Trattamento della Sindrome di Arnold-Chiari

Trattamento della Sindrome di Arnold-Chiari

Per la Sindrome di Arnold-Chiari da malformazione di Chiari I, l’intervento chirurgico di prima scelta è quello che consente di allargare la cosiddetta “fossa posteriore” del cranio, per annullare il blocco, o la riduzione, del flusso del liquido cefalorachidiano. Questo approccio, definito anche decompressione cranio-cervicale, alleggerisce la pressione sulle strutture nervose, ferma la progressione della malattia e diminuisce la gravità dei sintomi. Generalmente si distingue fra decompressione “con apertura della dura madre” o “senza apertura della dura madre”. La dura madre è la più esterna delle meningi, le membrane che avvolgono il cervello. In entrambe le varianti di intervento si apre una piccola parte della volta del cranio, nella sua parte posteriore, in basso. Questo passaggio di chiama craniectomia. Spesso si rimuove anche una parte della prima o delle prime due vertebre cervicali con quella che si definisce laminectomia. A questo punto, la maggioranza dei neurochirurghi, sulla base della propria esperienza, decide se aprire la dura madre per allargare lo spazio, richiudendola successivamente. Una delle tecniche impiegate, controversa, prevede l’asportazione delle tonsille cerebrali. Non c’è consenso sul tipo di tecnica da impiegare, né si dispone di dati precisi su vantaggi di un intervento rispetto agli altri. Ciò rende ancora più importante, per il malato, raccogliere informazioni dettagliate sull’approccio che il chirurgo ritiene di usare e sul perché. L’intervento dura alcune ore e comporta, nella maggior parte dei casi, una breve permanenza in terapia intensiva e alcuni giorni di ricovero nel normale reparto di degenza. In attesa di eseguire l’intervento, si possono rendere necessarie terapie specifiche per il controllo dei sintomi.

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Tommaso Sacco

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