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Vantaggi e svantaggi dell’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) rispetto alle tecniche di procreazione medicalmente assistita

Parere degli esperti

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Vantaggi e svantaggi dell’iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) rispetto alle tecniche di procreazione medicalmente assistita
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Nel 1978 nasceva la prima bambina da fecondazione in vitro. Da quell'anno, le metodiche di procreazione medicalmente assistita hanno conosciuto una continua evoluzione, approdando a risultati sempre più incoraggianti. Tra tutte le innovazioni riportate dal progresso scientifico, l’introduzione nel 1992 dell’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) ha rappresentato la svolta maggiore nel raggiungimento di tali successi. Questa tecnica, che prevede l’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno del citoplasma dell’ovocita, ha offerto una grande opportunità a coppie con severi fattori maschili di infertilità. I principali vantaggi nell’utilizzo della ICSI [1], infatti, si sono ottenuti in pazienti con un basso numero di spermatozoi nell’eiaculato oppure nel caso di completa assenza di spermatozoi (azoospermia), previo recupero del seme direttamente dal testicolo. Questa tecnica ha consentito il successo riproduttivo in maschi con alterazioni della struttura dello spermatozoo tali da non permettere l’attivazione del processo di fecondazione.

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L’utilizzo della ICSI è, inoltre, indicato nell’utilizzo di seme crioconservato in base al numero, alla motilità e alla morfologia degli spermatozoi rilevati dopo il loro scongelamento, e obbligato per l’inseminazione di ovociti crioconservati. Infine, per motivi tecnici, rappresenta l’unica strategia attuabile nel caso in cui si esegua diagnosi genetica preimpianto. Contro tutti questi vantaggi è da tener presente che la tecnica, introducendo direttamente nell’ovocita lo spermatozoo scelto dall’operatore, bypassa il naturale percorso di selezione dello spermatozoo. In molti casi l’infertilità può essere dovuta a cause genetiche; ciò comporta un aumentato rischio di trasmettere lo stesso difetto alla prole. L’applicazione di tale metodica nei cicli a fresco è in continua crescita e il suo impiego, anche in assenza di fattore maschile, è oggi argomento dibattuto. Pur essendo molte le condizioni in cui è consigliata/obbligata la ICSI, non si giustifica a ora il grande numero di procedure eseguite con questa metodica, rispetto all’utilizzo dell’inseminazione convenzionale FIV (fecondazione in-vitro), che prevede semplicemente di mettere a contatto gli spermatozoi, accuratamente trattati, con l’ovocita. Gli ultimi dati riportati dal Ministero della Salute mostrano come la tecnica ICSI sia utilizzata nell'84%, contro il 16% di cicli con FIV. Se si considera che la principale indicazione al trattamento con ICSI è l’infertilità da fattore maschile, presente nel 40% dei casi, se ne deduce immediatamente l'uso smodato. Nella più recente analisi compiuta dalla Practice Committee della American Society for Reproductive Medicine [2] sono state messe in luce, e sotto esame, alcune tra le applicazioni oggi più comuni della tecnica ICSI in assenza del fattore maschile. L’analisi dei dati ha rilevato che il principale impiego riguarda i casi di infertilità inspiegata, basso numero di ovociti, fallimento dei cicli precedenti di fertilizzazione e per età avanzata della donna. Nella realtà, le evidenze scientifiche non supportano tale ampliamento di indicazioni per l’utilizzo di questa metodica. Benché, infatti, secondo alcuni studi l’applicazione della tecnica ICSI comporti un miglioramento dei risultati primari (tasso di fertilizzazione e qualità embrioni), i dati sulle gravidanze non mostrerebbero una significativa variazione. Da questa analisi deriva che, in assenza di fattore maschile, la FIV dovrebbe essere considerata ad oggi la scelta preferenziale per il trattamento. In conclusione, è fondamentale uno studio accurato della coppia per identificare il miglior iter terapeutico. Un percorso corretto di trattamento, obbligato anche dalla nostra normativa attuale (Legge 40 del 2004) [3], dovrebbe infatti sempre prevedere un approccio graduale, partendo da tecniche meno invasive.

Dott. Valerio Pisaturo - Ospedale Evangelico Internazionale di Genova

Bibliografia

  1. Fields E, Chard J, James D, Treasure T; Guideline Development Group. Fertility (update): summary of NICE guidance. BMJ 2013;346:f2866.
  2. Practice Committees of the American Society for Reproductive Medicine and Society for Assisted Reproductive Technology Intracytoplasmic sperm injection (ICSI) for non-male factor infertility: a committee opinion. Fertil Steril 2012;98(6):1395-9.
  3. Relazione del Ministro della salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (Legge 19 Febbraio 2004, N. 40, Articolo 15), Ministero della Salute 2012.