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La sterilità tubarica: cause, prevenzione, diagnosi, cura e tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita

Parere degli esperti |time pubblicato il
La sterilità tubarica: cause, prevenzione, diagnosi, cura e tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il fattore tubarico rappresenta una delle principali cause femminili di infertilità. L’incidenza di questa patologia appare molto variabile in base ai diversi studi condotti; rappresenta il 16-40% di tutte le cause femminili di infertilità e negli ultimi anni sembra non aver subìto grosse modificazioni nonostante i progressi della prevenzione e della terapia. L’integrità anatomica della tuba è indispensabile per garantire un suo corretto funzionamento [1].

Le funzioni della tuba sono molteplici: trasporto e nutrimento dei gameti, captazione ovulare, mantenimento di un ambiente adatto alla fecondazione, trasporto e nutrimento dello zigote [2].

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Il fattore tubarico rappresenta la seconda causa di infertilità femminile e viene definito dal Ministero della Salute come: “anomalie della morfologia e della funzionalità delle tube di Falloppio” [3].

L’eziopatogenesi del danno tubarico riconosce cause diverse:

  • causa infiammatoria;
  • endometriosi;
  • causa iatrogena: tutti gli interventi chirurgici all’interno della cavità addominale favoriscono la comparsa di aderenze pelviperitoneali, con un rischio minore per gli interventi eseguiti in laparoscopia;
  • malformazioni congenite: diverticoli congeniti, tube accessorie, assenza di segmenti tubarici, patologia delle ciglia immobili;
  • causa infettiva.

Indagine anamnestica

Un adeguato studio clinico del problema non può prescindere da un’accurata indagine anamnestica in cui vanno ricercati tutti i dati che possono far pensare a una causa tubarica di sterilità.

  • storia pregressa di infezioni genitali e malattie sessualmente trasmesse;
  • storia pregressa di cistiti ricorrenti;
  • storia di stati febbrili con algie addominali sine causa in età infantile e/o adolescenziale specie se associate a inspiegabile costipazione dell’alvo. Tali quadri clinici definiti genericamente dai curanti o/e dai pediatri “febbri viscerali” possono in realtà nascondere pelviperitoniti subcliniche coinvolgenti le salpingi con conseguente sterilità femminile;
  • storia di appendicectomia complicata da peritonite;
  • storia di infezioni post-partum o post-aborto;
  • uso attuale o pregresso di IUD (Intrauterine Device);
  • storia di endometriosi pelvica;
  • antecedenti interventi chirurgici o esami strumentali sugli organi pelvici.

Esame clinico

È molto difficile evidenziare segni di compromissione tubarica con il solo esame clinico. Si possono anche ricercare segni clinici minori di sospetto come:

  • cicatrici addominali;
  • segni di endometriosi ovarica, del collo o del setto retto-vaginale;
  • dolorabilità annessiale alla palpazione;
  • altri segni di processi flogistici in atto, come leucorrea;
  • idrorrea, che è spesso espressione della presenza di idrosalpinge.

Il riconoscimento della concomitante presenza di idrosalpinge, prima di intraprendere un programma IVF/ICSI (In-Vitro Fertilization/Intracytoplasmatic Sperm Injection) con indicazione diversa dal fattore tubarico, rimane ancora oggi una tappa diagnostica preliminare importante. L’interruzione chirurgica tra l’idrosalpinge e la cavità uterina, oppure l’agoaspirazione preventiva della sacca, ristabilirebbe infatti le condizioni favorevoli all’impianto, diminuendo così le delusioni derivanti dai fallimenti, già così frequenti nelle coppie che si sottopongono a procedure di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) [4].

Cause infettive

Le cause più frequenti di danno tubarico restano le infezioni pelviche e la salpingite acuta. I microrganismi più frequenti e pericolosi sono i batteri, agenti eziologici di due importanti infezioni a trasmissione sessuale: la Chlamydia trachomatis, agente eziologico della clamidia, e la Neisseria gonorrhoeae, agente eziologico della gonorrea [5].

Secondo l’OMS, ogni anno sono circa 376 milioni le nuove infezioni a livello globale, di cui 1 su 4 rappresentata da: clamidia, gonorrea, sifilide e tricomoniasi. Una adolescente su 20 presenta un’infezione batterica acquisita per via sessuale, e l'età in cui tali infezioni si presentano sta diventando sempre più bassa. Si stima che più di 500 milioni di persone abbiano un'infezione genitale dovuta a virus herpes simplex (HSV). Oltre 290 milioni di donne hanno un’infezione da papillomavirus umano (HPV), una delle infezioni sessualmente trasmissibili (IST) più letali [6].

Le IST possono causare importanti danni alle tube di Falloppio, responsabili del 30-40% dei casi di sterilità femminile. Praticamente tutti i casi di cancro cervicale sono legati alle infezioni genitali da HPV. Il cancro della cervice è il secondo tumore più comune nelle donne, con circa 500.000 nuovi casi e 250.000 decessi ogni anno [7].

Considerato il decorso spesso asintomatico o il quadro clinico aspecifico di molte di queste infezioni, la strategia migliore da adottare è la prevenzione attraverso l’informazione e l’educazione a comportamenti sessuali responsabili [3].

L'infezione da Chlamydia trachomatis induce, risalendo le tube, un’infiammazione e un danno delle cellule ciliate tubariche, nonché la formazione, in un secondo momento, di aderenze pelviche.

Le infezioni dell'alto tratto genitale possono provocare danni irreversibili alle tube, inclusa l'occlusione del tratto prossimale o distale nonché l'idrosalpinge. Questo danno può riguardare entrambe le tube e quindi provocare la cosiddetta "sterilità tubarica bilaterale".

Le patologie tubariche e peritoneali sono tra le più comuni patologie causa di infertilità, colpendo circa il 30-35% delle coppie [8]. Il rischio di avere una causa tubarica di infertilità dopo un processo infiammatorio pelvico si aggira intorno al 10-12%, rischio che aumenta al ripetersi degli episodi infettivi tubarici [9].

La positività sierologica alla Chlamydia trachomatis riduce la probabilità di gravidanza fisiologica e del suo normale esito, e aumenta il rischio di gravidanze ectopiche in donne con storia di infertilità tubarica documentata [10].

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