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Valutazione della qualità dell'ovocita in ricerca e in clinica

Parere degli esperti

PUBBLICATO

Valutazione della qualità dell'ovocita in ricerca e in clinica
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La gravidanza ideale è quella monofetale e ad oggi sono ben note le complicanze materne e del feto nelle gravidanze multiple. Il tasso di impianto embrionale naturale nella specie umana è relativamente basso (circa il 25%) mentre nella procreazione medicalmente assistita (PMA) è di circa il 20%. Pertanto per aumentare il tasso di gravidanza vengono di solito trasferiti più embrioni, con tutte le conseguenti implicazioni psicologiche, etiche e mediche.

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Obiettivo

Per le figure professionali operanti in tecniche di procreazione medicalmente assistita sarebbe auspicabile fertilizzare un solo ovocita con alto potenziale di generare embrioni e avere un più alto tasso di impianto embrionale e quindi solo gravidanze monofetali.

Considerazioni

Sin dai primi anni in cui si iniziava a praticare la tecnica FIV (fecondazione in vitro), gli embriologi avevano notato la diversità del complesso cumulo-ovocita. Esso appariva al microscopio ora come struttura molto cotonosa ed espansa con pronunciati spazi intercellulari del cumulo, ora molto più addensato proprio per la mancata distensione e dispersione delle stesse cellule, ora particolarmente addensato e scuro. Nella prima condizione era possibile valutare l’ovocita, e in particolare il suo citoplasma, con specifici accorgimenti volti a collassare le cellule del cumulo, mentre negli altri casi tale osservazione era difficoltosa e quando possibile evidenziava ovociti piccoli, con citoplasma irregolare, granuloso e scuro. Poi solo inseminando gli ovociti dai cumuli espansi si avevano embrioni con alto punteggio di valutazione; gli altri davano embrioni con basso punteggio o non si fertilizzavano e addirittura andavano incontro a degenerazione.

Vennero proposte quindi delle valutazioni del cumulo tramite punteggio, per selezionare quelli con più alta probabilità di dare embrioni vitali e propensi all’attecchimento, potendo così diminuire il numero di embrioni trasferiti. In considerazione del noto binomio cellule del cumulo-oocita, la classificazione iniziava dal cumulo:

  • cumulo espanso, ovocita ben visibile con profilo regolare e citoplasma chiaro (complesso maturo);
  • cumulo non espanso, ovocita poco visibile e ristretto citoplasma addensato (complesso immaturo);
  • cumulo addensato scuro, ovocita non visibile (complesso invecchiato).

Fu subito notato che la prima condizione era più rappresentata nelle pazienti giovani e il transfer dei loro embrioni davano un più alto tasso di gravidanza. Nelle pazienti riproduttivamente in età avanzata, ma anche in alcune pazienti giovani, si trovavano meno cumuli espansi, dai quali comunque si avevano ovociti i cui embrioni avevano un punteggio basso con un tasso di impianto deludente, mentre la percentuale di complessi immaturi o invecchiati era piuttosto alta.

Si fece strada quindi il concetto di invecchiamento dell’ovocita con l’avanzare dell’età della paziente e tale osservazione trovò subito conferma clinica nei dati riportati in letteratura per i quali il tasso di gravidanza in donne con età avanzata a cui era stata fatta l’ovodonazione era pressoché sovrapponibile al tasso di gravidanza di donne giovani. La classificazione dei cumuli per la selezione dei migliori ovociti maturi (MII), basata sull’osservazione del grado di espansione, sulle caratteristiche delle cellule della granulosa e sulla trasparenza e granulosità citoplasmatica dell’ovocita per quanto esplorabile, ha rappresentato in clinica l’unico metodo di selezione e di predizione fino agli inizi degli anni ’90, quando con l’introduzione della ICSI (Intracytoplasmatic Sperm Injection, iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) è stato necessario denudare l’ovocita dalle cellule di rivestimento. Diveniva quindi più facile valutare direttamente le caratteristiche dell’ovocita, della zona pellucida, dello spazio perivitellino, della sua morfologia e grandezza, del suo corpuscolo polare, delle caratteristiche del citoplasma e infine delle strutture interne mediante microscopio dedicato. Tramite tali osservazioni dirette fu subito confermato che la qualità degli ovociti e conseguentemente degli embrioni peggiorava con l’età e rendeva ragione del loro basso tasso di impianto.