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La salute dei bambini nati da trattamenti di procreazione medicalmente assistita

Parere degli esperti

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La salute dei bambini nati da trattamenti di procreazione medicalmente assistita
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono impiegate da oltre 30 anni. Si stima che i bambini generati da trattamenti di PMA siano circa 4 milioni in tutto il mondo. È stato ipotizzato in numerose occasioni che le condizioni in vitro (in provetta) a cui sono esposti gameti ed embrioni possano avere influenze negative sulla salute del concepito. In realtà, lo stato di salute perinatale dei bambini nati da trattamenti di PMA non differisce significativamente da quello riscontrato nei concepimenti spontanei. Appare viceversa possibile che una condizione di infertilità di una coppia possa avere implicazioni per la salute del bambino, indipendentemente da possibili effetti derivanti dalla coltura in vitro.

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PMA e salute dei bambini

La maggiore frequenza di gravidanze gemellari e trigemine verificantesi nei concepimenti da trattamenti di PMA è fonte di un esito perinatale complessivamente inferiore rispetto a quello dei concepimenti spontanei. Esistono anche preoccupazioni circa la possibilità che la salute dei bambini derivanti da gravidanze singole ottenute tramite PMA possa essere compromessa. In effetti, questi bambini sono più spesso interessati da una condizione di prematurità, minor peso alla nascita e morte perinatale. Tuttavia, è difficile stabilire se tali esiti siano determinati dalla tecnologia impiegata nella PMA o dalla condizione d’infertilità della coppia. Infatti, alcune condizioni patologiche (per esempio particolari stati ormonali o malformazioni uterine) possono allo stesso tempo determinare uno stato di infertilità e influenzare negativamente la salute del concepito. Inoltre, quasi tutti gli studi sulla materia hanno paragonato le nascite da gravidanze singole in concepimenti spontanei e in cicli di PMA, non riuscendo a discriminare in tal modo se eventuali differenze siano ascrivibili alla tecnologia della PMA o alla condizione d’infertilità. Uno studio condotto alcuni anni orsono secondo un diverso schema comparativo indica che, se il fattore confondente associato alla coppia è tenuto sotto controllo, non sono osservabili differenze tra concepimenti spontanei e da PMA [1]. In una prima analisi, gli autori dello studio hanno confermato un esito perinatale meno favore (basso peso alla nascita, prematurità, morte perinatale) nei nati da gravidanze singole derivanti da trattamenti di PMA. Tuttavia, un’analisi più accurata ha appurato che tale differenza non è generata dalla tecnologia impiegata nella PMA, essendo invece attribuibile alla condizione di infertilità. In particolare, è stato paragonato l’esito perinatale di gravidanze singole spontanee e da PMA ottenute consecutivamente nella stessa coppia, annullando in tal modo il fattore confondente associato allo stato di salute della coppia. Il confronto eseguito in tal modo tra i due gruppi ha accertato un’equivalenza del peso alla nascita, di incidenza di prematurità e di morte perinatale. Pertanto, è possibile concludere che la PMA non sia fonte di un esito perinatale sfavorevole.

Esistono altri contesti in cui si è ipotizzato che la PMA possa avere un riflesso negativo sulla salute del concepito. Particolarmente noto è il caso dei bambini nati da cicli di PMA in cui sia stata applicata la ICSI, ossia la microiniezione dello spermatozoo all’interno dell’uovo per ottenere la fecondazione. La ICSI è ritenuta una tecnica invasiva e ha destato preoccupazioni fin dal suo esordio, quasi 20 anni orsono. Nei bambini ICSI, la frequenza di anomalie congenite, pur rimanendo bassa in valore assoluto, appare essere aumentata rispetto ai concepimenti spontanei, ma – ancora una volta per le ragioni sopra descritte – non è possibile concludere se il problema abbia origine dalla tecnica o dalla condizione della coppia.

La maturazione in vitro (IVM) di oociti è stata un’ulteriore fonte di perplessità per la salute del concepito. In realtà, un recente studio suggerisce che all’IVM non siano associati particolari rischi [2]. Infatti, in bambini nati da cicli IVM non è stato riscontrato un aumento di malformazioni congenite (maggiori o minori) rispetto ad un gruppo controllo costituito da bambini nati da cicli ICSI. Complessivamente, l’esito ostetrico e perinatale è stato paragonabile tra i due gruppi, ad eccezione del peso alla nascita che è risultato essere leggermente maggiore nei bambini IVM. Tale caratteristica non dovrebbe generare preoccupazioni poiché è noto che l’uso sostenuto di gonadotropine, come accade nei cicli ICSI ma non nei cicli IVM, può generare una differenza per difetto di peso alla nascita.

La questione di una possibile compromissione dell’esito perinatale ha riguardato anche i bambini derivanti da embrioni e oociti crioconservati. La crioconservazione di embrioni viene applicata con successo fin dalla prima metà degli anni ottanta e probabilmente ha dato luogo alla nascita di centinaia di migliaia di bambini. Sono noti diversi studi sulla materia, tutti concordemente indicanti un’equivalenza dell’esito perinatale tra bambini ottenuti da embrioni freschi e crioconservati [3]. I dati sui bambini nati da oociti crioconservati sono meno numerosi, poiché la crioconservazione di oociti ha una storia più recente. Tuttavia, i risultati attualmente disponibili – riguardanti già diverse migliaia di bambini – non indicano specifici rischi perinatali [4].

Conclusioni

La salute dei bambini nati dalle tecniche di PMA è stata oggetto di numerosi studi. Questi bambini sono in effetti più esposti a condizioni perinatali sfavorevoli, quali prematurità, basso peso e morte neonatale. Tuttavia studi specificamente concepiti per discriminare tra una possibile influenza delle tecniche di PMA e quella eventualmente derivante dalla condizione d’infertilità della coppia indicano in maniera convincente che la PMA non implica uno specifico rischio per il concepito. Tecniche particolari della PMA, quali la crioconservazione, non appaiono essere fonte di esito perinatale sfavorevole. Nei cicli di PMA in cui è stata applicata la ICSI si riscontra una maggiore frequenza di anomalie congenite, ma anche in tal caso è verosimile che lo stato della coppia, e non la tecnica, sia la causa del fenomeno osservato.

Rubens Fadini - Biogenesi Reproductive Medicine Centre, Istituti Clinici Zucchi, Monza

Bibliografia

  1. Romundstad LB, Romundstad PR, Sunde A, et al.Effects of technology or maternal factors on perinatal outcome after assisted fertilisation: a population-based cohort study. The Lancet 2008; 372: 737-743.
  2. Fadini R, Mignini Renzini M, Guarnieri T, et al. Comparison of the obstetric and perinatal outcomes of children conceived from in vitro or in vivo matured oocytes in in vitro maturation treatments with births from conventional ICSI cycles. Hum Reprod 2012; 27: 3601-8
  3. Wennerholm UB, Söderström-Anttila V, Bergh C, et al. Children born after cryopreservation of embryos or oocytes: a systematic review of outcome data. Human Reprod2009; 24: 2158-2172.
  4. Noyes N, Porcu E, Borini A.Over 900 oocyte cryopreservation babies born with no apparent increase in congenital anomalies. Reprod Biomed Online2009; 18: 769-776