistici possono favorire una migliore acquisizione del linguaggio. Gli interventi educativi appaiono di maggiore impegno nell'ambiente scolastico dove può risultare opportuno un sostegno didattico. Le maggiori difficoltà derivano dai tentativi di correggere l'atteggiamento esasperato nei confronti del cibo per il quale oltre ad impostazioni dietetiche adeguate può talora risultare necessaria l'adozione di misure drastiche e limitative quali la chiusura a chiave di ogni struttura contenente cibo. Si tratta di atteggiamenti che offrono grosse difficoltà nel realizzare un effettivo controllo di questa situazione poiché l'imposizione coercitiva di una corretta alimentazione non può essere considerata come unica soluzione. Qualunque risultato essa possa consentire sulla modificazione del peso esso appare inevitabilmente effimero se non si associa ad un'efficace opera educativa che riesca a costruire nel bambino una capacità all'autocontrollo e alla spontanea limitazione del desiderio di cibo. Il problema diviene infatti più complicato in età adolescenziale allorché gli atteggiamenti di rifiuto educativo propri di questa età si associano alle anomalie comportamentali di questa sindrome esprimendosi con reazioni anche violente contro ogni tentativo di limitare in qualche misura l'apporto alimentare per contenere l'aggravamento dell'obesità e le sue conseguenze. Si tratta nell'insieme di fare ricorso a tecniche educative e correttive che richiedono l'intervento di figure professionali esperte. Il trattamento farmacologico per questo aspetto è stato tentato in pochi studi peraltro senza risultati indicativi dell'utilità di questa via almeno per quanto riguarda i farmaci attualmente disponibili. Il ricorso a trattamenti chirurgici quali il bendaggio gastrico o il by pass intestinale non hanno consentito risultati da giustificarne l'impiego ed il rischio. Per quanto riguarda di problemi conseguenti all'eccesso ponderale quali ipertensione diabete ipertrigliceridemia si ricorre ai trattamenti specifici usati anche nei soggetti senza Sindrome di Prader Willi.

Per quanto concerne il trattamento farmacologico di tipo ormonale esso si utilizza con due mezzi: l'impiego del GH e il ricorso agli steroidi gonadici (testosterone nel maschio estroprogestinici nella femmina) per favorire lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari.

Un aspetto che ha richiamato l'attenzione nel contesto del quadro clinico della Sindrome di Prader Willi è il rallentamento della crescita con bassa statura in età adulta. Sebbene l'altezza definitiva appaia chiaramente condizionata dal mancato o scarso sviluppo puberale il lento accrescimento nel corso dell'infanzia ha indirizzato gli studi sui meccanismi che regolano la produzione e gli effetti dell'ormone della crescita. Molti dati indicano una produzione ridotta di GH nei soggetti Sindrome di Prader Willi. I test di stimolazione che analizzano la capacità di secrezione di questo ormone rilevano in molti soggetti livelli nel siero ridotti rispetto ai controlli; analoghi risultati vengono descritti nella valutazione della secrezione spontanea esaminata per 24 ore o nel corso delle ore notturne. I bassi livelli di GH nel sangue non appaiono dipendere dallo stato di obesità (i soggetti obesi tendono ad avere una produzione di GH ridotta) perché sono osservati anche nei soggetti non obesi. Inoltre a questi dati si affianca il riscontro di basse concentrazioni nel sangue dell'ormone somatomedina (definito anche IGF-I o insulin-like growth factor: fattore di crescita dell'insulina-I) che svolge l'effetto terminale di accelerazione dello sviluppo scheletrico e la sintesi della quale è stimolata dal GH. L'esame di questa funzione si completa con il riscontro di basse concentrazioni della proteina che lega l'IGF-I (IGFBP o IGF-binding protein che ne permette il trasporto nel plasma). In definitiva in molti casi si realizza un quadro ormonale tipico di deficit di secrezione dell'ormone della crescita attribuibile anche sulla scorta di altri tipi di valutazione a difetto di funzione dell'ipotalamo. Lo stesso quadro clinico della Sindrome di Prader Willi ricorda quello del deficit classico di GH per la tendenza all'obesità la presenza di estremità piccole la composizione corporea caratterizzata da ridotta massa muscolare la ridotta mineralizzazione dell'osso e spesso il ritardo della maturazione scheletrica oltre ovviamente la bassa statura.

Allo stato attuale l'impiego dell'ormone della crescita (r-GH il GH ricombinante usato in terapia) sembra supportato dai risultati delle ricerche finora effettuate. Anche se mancano ancora dati sufficienti relativi a trattamenti lunghi i risultati derivanti dai vari studi indicano un effetto positivo sulla statura finale per l'accelerazione della velocità di crescita e per le previsioni di altezza in età adulta rapportata con quella dei genitori. In particolare vale riferire che effetti positivi del trattamento si riscontrano nei riguardi della composizione corporea con riduzione della massa grassa ed aumento di quella della muscolatura. A questo effetto vengono attribuiti i miglioramenti osservati nella motilità e nella agilità di questi soggetti con conseguente miglioramento anche dello stato psicologico sotto il profilo dei rapporti sociali. A questo si associa l'effetto favorevole del GH sulla funzione respiratoria dovuto alla maggiore efficienza della muscolatura toracica e diaframmatica. Particolarmente utile risulterebbe iniziare precocemente la terapia gia nel corso dei primi due anni di vita perché così si otterrebbero risultati migliori e più persistenti sullo sviluppo della massa muscolare e sulla motilità . La dose indicata è analoga a quella adottata nel trattamento del deficit di secrezione di GH: 0.15-0.2 mg/Kg/settimana o 1 mg/mq di superficie corporea al dì. L'impiego del GH nei casi di Sindrome di Prader Willi è stato adottato anche in soggetti adulti a dosaggi pari a 0.26-0.53 mg/die per periodi di tempo limitati con risultati ugualmente positivi per quanto riguarda gli effetti benefici sulla composizione corporea sulla prestazione fisica e l'assenza di significativi effetti collaterali. Mancano ancora sufficienti indicazioni sulla dose da adottare e sulla durata del trattamento anche se in considerazione degli effetto osservati nei bambini con Sindrome di Prader Willi apparirebbe indicato un impiego prolungato in età adulta forse per tutta la vita.

Tale trattamento trova indicazioni favorevoli anche nell'osservazione degli scarsi effetti secondari del resto non diversi da quelli osservati nei soggetti senza Sindrome di Prader Willi in cura con GH. E' tuttavia necessario un controllo prolungato nel tempo allo scopo di valutare lo sviluppo dello scheletro onde prevenire o limitare la comparsa di scoliosi nonché dell'assetto metabolico e per tenere sotto controllo la tolleranza al carico di glucosio e la possibile comparsa di diabete di tipo 2. A questo riguardo vale segnalare che il rischio appare ridotto per il fatto che l'obesità dei soggetti Sindrome di Prader Willi non si associa ad una evidente riduzione della sensibilità dei tessuti all'insulina a differenza di quanto si verifica nei soggetti con obesità semplice.

Nel complesso il trattamento con GH trova oggi consensi unanimi. Sotto il profilo assistenziale della prescrivibilità nell'ambito del Servizio Sanitario Nazionale del nostro Paese la nota 39 del Ministero della Salute che fornisce i criteri per autorizzare l'impiego del GH riporta in analogia con quanto previsto per la Sindrome di Turner anche per la Sindrome di Prader Willi un'indicazione diretta dell'uso dell'ormone anche in assenza di chiari segni ormonali di laboratorio indicativi per deficit di secrezione. Questo tipo di indicazione appare favorevole nella prospettiva di impiego del GH in età molto precoce anche nel corso del primo anno di vita dal momento che essa non richiede informazioni derivanti da dati sull'altezza o sulla velocità di crescita.

L'ipogonadismo viene in parte corretto dal trattamento ormonale con testosterone nel maschio e con estroprogestinici nella femmina. E' una terapia sostitutiva che ha lo scopo di indurre lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari partecipando all'effetto del GH sulla statura e sulla composizione corporea favorendo la mineralizzazione ossea e limitando specie nella femmina la tendenza all'osteoporosi. L'impiego del testosterone nel maschio necessita di gradualità di dosi e di una valutazione relativa agli aspetti comportamentali del ragazzo onde evitare l'aggravamento di atteggiamenti aggressivi. Non esistono studi sufficientemente ampi indicativi dei metodi più opportuni di terapia ormonale sostitutiva nella Sindrome di Prader Willi; allo stato attuale risultano applicabili quelli comunemente adottati nei casi di ipogonadismo. E' opportuno proseguire con il trattamento sostitutivo nell'adulto poiché esso porta beneficio al mantenimento della mineralizzazione scheletrica alla massa muscolare e vantaggi per quanto riguarda problemi psicologici e comportamentali.

La terapia deve inoltre prendere in considerazione interventi orientati a correggere i vari aspetti della sindrome. Il criptorchidismo richiede il trattamento chirurgico seguendo le indicazioni ormai classiche che prevedono l'intervento precoce entro i due anni di vita. L'eventuale ipotiroidismo che si presenta con maggiore frequenza nel Sindrome di Prader Willi richiede il trattamento sostitutivo con tiroxina. La partecipazione di specialisti ortopedici è necessaria per tenere sotto controllo lo sviluppo assai probabile di scoliosi anche in rapporto con il trattamento con GH. Trattamenti di ortodonzia sono indicati per correggere le anomalie dentarie.

In conclusione il trattamento dei soggetti con Sindrome di Prader Willi è necessariamente di tipo multidisciplinare e trae giovamento dalla collaborazione anche di strutture e istituzioni diverse ivi comprese le varie associazioni di malati che sono andate via via crescendo con l'intervento delle famiglie delle persone affette da Sindrome di Prader Willi e del volontariato. L'associazionismo di volontariato è infatti un'attività altamente sviluppata nel nostro Paese con lo scopo di aiutare i soggetti con la Sindrome di Prader Willi in analogia con altre associazioni che hanno lo stesso scopo nei confronti di altre malattie rare. Le attività che le associazioni svolgono contribuiscono ad ottenere risultati positivi per quanto riguarda la capacità dei soggetti interessati a sviluppare un'indipendenza sociale ed economica e a fornire alle famiglie aiuti di ordine psicologico informativo e di sostegno di varia natura anche allo scopo di pianificare strategie utili a sviluppare una maggiore capacità di indipendenza di questi soggetti. Esse rappresentano un esempio positivo dello sviluppo delle iniziative di volontariato che pongono in evidenza la sensibilità sociale e le capacità della nostra popolazione di realizzare iniziative in tema di solidarietà .

Contatta l'esperto

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda
Iscriviti alla newsletter

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ricevi gli aggiornamenti

Iscriviti