MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Vantaggi e svantaggi della ICSI rispetto ad altre procedure

Parere degli esperti

PUBBLICATO

Vantaggi e svantaggi della ICSI rispetto ad altre procedure
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Il primo a ottenere, in laboratorio, la fertilizzazione di un ovocita umano, fu Robert Edwards, biologo ed embriologo inglese, oggi considerato “padre” della fecondazione in provetta e vincitore nel 2010 del premio Nobel per la medicina. Nel 1978, in collaborazione con il ginecologo Patrick Steptoe, Edwards mise a punto la tecnica FIVET (fertilizzazione in vitro con embryo transfer), grazie alla quale nello stesso anno venne al mondo Louise Brown, la prima bambina in provetta. Con il termine di fecondazione in vitro si intende la fecondazione della cellula uovo da parte degli spermatozoi al di fuori dell’organismo della donna (in vitro). Con tale tecnica è possibile permettere a una coppia, nel caso in cui la donna presenti un’occlusione tubarica bilaterale, di ottenere una gravidanza. A volte succede che gli spermatozoi, nonostante siano posti nelle immediate vicinanze dell’ovocita, non riescano ugualmente a fertilizzarlo.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Per risolvere questi problemi nacque allora la SUZI (subzonal insemination), o inseminazione al di sotto della zona pellucida, tecnica ormai dimenticata ma che può essere considerata la progenitrice della ICSI.

L’iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi (intra-cytoplasmic sperm injection, ICSI) nacque nel 1982 in seguito all’errore di un biologo, che, durante una SUZI, inserì uno spermatozoo nel citoplasma dell’ovocita, che si fecondò. L’ICSI ha conosciuto un crescente successo solo negli ultimi anni: essa consente di ottenere una gravidanza in coppie infertili per problematiche riguardanti il partner maschile, per le quali in precedenza non esisteva alcuna soluzione medica. Ad oggi è la pratica più utilizzata nell’ambito delle tecniche di fecondazione assistita: in Italia si stima che l’84% delle coppie che si sottopongono a tecniche di secondo livello utilizza l’ICSI e solo il 16% la FIVET.

Tempo fa l’ICSI veniva suggerita esclusivamente in casi di fattore di sterilità maschile grave, insuccesso di trattamenti precedenti o in situazioni in cui si disponeva di un numero esiguo di ovociti, mentre oggi è diventata di gran lunga la più utilizzata, nell’ambito delle tecniche di fecondazione assistita di II livello, anche in casi meno gravi.

FIVET e ICSI si compongono di diverse fasi, in parte simili:

  • studio personalizzato della singola paziente e stimolazione ovarica: viene stimolato l’ovaio affinché questo possa produrre più ovociti di quanti ne produrrebbe normalmente. Questo viene fatto per ottenere un numero di embrioni maggiore. L’induzione della crescita follicolare multipla dura dai 10 ai 14 giorni. La crescita follicolare viene attentamente monitorata mediante ecografie e dosaggio serico del 17 beta-estradiolo. Quando si stima che un numero soddisfacente di ovociti abbia raggiunto un’idonea maturazione ne viene fissato il prelievo eco-guidato. Il pick-up viene eseguito circa 36 ore dopo l’iniezione di hCG, che determina la maturazione finale degli ovociti: esso consiste nel prelievo degli ovociti dai follicoli per via transvaginale;
  • dopo il pick-up viene controllato lo stadio di maturazione degli ovociti. Infatti, per poter essere fecondato l’ovocita deve essere in una fase precisa di maturazione: la metafase II;
  • contemporaneamente al pick-up il partner maschile produrrà un campione di liquido seminale; tuttavia è possibile, in casi di azoospermia, prelevare gli spermatozoi direttamente dai testicoli. Il liquido seminale viene successivamente esaminato, per controllarne la qualità e per prepararlo alla fecondazione;
  • a questo punto è possibile procedere con una FIVET oppure con una ICSI.

La sostanziale differenza tra le due tecniche è la seguente: mentre nella prima l’ovocita viene messo a contatto con gli spermatozoi, di cui uno penetra spontaneamente in vitro, nella ICSI lo spermatozoo è microiniettato, sotto guida microscopica, all’interno dell’ovocita, mediante un micromanipolatore. In altri termini, grazie alla ICSI è oggi possibile parlare di potenzialità fecondante in quei soggetti fino a qualche anno fa ritenuti assolutamente sterili perché affetti da severe oligospermie o azoospermie.

In entrambe le tecniche gli embrioni ottenuti dopo la fecondazione vengono osservati in laboratorio e vengono classificati secondo morfologia e capacità di divisione. Il trasferimento embrionale consiste nell’introduzione nell’utero, da due a cinque giorni dopo il pick-up, degli embrioni migliori tra quelli ottenuti in laboratorio, tramite un sottile catetere. Per quanto riguarda il numero di embrioni da trasferire, la scelta dipende da molti fattori: in primis devono essere valutate la qualità degli embrioni e l’età della paziente. Bisogna trovare una via di mezzo tra il desiderio di ottenere una gravidanza e la necessità di evitare gravidanze multiple. La paziente rimane stesa per circa un’ora dopo aver effettuato il trasferimento degli embrioni, e solo successivamente viene dimessa, con la precauzione di stare a riposo per il resto della giornata e di non fare sforzi eccessivi nei giorni seguenti. Sul bisogno del riposo dopo il transfer, sia esso parziale o assoluto, esistono opinioni contrastanti.

Entrambe le tecniche contemplano la fertilizzazione dei gameti al di fuori del corpo della donna. Nella FIVET l’ovocita e gli spermatozoi vengono posti in una piastra e si lascia che gli spermatozoi penetrino l’ovocita “naturalmente”. In caso di spermatozoi troppo pochi o troppo poco mobili e, quindi, non in grado da soli di penetrare l’ovocita e di fertilizzarlo, si applica la ICSI, dove lo spermatozoo viene iniettato all’interno dell’ovocita con l’aiuto di un micromanipolatore, quindi con una maggiore manipolazione dei gameti. Le due tecniche dunque prevedono entrambe la fecondazione in vitro, ma con la ICSI vi è un ulteriore passaggio con maggiore manipolazione dei gameti.

Con la ICSI non solo si valuta lo spermatozoo migliore, ma si stabilisce fin dall’inizio il grado di maturità dell’ovocita. Proprio per questo viene utilizzata anche in caso di fallimenti pregressi, quando non sono state specificate cause di infertilità, oppure quando vi è presenza nell’utero femminile di anticorpi anti-spermatozoo (ASA) che riconoscono il seme maschile come “estraneo” impedendogli di fecondare l’ovocita. L’ICSI è, inoltre, la tecnica cui si ricorre in caso di scongelamento degli ovociti o del liquido seminale.

Nonostante tutti i vantaggi della tecnica che sono stati sopra elencati, l’intervento diretto sull’ovocita attraverso il micromanipolatore è considerato piuttosto invasivo. L’ICSI necessita di attrezzature molto specializzate, ed è quindi molto costosa; richiede inoltre una maggiore esperienza da parte del biologo, che deve essere capace durante la micromanipolazione di non danneggiare l’ovocita. Sono stati fatti molti studi per evidenziare malformazioni al momento della nascita, ma anche in questo caso le opinioni sono molto contrastanti. L’ICSI, rispetto alle tecniche di primo livello, è molto più invasiva, innanzitutto perché occorre sottoporre la donna a stimolazione maggiore in modo da avere più ovociti da fecondare; va quindi mantenuta sotto controllo l’evoluzione della stimolazione, per escludere il verificarsi della sindrome da iperstimolazione ovarica. Ha, tuttavia, rispetto a queste tecniche, percentuali di successo più alte.

Raffaele Ferraro - Ginecologo specialista in Medicina della Riproduzione Umana, Direttore Centro Genesis sdc, Caserta