Leucemia mieloide cronica

Leucemia mieloide cronica

Fact checked

La leucemia mieloide cronica è una malattia rara oncologica del sangue caratterizzata dalla produzione di cellule staminali patologiche. È stata la prima leucemia a essere individuata come patologia e la prima neoplasia per la quale è stata identificata una causa genetica. Inoltre, la storia naturale della leucemia mieloide cronica è profondamente cambiata negli ultimi anni, in quanto, mentre in passato riduceva sensibilmente la sopravvivenza, oggi, nella grandissima parte dei casi, con opportune cure, si riesce a rendere cronico il suo andamento. 

Potrebbe interessarti anche…

Storia delle conoscenze

La leucemia mieloide cronica è stata descritta la prima volta nel 1840, sulla base dei riscontri di autopsie eseguite su individui che avevano avuto le seguenti alterazioni: aumento di dimensioni del fegato e della milza, febbre, aumento del numero dei globuli bianchi e una modificazione dell’aspetto e della consistenza del sangue descritta come “sangue inspessito”. A partire da questa prima osservazione dell’alterazione del sangue sono state proposte varie spiegazioni della stessa. All’inizio si è pensato alla presenza nel sangue di pus prodotto da ipotetiche infezioni, che però non venivano rilevate quando si eseguiva l’autopsia del malato. In seguito si è ritenuto che un’infezione aumentasse il numero nei globuli bianchi per un’interruzione della maturazione delle cellule dalle quali originano le cellule del sangue. Con il proseguire degli studi, ci si è avvicinati sempre di più all’individuazione delle alterazioni che caratterizzano la leucemia mieloide cronica. Si comprese che era dovuta a modificazioni dei processi dell’ematopoiesi, cioè della produzione delle cellule del sangue, coniando, per le patologie caratterizzate da tale meccanismo, il termine “leucemia”, che significa sangue bianco. Nel 1960 due specialisti concordarono nell’associare la leucemia mieloide cronica ad alterazioni specifiche dei cromosomi e fu la prima malattia oncologica a essere posta in relazione con le modificazioni di queste strutture. In particolare, in due persone affette dalla leucemia mieloide cronica, fu identificato un cromosoma alterato, denominato “cromosoma Filadelfia” (vedi di seguito). Da allora si sono approfondite le conoscenze su questo cromosoma e oggi si sa che esso non è esclusivo nella leucemia mieloide cronica, pur rimanendo un importante marcatore biologico della stessa, che aiuta a definirne la diagnosi e la prognosi e a indirizzarne le cure.

Epidemiologia

L’incidenza della leucemia mieloide cronica varia, negli studi che hanno valutato la sua diffusione, da 0.7 a 1.0 su 100.000 individui all’anno e tale dato negli ultimi anni è rimasto stabile. Nei Paesi occidentali l’età media dei malati di leucemia mieloide cronica è intorno ai 57 anni, quelli di età superiore a 70 anni costituiscono più del 20% del totale delle persone affette dalla malattia, mentre bambini e adolescenti sono meno del 5%. In Asia e in Africa l’età media alla quale è formulata la diagnosi è di meno di 50 anni e questo riflette, in parte, una mediana di età più bassa della popolazione generale. D’altra parte, l’età è una variabile importante nelle persone affette dalla leucemia mieloide cronica, in quanto influenza le scelte relative alla cura e la sopravvivenza complessiva alla malattia, le patologie associate e lo sviluppo di complicanze sono tutte associate all’età.           

Per quanto riguarda il codice di esenzione per le malattie rare del Ministero della Salute, la leucemia mieloide cronica rientra tra le sindromi mielodisplastiche, alle quali è stato attribuito il codice RDG050. 

Causa e meccanismi di sviluppo

La causa della leucemia mieloide cronica è genetica e, in particolare, è dovuta alla presenza del “cromosoma Filadelfia”, che definisce la sequenza genica BCR-ABL1. Tale alterazione genetica è dovuta al passaggio di un pezzo del cromosoma 9 sul cromosoma 22 e viceversa. Tale modalità di modificazione dei geni è definita traslocazione reciproca e, per il cromosoma Filadelfia consegue alla migrazione del gene ABL1, che normalmente si trova sul cromosoma 9, nel cromosoma 22, dove si fonde con il gene BCR. Il cromosoma Filadelfia codifica la sintesi di una proteina anomala, che è all’origine dello sviluppo sia della leucemia mieloide cronica, che della leucemia linfoblastica acuta. Questa proteina è un enzima che rientra nella famiglia delle tirosin-chinasi e determina una crescita incontrollata delle cellule staminali proprie della leucemia, limitando la produzione di quelle normali, dalle quali derivano delle cellule del sangue. L’ampiezza delle modificazioni dei cromosomi si può manifestare con variazioni dei quadri clinici di leucemia mieloide cronica. In termini di frequenza, il cromosoma Filadelfia si osserva nel 90-95% delle persone con leucemia mieloide cronica, nel 30% degli adulti con leucemia linfoblastica acuta a cellule B e solo nel 2-4% dei soggetti pediatrici con la stessa malattia.      

Sintomi e segni

Nei soggetti pediatrici con leucemia mieloide cronica si possono rilevare febbre, infezioni, facilità al sanguinamento, astenia, dolore alle ossa e altri sintomi non specifici della malattia. In generale, in bambini e adolescenti le manifestazioni cliniche delle alterazioni biologiche tendono a essere più gravi che nell’adulto. Infatti, in questa fascia di età la leucemia mieloide cronica può rimanere del tutto asintomatica e le alterazioni di laboratorio che la caratterizzano spesso costituiscono un riscontro casuale, in occasione di periodici controlli degli esami del sangue. Negli Stati Uniti, una percentuale variabile dal 30 al 50% degli adulti che ricevono una diagnosi di leucemia mieloide cronica non mostra manifestazioni cliniche della stessa. Delle tre fasi della malattia, in particolare quella cronica è più spesso asintomatica a essere asintomatica, ma è anche quella nella quale viene formulata la maggior parte (85%) delle diagnosi. Dopo tale fase, tende a presentarsi quella definita “accelerata”, alla quale segue quella blastica. Quando nella fase cronica si presentano sintomi, essi consistono in astenia, calo di peso, malessere generale, sensazioni di sazietà e di ripienezza precoci e dolore nella parte alta del lato sinistro dell’addome, dovuto all’aumento di dimensione della milza. Nella fase accelerata si possono osservare dolore alle articolazioni, aumento di dimensioni e dolori ai linfonodi e febbre. Il dolore addominale si aggrava se si verifica un infarto della milza e, nella fase blastica, le manifestazioni cliniche in generale peggiorano, fino a simulare il quadro di leucemia acuta.                    

Diagnosi

Il primo livello di indagini consiste in un esame del sangue, che fornisce indicazioni sl numero e forma di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Un esame obiettivo è in grado di valutare le dimensioni della milza e del fegato, che si possono accompagnare alle alterazioni delle cellule del sangue, e altri test di laboratorio che si eseguono, nelle persone nelle quali si sospetta la presenza della malattia, sono: la misurazione del colesterolo, della lipasi e dell’emoglobina glicata e la ricerca di antigeni e di anticorpi relativi all’infezione da virus B dell’epatite. Nel percorso diagnostico della leucemia mieloide cronica ha un ruolo chiave il prelievo di midollo, che permette di valutare la quantità di cellule blastiche e di leucociti basofili presenti nel campione, per distinguere la fase cronica, da quella accelerata e da quella blastica. La biopsia di un linfonodo fornisce ulteriori informazioni sulla gravità e l’estensione dei processi di fibrosi, che hanno un valore prognostico. Inoltre, può individuare agglomerati di cellule blastiche che non si sono osservati con latre indagini. Specifiche analisi sono in grado di verificare le caratteristiche delle cellule aspirate dal midollo o di quelle presenti nei campioni di sangue. Un punto chiave della diagnosi è la ricerca del cromosoma Filadelfia, vale a dire l’alterazione specifica a carico del cromosoma 22 che causa della malattia.               

Trattamento

L’obiettivo della cura della leucemia mieloide cronica è quello di permettere una vita normale e una buona qualità della stessa, possibilmente senza un trattamento cronico continuato. La terapia di prima linea della leucemia mieloide cronica consiste nella somministrazione degli inibitori della tirosin-chinasi, a meno che la diagnosi non venga formulata in una donna in gravidanza. Un breve periodo di terapia con idrossiurea si somministra nei soggetti che presentano sintomi, hanno un eccesso di globuli bianchi e di piastrine e non hanno ancora ricevuto la conferma della diagnosi basata sulla valutazione delle caratteristiche delle cellule prelevate dal midollo. Imatinib, dasatimib, nilotimib e bosutimib sono quattro inibitori della tirosin-chinasi indicati nella cura della leucemia mieloide cronica. I quattro farmaci non sono mai stati confrontati fra loro in uno studio e i confronti indiretti sono resi difficili dalle differenze tra i protocolli degli studi che li hanno valutati. Alle terapie specifiche della malattia si affiancano quelle che hanno lo scopo di contrastare gli effetti indesiderati degli inibitori della tirosin-chinasi. Grazie alla disponibilità degli inibitori della tirosin-chinasi, che contrastano gli effetti della proteina del cromosoma Filadelfia, la leucemia mieloide cronica è passata da essere una malattia che causava il decesso a pochi anni di distanza dalla diagnosi, a una condizione di malattia cronica, che permette lunghe sopravvivenze. Oggi essa non è più la causa primaria di disabilità e di decesso, ma la complessità delle cure e l’attenzione da porre ai loro effetti indesiderati e alla presenza di malattie associate sono tali che solo specialisti con grande competenza ed esperienza possano gestirla. Aspetti fondamentali della cura della leucemia mieloide cronica sono la necessità dell’assunzione delle terapie per lunghi periodi, che generano costi elevati, e la possibilità di dover cambiare il tipo di inibitore della tirosin-chinasi. In particolare per quanto riguarda quest’ultimo punto, sono stati elaborati protocolli di trattamento che prevedono il passaggio da un inibitore delle tirosin-chinasi di prima generazione, meno costoso, a uno di generazioni successive, solo quando il primo non è più efficace. L’applicazione di questi protocolli richiede controlli frequenti, mirati ad individuare tempestivamente un’insufficiente risposta alle cure.  Per il futuro, è prevista l’introduzione di nuovi inibitori delle tirosin-chinasi, di farmaci immunoterapici (inserire link con scheda su immunoterapia oncologica) e l’esecuzione del trapianto di midollo. Sono in sperimentazione, per futuri impieghi curativi nella leucemia mieloide cronica, inibitori del recettore gamma attivato dai proliferatori dei perossisomi, peptidi derivati dal gene BCR-ABL come vaccini per stimolare una risposta immunitaria specifica, altri farmaci immunomodulatori e inibitori della dipeptidil peptidasi IV.

Ultime notizie sulla Leucemia Mieloide Cronica

Fonti

  • A Hochhaus e coll. European LeukemiaNet 2020 recommendations for treating chronic myeloid leukemia. Leukemia 2020; 34:966–984. https://doi.org/10.1038/s41375-020-0776-2
  • MM Sampaio e coll. Chronic myeloid leukemia-from the Philadelphia chromosome to specific target drugs: A literature review. World J Clin Oncol 2021 February 24; 12(2): 69-94.
  • R Kumar e coll. Recent advances in understanding chronic myeloid leukemia: where do we stand? Faculty Reviews 2021; 10:(35).
  • https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/leucemia-mieloide-cronica
Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.