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Valutata l’efficacia delle terapie da medicina complementare nell’infertilità

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Valutata l’efficacia delle terapie da medicina complementare nell’infertilità

Un gruppo di ricercatori israeliani ha valutato l’efficacia di trattamenti da medicina complementare, come ad esempio l’agopuntura, nelle donne infertili e ha concluso che l’impiego di tali cure tende peggiorare i risultati e contribuisce a provocare esiti avversi.

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Con il termine di medicina complementare si intende l’impiego di cure che non rientrano fra quelle della medicina convenzionale, ma che vengono associate a queste ultime e non le sostituiscono, come avviene con la medicina alternativa. Gli autori della ricerca hanno valutato se le cure della medicina complementare influenzavano i risultati dei cicli di Procreazione Medicalmente Assistita in termini di esiti embriologici e clinici. Si è trattato di uno studio osservazionale, che ha preso in considerazione donne di età compresa fra 18 e 44 anni, che sono state sottoposte al loro primo, secondo o terzo ciclo di fecondazione in vitro usando i loro stessi ovociti. La casistica è stata raccolta, fra il 1° febbraio 2013 e il 31 luglio 2015, in una grande clinica dedicata alla PMA. Informazioni e dati, riguardo alle variabili relative alle procedure embriologiche, sono stati estratti dalle cartelle delle persone arruolate, che hanno anche compilato un questionario nel quale è stato registrato l’impiego di qualsiasi trattamento da medicina complementare assunto durante i cicli di riproduzione assistita. Per valutare l’efficacia di tali terapie è stato impiegato un approccio denominato in inglese: Propensity Score, traducibile in italiano con punteggio della tendenza. Questo metodo viene applicato comunemente nell’analisi degli studi osservazionali perché, in qualche modo, compensa la mancanza della randomizzazione e della somministrazione in cieco delle cure. In questa ricerca il Propensity Score è stato usato per verificare se nelle donne che avevano assunto le terapie complementari si ottenevano risultati dei cicli di PMA migliori di quelli ottenuti con i soli approcci tradizionali. Sono state arruolate 400 donne delle quali 134, il 33.5%, hanno riferito di avere assunto terapie da medicina complementare. Senza applicare il Propensity Score non si sono rilevate differenze negli esiti embriologici e clinici fra utilizzatori e non utilizzatori di terapie della medicina complementare, salvo, per i primi, uno spessore dell’endometrio ridotto, rispetto ai secondi. Applicando il Propensity Score si è osservato che, nelle donne che avevano assunto i trattamenti di medicina complementare, erano ridotti in maniera statisticamente significativa, rispetto a chi non li aveva assunti: lo spessore dell’endometrio (p=0.046) e la percentuale (p=0.046) e il numero (p=0.040) di embrioni di altissima qualità.

Gli autori hanno concluso che l’impiego di terapie da medicina complementare, associate a cicli di Procreazione Medicalmente Assistita, hanno peggiorato i risultati, sia da un punto di vista clinico, che da quello embriologico. Inoltre, hanno contribuito allo sviluppo di esiti avversi.

Tommaso Sacco

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