La salpingite: nemico silenzioso della PMA

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La salpingite: nemico silenzioso della PMA

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Le salpingi, più comunemente conosciute con il termine di “tube di Falloppio”, sono due organi cavi, tubolari, pari e simmetrici, che collegano la cavità uterina alle ovaie. Queste strutture anatomiche ricoprono un ruolo di fondamentale importanza nell’apparato genitale femminile in quanto rappresentano il luogo in cui avviene la fecondazione dell’ovocita da parte dello spermatozoo.

Con una lunghezza media di 15 cm e un diametro di 3 mm, le salpingi si contraddistinguono per la loro peculiare struttura. In esse, infatti, è possibile individuare quattro differenti porzioni, ognuna delle quali è adibita allo svolgimento di una specifica funzione. La prima porzione, che possiamo riconoscere a livello tubarico, è rappresentata dall’infundibolo che, come il nome stesso ci indica, presenta la caratteristica forma a “imbuto”.  L’infundibolo rappresenta l’estremità della salpinge e il suo compito principale consiste nel “catturare”, con le sue lunghe fimbrie, l’ovocita maturo al momento dello scoppio follicolare.

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La seconda porzione, invece, è rappresenta da una regione tubarica molto stretta, tortuosa e abbastanza lunga: “l’ampolla”. L’ampolla è dotata di attività peristaltica, cioè ha la capacità di contrarsi e proprio in virtù di ciò, il suo compito principale consiste nella regolazione del transito dell’ovocita, degli spermatozoi o addirittura dell’embrione (in caso di avvenuta fecondazione).

La terza porzione prende il nome di “istmo” e ricopre un ruolo puramente di “collegamento” tra la porzione ampollare e la porzione intramurale della tuba.

Infine, troviamo la quarta e ultima porzione della salpinge: “la porzione intramurale” che rappresenta lo sbocco tubarico a livello della cavità uterina.

Quindi, così come le note musicali con la loro successione danno vita a una melodia, allo stesso modo le componenti tubariche cooperano per il raggiungimento di uno scopo principale: la fecondazione fisiologica.

Le tube di Falloppio sono spesso oggetto di numerosi processi patologici di varia natura che ne compromettono la funzionalità. Tra questi spicca, in particolar modo, un processo infiammatorio che viene indicato con il termine di “salpingite”. La salpingite è infatti un’infiammazione che può manifestarsi a carico di una o di entrambe le tube e si riscontra più frequentemente in donne in età fertile e sessualmente attive, mentre risulta essere meno evidente e meno importante in donne in menopausa.

Nella stragrande maggioranza dei casi, la salpingite origina da infezioni a carico del tratto genitale femminile. È, infatti, causata da numerosi agenti patogeni quali Mycoplasma, Staphylococcus e Streptococcus. Tuttavia, può essere causata anche da malattie sessualmente trasmissibili come la gonorrea e la clamidia.

Come tutti i processi flogistici, anche la salpingite può presentare un decorso acuto oppure un decorso cronico. Le salpingiti acute possono essere di tipo semplice (e quindi comportare una modificazione strutturale della tuba che appare di conseguenza molle ed elastica) oppure purulenta (e quindi comportare un ingrossamento della tuba che diviene ricca di pus).

Le salpingiti croniche, invece, possono essere ipertrofiche (quando si registra un incremento volumetrico della tuba) oppure atrofiche (quando, invece, la tuba appare rigida e sottile).

La sintomatologia derivante da questa patologia è molto importante e non deve essere sottovalutata. La salpingite, infatti, può comportare perdite vaginali anomale sia in termini di colore sia in termini di odore, dolore durante i periodi ovulatori e mestruali e durante i rapporti sessuali, dolori addominali, febbre, nausea, vomito e minzione frequente.

Generalmente, è abbastanza difficile formulare una diagnosi repentina di salpingite in quanto le analisi di laboratorio così come i mezzi ecografici possono condurre lo specialista fuori strada. Ed ecco che, in questa prospettiva, il ginecologo deve far ricorso a un esame particolare per effettuare una diagnosi corretta e tempestiva: l’isterosalpingografia, un esame radiografico che, tramite l’utilizzo di un mezzo di contrasto, ci consente di valutare la morfologia dell’utero e la pervietà delle tube di Falloppio. Quando quest’esame mette in evidenza un decorso tortuoso delle tube, una raccolta saccata a livello dell’infundibulo, un incremento volumetrico della porzione ampollare, allora ci ritroviamo di fronte a una diagnosi quasi certa di salpingite.

Se l’infiammazione è presente nelle sue fasi iniziali, allora la sua risoluzione può avvenire tramite l’assunzione di una terapia antibiotica. Se, invece, la salpingite ha già assunto un decorso cronico, come nel caso di un’idrosalpinge (caratterizzata dall’ostruzione dell’infundibolo e dalla distensione tubarica provocata dall’accumulo di liquido non purulento) o nel caso di una piosalpinge (caratterizzata da una raccolta di pus confinata in una o entrambe le tube), allora bisogna ricorrere alla chirurgia e più specificatamente alla laparoscopia.

La salpingite se non trattata adeguatamente provoca infertilità e conduce la paziente, desiderosa di diventare mamma, al ricorso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) di II livello. Benché le tecniche di PMA bypassino l’utilizzo tubarico, è opportuno comunque considerare lo status delle salpingi tramite l’ausilio preliminare dell’isterosalpingografia.

Infatti, nel caso in cui si effettuasse una tecnica di fecondazione assistita in presenza di una salpingite, si potrebbe assistere a un ripetuto fallimento dell’impianto embrionario post-transfer. In presenza di una salpingite, l’annidamento embrionario potrebbe essere inficiato dal pus, dal liquido non purulento e dagli agenti patogeni che drenano dalle tube verso la cavità uterina.

Pertanto è necessario effettuare una valutazione preliminare dell’assetto tubarico prima di intraprendere qualsiasi ciclo di PMA in modo da ottenere un ambiente sterile che possa consentire l’annidamento embrionario e il successivo sviluppo fetale.

Bibliografia di riferimento

  • Strandell A, Lindhard A, Waldenström U, et al. Hydrosalpinx and IVF outcome: a prospective, randomized multicentre trial in Scandinavia on salpingectomy prior to IVF. Hum Reprod 1999 Nov;14(11):2762-9.
  • Volodarsky-Perel A, Buckett W, Tulandi T. Treatment of hydrosalpinx in relation to IVF outcome: a systematic review and meta-analysis. Reprod Biomed Online 2019 Sep;39(3):413-32.

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