MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Sindrome dell’ovaio policistico e infertilità

Parere degli esperti

PUBBLICATO

Sindrome dell’ovaio policistico e infertilità
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La sindrome dell’ovaio policistico (polycystic ovary syndrome, PCOS) colpisce circa il 5-10% delle donne in età riproduttiva ed è la principale causa di infertilità femminile. La causa della PCOS non è ancora ben nota, ma sembra possa essere il risultato di più fattori tra i quali la predisposizione genetica (spesso è presente in altri membri della famiglia) e fattori esterni che sembrano attivare la patologia. Per fare diagnosi sono necessarie almeno due delle tre caratteristiche:

  1. ovaio micropolicistico: riscontro ecografico di almeno un ovaio ingrandito (>10 cm3) contenente 12 o più follicoli del diametro tra 2 e 9 mm e ispessimento della parete ovarica. Ciò è dovuto a un’anomalia ormonale nel cervello a carico dell’asse ipotalamo-ipofisi con eccessiva produzione di ormone di rilascio della somatotropina (growth hormone releasing hormone, GHRH) e di ormone luteinizzante (luteinizing hormone, LH). Quest’ultimo, prodotto dall’ipofisi, è di norma basso, mentre un suo picco improvviso è responsabile dell’ovulazione. Nella PCOS i livelli di LH sono notevolmente più alti a causa dell’aumento di insulina circolante e il picco ormonale avviene raramente, pertanto i follicoli non maturano e diventano sempre più numerosi, aumentando i livelli di androgeni;
  2. elevati livelli di androgeni: oltre che per l’eccesso di follicoli l’iperandrogenismo può essere causato da un difetto enzimatico dell’ovaio e/o del surrene. L’eccesso di ormoni maschili provoca acne, irsutismo (eccessiva crescita di pelo su volto, petto e addome), alopecia (perdita di capelli) e, nel 56% dei casi, resistenza all’insulina. Questa determina, a sua volta, riduzione delle globuline leganti gli ormoni sessuali (sex hormone-binding globulin, SHBG) con conseguente aumento degli androgeni liberi nel sangue e possibile aumento della glicemia e del peso. Il sovrappeso o l’obesità sono presenti nel 58% delle pazienti con PCOS e provocano un circolo vizioso, in quanto nell’adipe vengono prodotti gli ormoni maschili, pertanto l’aumento del grasso corporeo produce più androgeni aggravando la sindrome;
  3. irregolarità mestruali e anovulazione cronica: è l’incapacità dell’ovaio di ovulare regolarmente ogni mese. Si manifesta con perdite di sangue senza ovulazione (cicli anovulatori), meno di 9 cicli all’anno (oligomenorrea) oppure, nelle forme più gravi, assenza dei cicli oltre 6 mesi (amenorrea secondaria).

La maggior parte delle pazienti affette da PCOS presenta problemi di infertilità dovuti ad alterazione dei cicli ovulatori e minore qualità degli ovociti e dell’endometrio. Tali pazienti in gravidanza presentano un maggior rischio di aborto spontaneo, diabete gestazionale, gestosi o parto pretermine correlati all’ulteriore aumento di insulina, glicemia, peso e pressione. Obiettivo del trattamento dell’infertilità nella pazienti con PCOS è quello di ridurre il peso, ripristinare l’ovulazione, migliorare la qualità dell’endometrio ed evitare l’iperstimolazione ovarica e le gravidanze plurigemellari. Il primo provvedimento per la paziente affetta da PCOS è la riduzione del 5-10% del peso corporeo mediante dieta ipocalorica, ipoglicidica e praticando maggiore attività fisica. Nei casi più lievi ciò consente di riprendere una corretta ovulazione aumentando la possibilità di gravidanza spontanea.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Quando non è sufficiente occorre associare al diverso stile di vita una terapia con farmaci ipoglicemizzanti orali usati abitualmente per il diabete. Ad esempio, metformina agisce ottimizzando la glicemia mediante aumento del consumo periferico di zuccheri e riduzione dell’assorbimento intestinale e della loro produzione nel fegato; inoltre riduce i livelli di insulina responsabili della maggior produzione di LH e di conseguenza degli androgeni ovarici. A dosi elevate può provocare nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Meglio tollerato è inositolo, sostanza simile a una vitamina del gruppo B già prodotta dal nostro organismo, che agisce come messaggero dell’insulina ottimizzando il metabolismo di zuccheri e grassi tramite riduzione della resistenza all’insulina e dei livelli circolanti di androgeni (testosterone totale e libero e androstenedione) e aumento dell’SHBG. Questo integratore, associato alla melatonina, agisce anche sui danni al DNA provocati dai radicali liberi dell’ossigeno e sembra possa contribuire al miglioramento dell’ovulazione e alla qualità degli ovociti. I farmaci antiandrogenici sono invece sconsigliati in quanto possono creare danni fetali, pertanto sono di solito abbinati a contraccettivi orali.

Clomifene citrato è il trattamento più comune e di semplice utilizzo per l’infertilità nelle donne con PCOS. Si tratta di compresse orali con effetto antiestrogenico che inducono l’ipofisi a produrre maggiori quantità di gonadotropine. Occorre un attento monitoraggio ecografico per evitare il rischio di eccessiva risposta ovarica e quindi di gravidanze multiple. Ha lo svantaggio di ridurre la crescita dell’endometrio e la produzione di muco cervicale ed è sconsigliato il suo utilizzo per più di 6 mesi in quanto può portare allo sviluppo di cisti ovariche. In alternativa, possono essere utilizzate le gonadotropine. Si tratta di una terapia più costosa mediante iniezioni sottocutanee ma rappresenta la cura ottimale per il maggior tasso di successo e i minori effetti collaterali; è d’obbligo nei trattamenti di fecondazione in vitro che richiedono una crescita follicolare multipla. Nelle pazienti con PCOS occorre utilizzare dosi molto basse di gonadotropine per evitare il rischio di iperstimolazione ovarica, pertanto occorre personalizzare la terapia in base all’età della paziente, ai valori ormonali basali, alla conta dei follicoli antrali e alla predisposizione genetica alla risposta farmacologica, valutabile mediante il polimorfismo del recettore dell’FSH.

Nei casi estremi in cui la terapia farmacologica non risulta efficace, si utilizza la terapia chirurgica laparoscopica. Il drilling ovarico consiste nella creazione di tanti minuscoli fori sulla superficie dell'ovaio, mentre la resezione cuneiforme comporta l'asportazione di un piccolo cuneo di tessuto ovarico. Questi interventi, che eliminano l’eccesso di follicoli e liberano la superficie ovarica, consentono una ripresa spontanea dell'ovulazione e del ciclo mestruale.

Cesare Taccani - Medico Chirurgo, Specialista in ginecologia e ostetricia

 

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda

CONTENUTI CORRELATI