MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Utilizzo di aspirina a basse dosi nelle gravidanze medicalmente assistite (IVF e ICSI)

Notizia

PUBBLICATO

Utilizzo di aspirina a basse dosi nelle gravidanze medicalmente assistite (IVF e ICSI)

La anormale invasione dei villi coriali della placenta determina modifiche di tipo occlusivo delle arterie dell'utero con conseguente scarso afflusso di sangue alla placenta.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Tali anomalie si verificano già durante la primissima fase della gravidanza, durante il I° trimestre. Esse possono portare nelle settimane successive, ovvero nel II° trimestre, ad una ipertensione in gravidanza, edema e proteinuria. Queste condizioni sono caratterizzate da un alterato equilibrio tra fattori pro-aggreganti ed anti-aggreganti con prevalenza dei primi.

L'acido acetil-salicilico (aspirina), a basse dosi, inibisce un enzima piastrinico (ciclo-ossigenasi) prevenendo la formazione di tromboxano. Riducendo la tendenza delle piastrine a legarsi fra di loro formando aggregati e riducendo il tono della parete delle arterie, si migliora la circolazione del sangue nella placenta, prevenendo la comparsa di aumenti patologici della pressione arteriosa che si verificano, in alcuni casi, durante la gravidanza. Tuttavia, nella pratica clinica, la somministrazione dell'aspirina a basse dosi (100 mg/die) viene intrapresa solo dopo le 12 settimane di gestazione.

Recentemente si è studiato l'utilizzo di aspirina fin dalle prime fasi della gravidanza, nelle pazienti sottoposte a cicli di fecondazione assistita per verificarne l'efficacia.

Il razionale di tale studio consiste nel verificare se l'inibizione irreversibile dell'attività dell'enzima ciclo-ossigenasi, da parte dell'aspirina, migliori l'invasione del tessuto trofoblastico da parte delle arterie spirali.

In tal modo si verificherebbe una riduzione della componente muscolare della parete delle arterie, con aumento della permeabilità della parete stessa e degli scambi. In particolare, mediante l'utilizzo del eco-color-doppler, si è riscontrato un miglioramento del flusso delle arterie, grazie ad una riduzione delle resistenze delle arterie uterine, a 18 settimane, nelle pazienti trattate con l'aspirina, rispetto a quelle che non ricevevano alcun trattamento farmacologico.

Uno degli elementi di novità, e certamente il più interessante, è che i migliori risultati si sono ottenuti in un gruppo di pazienti candidate alla fecondazione medicalmente assistita nel quale il trattamento veniva iniziato già durante la stimolazione con terapia ormonale.

In tale gruppo le resistenze uterine nel II° trimestre (18-22 settimane) miglioravano in modo più marcato rispetto al gruppo di controllo.

Non dimentichiamo che l'incidenza, sia di ipertensione, proteinuria ed edema, che di sviluppo di feti più piccoli, è decisamente più elevata nelle fecondazioni assistite rispetto alla popolazione generale (12-15% contro 3-7%).

In conclusione, alcuni studi che hanno messo a confronto gruppi di pazienti trattati con aspirina con gruppi non trattati, hanno dimostrato che la somministrazione di aspirina a basse dosi (100 mg/die), fin dalla fase iniziale di stimolazione ormonale, migliora le resistenze utero-placentari e l'invasione trofoblastica.

Antonio Maselli - Ginecologo, Villa Maria, Campobasso

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda

CONTENUTI CORRELATI