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La stimolazione ovarica nella donna con eccesso di peso

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La stimolazione ovarica nella donna con eccesso di peso

Sono trascorsi almeno dieci anni da quando sovrappeso e obesità sono stati inseriti nell’agenda dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come emergenza globale. Alcune indicano che se nel 2005 gli adulti in sovrappeso erano circa 1,6 miliardi, mentre quelli obesi erano almeno 400 milioni, nel 2015 il numero degli adulti in sovrappeso dovrebbe aggirarsi sui 2,3 miliardi e quello degli obesi dovrebbe superare i 700 milioni [1].

Assumendo come criterio diagnostico per definire sovrappeso e obesità l’indice di massa corporea (body mass index, BMI: peso (kg)/altezza (m2)), l'OMS definisce in sovrappeso una persona adulta con BMI tra 25 e 29,9, mentre una persona adulta con BMI ≥30 è considerata obesa (laddove invece una persona adulta con BMI <18,5 è considerata sottopeso, e una con BMI tra 18,5 e 24,9 normopeso). Il rischio di malattie croniche aumenta progressivamente per valori di BMI >25.

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Nei Paesi industrializzati l’obesità è la maggiore causa di problemi di salute e mortalità dal momento che, alterando le complessive condizioni di salute dell’organismo, sembra aumentare il rischio di svariate patologie [2], tra cui:

Di seguito l’attenzione sarà focalizzata su sovrappeso e obesità nella popolazione femminile in relazione alla fertilità, giacché diversi studi evidenziano un’aumentata prevalenza di donne in sovrappeso e obese in età fertile e, dal 1990 al 2005, un incremento dal 9,9 al 16% di obesità in gravidanza [3].

Obesità e fertilità

Già Ippocrate evidenziava come la donna obesa presentasse problemi nel concepimento: “L’utero è incapace di ricevere il seme e le loro mestruazioni sono infrequenti e scarse” [4]. A tale riguardo oggi diversi studi evidenziano che l’obesità ritarda il concepimento [5-7], il rischio relativo di infertilità anovulatoria risulta quasi triplo rispetto a donne con BMI ≥32 kg/m2 all’età di 18 anni [8], e nelle pazienti sub-fertili con cicli ovulatori la possibilità di concepimento spontaneo diminuisce del 5% per ogni unità di incremento di BMI [9].

Il meccanismo attraverso cui il sovrappeso e l’obesità agiscono negativamente sulla fertilità costituisce ancora oggetto di numerose ricerche, essendo complesso e multifattoriale, ma sembra da escludersi che la causa di questi disturbi della fertilità sia un’alterazione ovarica primitiva, e in particolare una compromissione della funzionalità delle cellule tecali o follicolari [10]. Il ruolo chiave sembra invece svolto proprio dal tessuto adiposo, per via della sua nota funzione endocrino-metabolica e della diretta correlazione – evidenziata dagli studi – tra entità dell’eccesso ponderale e gravità dei disordini della fertilità. A conferma di questo si può anche ricordare che è stato constatato che nelle donne sovrappeso e obese un miglioramento della fertilità si può avere anche solo con un calo del 5% del peso iniziale: una così modesta diminuzione da sola è in grado di migliorare o addirittura regolarizzare il ciclo mestruale e di incrementare i cicli ovulatori [9].

In ogni caso, nonostante la maggior parte delle donne obese non sia affatto infertile, può darsi ormai per accertato, o comunque ampiamente documentato, l’effetto dell’obesità sulla fertilità: le donne obese presentano un rischio di infertilità 3 volte superiore rispetto a quelle con BMI normale [11]. Per tale ragione, alcuni, ravvisando una correlazione diretta tra infertilità anovulatoria e BMI, ritengono addirittura di poter considerare il peso corporeo come indice per predire la fertilità di una donna [8]. Tra l’altro, è soprattutto il grasso presente a livello addominale – il grasso viscerale o centrale, che si calcola con la circonferenza vita o con il rapporto vita-fianchi – a dare i maggiori problemi: in donne con moderata obesità, e dunque un aumentato rapporto vita/fianchi, il tasso di concepimento spontaneo è dimezzato [12,13].

Le problematiche di infertilità femminile legate a sovrappeso od obesità hanno a che fare con la nota funzione endocrino-metabolica del tessuto adiposo, e le alterazioni ormonali che si riscontrano con maggior frequenza sono: aumentata produzione ovarica e surrenalica di androgeni (testosterone, androstenedione), bassi livelli delle proteine di trasporto di questi ormoni, alterata produzione delle gonadotropine (ormoni ipofisari che regolano gli ormoni sessuali), e in particolare aumento dell’ormone luteinizzante, nonché ridotta sensibilità all’insulina (insulino-resistenza). Si determina dunque un quadro di iperandrogenemia – cioè, di eccesso di ormoni maschili in circolo – che influenza negativamente i follicoli ovarici con conseguente anovulazione. D’altra parte, anche l’aumentata produzione di insulina e l’insulino-resistenza sembrano influenzare da vicino la funzionalità ovarica, tanto è vero che nelle pazienti trattate con farmaci insulino-sensibilizzanti, che riducono i livelli di insulina e migliorano l’insulino-resistenza, si riscontra spesso una migliorata fertilità in termini di aumento di cicli ovulatori.