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Supporto della fase luteinica nella IUI

Parere degli esperti

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Supporto della fase luteinica nella IUI
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Si definisce “fase luteinica” l’intervallo di tempo che ha inizio con l’ovulazione e termina con l’impianto dell’embrione o, nel caso in cui non si instauri la gravidanza, con l’inizio della mestruazione.

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Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA), e in particolare il ricorso alla stimolazione ovarica controllata adoperando citrato di clomifene o gonadotropine, interferiscono negativamente sui delicati meccanismi endocrini che regolano la fase luteale. Non esiste ad oggi un protocollo universalmente condiviso riguardo lo schema terapeutico più appropriato ai fini del sostegno della fase luteale nei cicli di PMA. Il progesterone è comunque sicuramente il farmaco di prima scelta per il supporto della fase luteale. Il progesterone, infatti, è l’ormone assolutamente necessario per l’instaurarsi della gravidanza. Le concentrazioni minime affinché il progesterone sia efficace non sono ancora del tutto note. Tuttavia in letteratura non sono state riportate gravidanze a esito positivo con concentrazioni di progesterone inferiori a 15 nmoll. Durante i primi 14 giorni di gestazione le funzioni secretive svolte dal corpo luteo sono dipendenti dalla secrezione ipofisaria di LH, che a sua volta dipende dal rilascio di GnRH ipotalamico. Ne consegue che nei cicli FIVET in cui c’è una lunga soppressione di GnRH endogeno tramite farmaci GnRH-agonisti, i livelli di LH sono soppressi con una cessazione di produzione di progesterone da parte del corpo luteo. Questo è il razionale per cui nei cicli FIVET si fornisce una supplementazione di progesterone in fase luteale. Risulta, invece, molto dibattuta la necessità di supplementazione in fase luteale nei cicli di IUI e non è presente ad oggi una revisione sistematica della letteratura inerente tale problema.

In uno studio Erdem e collaboratori hanno reclutato 214 pazienti, randomizzandone 109 per il trattamento con progesterone e 105 come gruppo di controllo. Sono risultate 56 gravidanze ottenute nel gruppo di studio e 26 nel gruppo di controllo, con percentuali di gravidanza del 21,1% e del 12,7% rispettivamente, con differenza statisticamente significativa [1]. Secondo il gruppo ESHRE Capri Workshop del 2009 si può concludere che non esistono evidenze biologiche o cliniche probanti che giustifichino la supplementazione con progesterone nei cicli di IUI eseguiti con protocolli di stimolazione moderata, cioè con lo sviluppo di 2-3 follicoli per ciclo [2].Questo perché le pazienti sottoposte a induzione dell’ovulazione nella IUI non hanno la soppressione ipogonadotropa delle pazienti che vanno incontro a protocolli terapeutici per FIVET e quindi viene meno il presupposto culturale per somministrare progesterone.

Comunque, nonostante appunto l’assenza di prove biologiche o cliniche a favore dell’efficacia del supporto della fase luteale, l’impiego del progesterone è diventato una consolidata pratica clinica nei cicli di inseminazione intrauterina.

Dott. Maurizio Cignitti - Responsabile Centro Medicina della Riproduzione, Ospedale Salesi, Ancona

Bibliografia

  1. Erdem A, Erdem M, Atmaca S, Guler I. Impact of luteal phase support on pregnancy rates in intrauterine insemination cycles: a prospective randomized study. Fertil Steril 2009;91(6):2508-13.
  2. ESHRE Capri Workshop Group. Intrauterine insemination. Hum Reprod Update 2009;15(3):265-77.