MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Testosterone: Una questione anche di cuore?

Notizia

PUBBLICATO

Testosterone: Una questione anche di cuore?

Nel maschio, a partire dalla pubertà, grazie allo stimolo degli ormoni prodotti dall'ipofisi sotto il controllo dell'ipotalamo, i testicoli iniziano a produrre testosterone, l'ormone notoriamente implicato nello sviluppo e nella funzione sessuali. Ma il testosterone non ha solo questa funzione: infatti, esso svolge anche altri importanti ruoli, in particolare a livello osseo, muscolare e metabolico. Il testosterone è tra gli androgeni (ormoni che sviluppano e mantengono i caratteri sessuali maschili), il principale e il più conosciuto.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

A partire dai 40 anni di età, i livelli di testosterone circolanti nell'uomo possono andare incontro ad un progressivo decremento. La realtà clinica associata ad una condizione di deficit di androgeni o ipogonadismo (alterazione dello sviluppo dei caratteri sessuali maschili) correlato all'età, può presentarsi in maniera molto variegata: possono infatti essere presenti un calo del desiderio sessuale, difficoltà nel raggiungere o mantenere l'erezione, osteoporosi (riduzione della massa ossea con conseguente aumentato rischio di fratture), depressione, disturbi del sonno, riduzione della massa muscolare ed aumento dell'accumulo di grasso nella cavità addominale a cui consegue insulino-resistenza, la ridotta sensibilità dei tessuti all'insulina. L'insulino-resistenza aumenta il rischio di sviluppo di sindrome metabolica, ovvero una condizione clinica caratterizzata dalla contemporanea presenza di più alterazioni, quali aumento della circonferenza vita, ipertensione arteriosa, aumento di grassi e zuccheri nel sangue. La sindrome metabolica, a sua volta, comporta un maggior rischio cardiovascolare.

Nell'ultimo decennio, l'andrologia ha rivolto il proprio interesse anche verso eventuali relazioni tra ipogonadismo e malattie cardiovascolari, le quali queste ultime, continuano a detenere ormai da tempo un triste primato come causa di morte a livello mondiale. Qui di seguito verrà presentata una rassegna di alcuni lavori in merito.

Allo stato attuale, la conoscenza del ruolo degli androgeni nella fisiopatologia cardiovascolare rimane ancora frammentaria; tuttavia il sistema cardiovascolare sembra essere un importante obiettivo dell'azione androgenica e le attuali evidenze suggeriscono un effetto benefico dell'ormone su tale apparato.

Testosterone e malattie cardiovascolari

Nel 2008 è stato pubblicato uno studio condotto in America su un'ampia popolazione di 794 uomini della comunità di Rancho Bernardo, di età compresa tra i 50 e i 91 anni e seguiti per circa 2 decenni, che ha esaminato il rapporto del testosterone con tutte le cause di morte. E' emerso che i soggetti con livelli di testosterone totale (T) più basso (ovvero con T <241 ng/dl o 8 nmol/l), avevano un aumento di mortalità generale e cardiovascolare, rispettivamente del 40% e del 38%, rispetto agli uomini con più elevati livelli di androgeni. Questi risultati erano indipendenti da età, massa grassa (contenuto di grasso nell'organismo), assetto lipidico (i grassi presenti nel sangue, in particolare colesterolo e trigliceridi) e abidudini di vita. In realtà, i dati emersi da questo importante lavoro non stupiscono, dato che bassi livelli di testosterone sono indipendentemente associati a molti dei singoli fattori di rischio per malattie a carico di cuore e i vasi sanguigni.

Un modello utilizzato in diversi lavori scientifici, mostrante le possibili correlazioni tra il deficit androgenico e il sistema cardiovascolare, è quello della deprivazione androgenica (che consiste nella riduzione dei livelli di androgeni circolanti mediante farmaci definiti per l'appunto "anti-androgeni") dei pazienti con cancro alla prostata. Uno studio, ad esempio, dimostra che i soggetti in terapia con anti-androgeni presentano un indice di massa corporea e una massa grassa più elevata, rispetto ai controlli confrontati per età e malattia. D'altra parte, è noto che la somministrazione di testosterone comporta nell'uomo una riduzione della massa grassa; essendo quest'ultima un fattore predittivo indipendente di morte da causa cardiovascolare, è ragionevole pensare che il testosterone stesso abbia un ruolo di rilievo per ciò che concerne il rischio cardiovascolare. Altri lavori con il suddetto modello di castrazione chimica hanno valutato l'effetto del testosterone su tutte le arterie, da quelle di calibro maggiore quali l'aorta, a quelle di diametro ridotto quali quelle che irrorano il cuore: le arterie coronarie.

Uno studio condotto su un campione di 22 uomini in trattamento con antiandrogeni, ha evidenziato che in tali soggetti esiste un incremento della pressione arteriosa centrale, la quale riflette, in modo diretto, la rigidità delle pareti dei grossi vasi.

Diversi studi hanno inoltre dimostrato una correlazione inversa tra la severità della malattia coronaria e i livelli circolanti di testosterone e il trattamento con testosterone è in grado di migliorare il flusso di sangue nelle arterie coronarie e l'ischemia miocardica (ridotto afflusso di sangue al muscolo cardiaco). Questo si osserva in pazienti affetti da malattia coronarica, vale a dire con placche aterosclerotiche che riducono il diametro delle arterie coronarie, e condizioni quali angina e infarto del miocardio.