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Epidermolisi Bollose

Le epidermolisi bollose ereditarie, sono un gruppo di malattie della pelle trasmesse attraverso i geni (genetiche) e per questo definite genodermatosi. I geni alterati sono localizzati nei cromosomi autosomici, ovvero non in quelli, chiamati X e Y, che trasmettono le caratteristiche sessuali dell’individuo. I geni alterati nelle epidermolisi bollose contengono le informazioni specifiche per diverse proteine che contribuiscono a creare la struttura della pelle e sono deputate a mantenere uniti fra loro le cellule e gli strati che la compongono. Tali proteine dono denominate: collagene, laminina, cheratine e integrine.

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In Italia ne sono affette circa mille persone, 30.000 in Europa e 500.000 nel mondo, di ogni etnia e sesso, e, in ragione di questa frequenza, le epidermolisi bollose rientrano fra la malattie rare riconosciute dal Ministero della Salute.

La trasmissione di queste malattie attraverso i geni può essere dominante o recessiva. Nel primo caso si eredita la malattia anche da un solo genitore che ne sia affetto, nel secondo caso la si eredita solo se sia il padre che la madre trasmettono al figlio il gene alterato.

Le epidermolisi bollose vengono anche definite come Sindromi dei bambini farfalla, poiché la pelle dei bambini malati è fragile come le ali di una farfalla e va incontro a formazione di bolle, ovvero lesioni costituite da una raccolta di liquido organico sotto la pelle. Le bolle sono causate dal distacco dell’epidermide, ovvero lo strato superficiale della pelle, rispetto al derma, la sua parte più profonda, in seguito a sfregamenti e contatti anche minimi, e, a volte, anche spontaneamente.

Nelle forme più gravi sono presenti alterazioni delle mucose, ovvero dei tessuti che rivestono organi quali la lingua, le aree intorno agli occhi ed esofago, stomaco e intestino., I danni all’apparato digerente a loro volta creano problemi di malnutrizione e anemia. Nei casi più gravi, quindi, le epidermolisi bollose si comportano come malattie sistemiche, non confinate solo alla pelle, ma estese ad altri organi e apparati, e possono essere molto invalidanti.

La classificazione delle epidemolisi bollose è complessa, per la grande variabilità di manifestazioni cliniche e alterazioni dei geni che ne sono all’origine. Se ne distinguono 4 tipi principali:

  • epidermolisi bollosa semplice o epidermolitica, così definita perché comporta danni all’epidermide, lo strato più superficiale della pelle
  • epidermolisi bollosa giunzionale così chiamata perché interessa la parte compresa tra l’epidermide e il derma sottostante
  • epidermolisi bollosa distrofica o dermolitica così denominata perché interessa prevalentemente il derma e le mucose
  • sindrome di Kindler

Nell’ambito di ciascun tipo, si distinguono dei sottotipi, che a loro volta comprendono più varianti con quadri clinici e/o genetici diversi.

Le manifestazioni cliniche delle epidermolisi bollose cambiano in funzione del tipo, del sottotipo e dell’età.

Nelle forme semplici è coinvolta l’epidermide, mentre le mucose sono interessate raramente; le bolle guariscono senza cicatrici e le complicanze principali sono rappresentate dall’infezione delle stesse bolle.

Nelle forme giunzionali le bolle sono estese e spesso interessano le mucose.

Nelle forme distrofiche sono danneggiate le mucose della lingua, degli occhi e dell’esofago. Nelle forme più gravi si hanno alterazioni dei denti e perdita dei capelli, emorragie ricorrenti, problemi di alimentazione (malnutrizione) e anemia.

La Sindrome di Kindler, infine, è una forma di epidermolisi bollosa che si caratterizza dal punto di vista clinico, oltre che per la fragilità della pelle, anche per la sensibilità della stessa alla luce e per una serie di altre alterazioni: arrossamento, secchezza e variazione del colore della pelle e dilatazioni dei vasi sanguigni superficiali che sono definite con il termine di poichilodermia.

La prima diagnosi si basa sull’esame obiettivo delle lesioni presenti sulla pelle e del resto dell’organismo. Si dovrebbero poi eseguire prelievi di campioni di pelle, cioè biopsie, per valutare i tessuti mediante tecniche specifiche, che consentono di individuare l'assenza o la ridotta espressione della proteina responsabile della forma specifica di epidermolisi bollosa che ha colpito il soggetto. Per ulteriore conferma si effettuano analisi genetiche specifiche per la diagnosi delle epidermolisi bollose

Ad oggi, non esiste una terapia specifica che intervenga sulle cause delle epidermolisi bollose. Il trattamento della pelle e delle alterazioni di altri organi e tessuti riguarda solo i sintomi.

I danni alla pelle devono essere sottoposti a medicazioni specifiche e a copertura con bende, per prevenire le infezioni, proteggere da urti e contatti e limitare l’estensione delle cicatrici.

Nelle forme più gravi è necessario l’intervento di altri specialisti, oltre al dermatologo, per trattare le complicanze sistemiche, quali l’anemia, i problemi ai denti e all’apparato digerente e le difficoltà ad alimentarsi. In alcuni casi si possono creare restringimenti del lume (stenosi) dell’esofago, il condotto che porta il cibo verso lo stomaco.

Nel 2006, per la prima volta nel mondo e proprio in Italia a Modena, è stata sperimentata una terapia della malattia basata sulla genetica. Tale terapia ha utilizzato le cellule che danno origine a quelle della pelle (staminali), ottenute a partire da campioni di pelle non danneggiata provenienti da un soggetto affetto da epidermolisi bollosa giunzionale. Nelle cellule dei campioni raccolti sono stati modificati i geni responsabili della malattia, mediante l’inserimento della versione normale del gene alterato. Le cellule così modificate sono state fatte riprodurre in laboratorio, fino a ottenere nove lembi di epidermide. Successivamente, tali lembi sono stati trapiantati in aree delle gambe dello stesso soggetto, con risultati molto positivi. La pelle trapiantata, quella con cellule dotate di geni ”corretti”, si è comportata come pelle sana, senza dar più luogo alla formazione di bolle e vesciche. Questa terapia sperimentale potrà offrire nuove prospettive di cura, se i suoi risultati saranno confermati su casistiche adeguate.

Redazione Fondazione Cesare Serono

BIBLIOGRAFIA:

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