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Ruolo della nutraceutica nella terapia della infertilità maschile

Parere degli esperti|timepubblicato il
Ruolo della nutraceutica nella terapia della infertilità maschile

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il trattamento dell’infertilità da fattore maschile dovrebbe essere sempre preceduto da una approfondita ricerca e individuazione delle cause che hanno prodotto l'alterazione del quadro spermatico. Una cura adeguata dovrebbe infatti consistere nel trattamento di condizioni patologiche sottostanti, quali infiammazione delle vie seminali, varicocele, alterazioni dei livelli ormonali. Spesso tuttavia si ricorre a trattamenti definiti “empirici”, ossia ad agenti farmacologici di varia natura, destinati a migliorare la qualità degli spermatozoi indipendentemente dalla causa che ha prodotto il deficit. Gli agenti più utilizzati con questa generica finalità di miglioramento qualitativo provengono per lo più dal vasto mondo degli agenti nutraceutici o nutrizionali, ossia principi attivi contenuti negli alimenti che, avendo dimostrato effetti benefici sulla salute, sono venduti in farmacia sotto forma di integratori alimentari [1].

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Come agiscono i nutraceutici sulla fertilità maschile?

Il meccanismo di azione più spesso attribuito agli agenti nutrizionali impiegati nel trattamento dell'infertilità maschile è quello antiossidante. Si definisce così la capacità di neutralizzare, nel liquido seminale, alcuni agenti chimici definiti radicali ossidativi, o ROS. Questi agenti sono estremamente aggressivi nei confronti dello spermatozoo, e sono in grado di danneggiarlo profondamente a diversi livelli, data la particolare sensibilità delle membrane che rivestono la cellula all’attacco ossidativo. Le conseguenze più evidenti di tale danno si manifestano a carico della motilità spermatica, ossia della capacità di procedere in maniera rettilinea al fine di raggiungere l'ovocita da fecondare. Anche la struttura complessiva dello spermatozoo viene attaccata dai ROS, con una alterazione che potrà interessare anche il DNA contenuto nel nucleo cellulare. Questo aggiungerà, alle ridotte capacità di movimento, anche una ridotta capacità di fertilizzare l'ovocita da parte della cellula maschile. Molte molecole hanno dimostrato efficaci proprietà antiossidanti nel liquido seminale [2], fra queste la vitamina E, il coenzima Q10, il glutatione. Altri agenti chimici presenti negli integratori alimentari hanno dimostrato di agire con meccanismi farmacologici alternativi. Alcune molecole, quali l'inositolo e la carnitina, devono le loro proprietà terapeutiche alla capacità di intervenire positivamente sul metabolismo energetico dello spermatozoo, e in questo senso sembrerebbero agire direttamente sulla motilità della coda della cellula e quindi sulla sua capacità e velocità di moto rettilineo. Un'altra molecola, l'acido d-aspartico, ha dimostrato la capacità di incrementare, all’interno del testicolo, i livelli di testosterone, essenziali per un adeguato processo di spermatogenesi, ossia la produzione degli spermatozoi. Altri integratori, a base di acetilcisteina, agiscono rendendo più fluido il liquido seminale.

Il ruolo degli agenti nutraceutici nella terapia dell'infertilità maschile

La caratteristica principale degli integratori alimentari è l'ottima tollerabilità, ossia il modesto rischio di effetti collaterali connesso alla loro assunzione. L'efficacia terapeutica, d'altra parte, non sempre poggia su studi clinici in grado di affermare con certezza una reale utilità. È quindi necessario che l'impiego di tali strumenti terapeutici venga valutato dal medico nell'ambito di una strategia di cura complessiva. Difficilmente infatti l'integratore alimentare può costituire da solo la risposta terapeutica efficace a una condizione di infertilità maschile. Bisognerà, come accennato in precedenza, valutare la gravità del deficit spermatico, le cause che lo hanno prodotto e quindi la possibilità di rimuovere le cause del problema attraverso le specifiche cure farmacologiche e chirurgiche. In questo programma di cure, gli integratori possono collocarsi utilmente e il medico orienterà la propria scelta in maniera mirata, sulla base cioè del meccanismo di azione più adeguato al caso da trattare. Un uso corretto degli integratori, insieme a una efficace bonifica degli stili di vita del paziente, può incrementare sensibilmente gli effetti migliorativi di una terapia [3]. Ma è bene che la loro prescrizione rimanga di competenza medica esclusiva, perché un uso incongruo e non informato può esporre la coppia infertile, nella migliore delle ipotesi, a quell'inutile protrarsi dell'attesa del risultato, che logora psicologicamente la coppia, mentre il tempo riduce ulteriormente le possibilità di successo.

Bruno Giammusso - Responsabile Unità di Andrologia, Policlinico Morgagni, Catania

Bibliografia

  1. Cui T, Kovell RC, Brooks DC, Terlecki RP. A urologist’s guide to ingredients found in top-selling nutraceuticals for men’s sexual health. J Sex Med 2015;12:2105-17.
  2. Calogero AE, Aversa A, La Vignera S, et al. The use of nutraceuticals in male sexual and reproductive disturbances: position statement from the Italian Society of Andrology and Sexual Medicine (SIAMS). J Endocrinol Invest 2017;40(12):1389-97.
  3. Gabrielsen JS, Tanrikut C. Chronic exposures and male fertility: the impacts of environment, diet, and drug use on spermatogenesis. Andrology 2016;4:648-61.